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Cronaca

Chi pensa alla foresta del Congo?

Vanessa Nakate, la ragazza ugandese che si batte per la foresta pluviale del Congo.

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di Abril K. Muvumbi

Tra le eroine dei nostri, quello di Greta Thunberg è sicuramente un nome di cui nessuno si potrà dimenticare. Ma al suo fianco ha altre giovani ragazze che combatto per il nostro pianeta. Tra loro c’è la giovane Vanessa Nakate, una ragazza ugandese di 23 anni che si batte per il clima nel continente africano. 

CHI E’ VANESSA NAKATE

Il nome della ragazza comincia ad essere ancora più conosciuto dopo un episodio di razzismo avvenuto nei suoi confronti quando, alla conferenza di Davos di questo Gennaio è stata tagliata dall’immagine dell’agenzia Associated Press (AP).
Vanessa, classe ‘96, è di Kampala in Uganda. Il suo attivismo comincia nel 2018 quando si rende sensibilmente conto delle grosse ripercussioni che il cambiamento climatico portava nel suo paese.
Venuta a conoscenza dei Fridays for Future decide così di aderire al movimento, cominciando a protestare da sola di fronte al Parlamento ugandese. Settimana dopo settimana, senza perdersi d’animo. Dopo le iniziali derisioni, altri giovani hanno deciso di aderire alla causa. L’obiettivo principale è quello di portare alla luce dei media anche il disastro che sta avvenendo nella foresta pluviale del Congo.

LA FORESTA DEL CONGO

Tutti i media occidentali si sono focalizzati solo sugli incendi in Amazzonia e in Australia, quando invece sono avvenuti anche nella foresta del Congo.
La foresta del Congo è una foresta pluviale di tipo equatoriale che si trova nell’Africa Centrale. Essa occupa gran parte del bacino del Congo ed interessa sei paesi: Gabon, Guinea equatoriale, Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo e Repubblica Democratica del Congo. Ha una grande importanza per il mantenimento del nostro clima dato che si calcola che essa mantenga fra il 10 e 20% di carbonio del pianeta. Secondo il professor Wannes Hubau, ricercatore al Museo reale dell’Africa centrale di Bruxelles, il picco massimo dell’assorbimento del CO2 da parte della foresta pluviale sudamericana si è registrato negli anni Novanta, ma da allora la sua capacità di neutralizzare il gas ha cominciato a diminuire a ritmi inquietanti. 

GLI INCENDI

Gli incendi che si sono manifestati, sono dovuti in particolare alla combinazione di deforestazione, agricoltura, zootecnia e cambiamenti climatici. Sono andati in fumo circa 12 milioni di ettari di Amazzonia, 27mila ettari del Bacino del Congo, oltre 8 milioni nell’Artico e 328mila ettari tra foreste e altri habitat in Indonesia. Ad agosto la NASA definì l’Africa il “continente del fuoco”, perché si registrava il 70% dei 10.000 incendi che colpivano tutto il mondo in un giorno medio di agosto. L’Angola in certi momenti ha contato quasi il triplo degli incendi del Brasile. Le immagini satellitari indicavano circa 6.000 incendi in Angola, più di 3.000 in Congo e poco più di 2.000 in Brasile.

“Le foreste tropicali nel bacino del Congo vengono eliminate a un ritmo sempre più veloce. Se la tendenza continuerà, le sue foreste autoctone potrebbero svanire entro la fine di questo secolo”.

Studio “Congo Basin forest loss dominated by increasing smallholder clearing” pubblicato su Science Advances da un team di ricercatori dell’università del Maryland e della State University of New York

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