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Cronaca

Origine artificiale o naturale del nuovo coronavirus 2019: tra complotti e evidenze scientifiche

Dopo il servizio del Tg Leonardo del 2015 sono di nuovo spuntate in rete le teorie complottiste riguardo la fabbricazione del coronavirus in laboratorio. Ma è davvero così?

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della prof.ssa Carolina Scagnolari

La rapida diffusione di COVID-19 sembra catapultare l’intera umanità in una tempesta perfetta. Ci troviamo di fronte ad un nuovo virus respiratorio altamente patogenetico che assomiglia da un punto vista genetico ai coronavirus, SARS-COV e al MERS-COV, che negli anni passati hanno dimostrato una spiccata capacità di essere trasmessi all’uomo da specie animali diverse (pipistrelli, zibetti, cammelli). Il nuovo coronavirus è stato identificato a dicembre Wuhan, un importante metropoli e nodo nevralgico per gli scambi internazionali della Cina. Nel mezzo dell’emergenza globale di sanità pubblica COVID-19, è ragionevole chiedersi quali siano le reali origini del nuovo coronavirus.


Dall’analisi del patrimonio genetico del COVID-19 è emersa una somiglianza di circa il 96% con il genoma di alcuni coronavirus derivanti dai pipistrelli della specie Rhinolophus affinis, molto diffusi in Cina. Poi comincia a circolare un video su internet di una trasmissione RAI/Leonardo trasmessa nel 2015 che documentava esperimenti eseguiti in un laboratorio di Wuhan, con coronavirus di pipistrelli modificati geneticamente dall’uomo. Questo servizio della RAI ha scatenato inevitabilmente le ipotesi complottiste sull’origine del nuovo coronavirus.
Alla luce delle caratteristiche genetiche del COVID-19, la comunità scientifica non ha sostenuto in nessun modo l’ipotesi che il nuovo coronavirus sia figlio di esperimenti di laboratorio.
Ma la domanda rimane….

COVID-19 è stato selezionato nel laboratorio oppure no?

Sicuramente, lo studio “The proximal origin of Sars-Cov-2” pubblicato sulla rivista Nature Medicine da Kristian Andersen e coautori della Columbia University, ha aiutato a sminuire ogni complotto indicando che COVID-19 è un virus che si è evoluto e cresciuto in natura. I dati a disposizione sul patrimonio genetico del COVID-19 ed in particolare sulla proteina virale di superficie S (Spike) coinvolta nel legame con il recettore umano ACE2, espresso abbondantemente sui polmoni, rappresentano una prova decisiva a dimostrazione che il virus sia evoluto e cresciuto in natura.

In dettaglio, dal punto di vista scientifico

In particolare, la glicoproteina S del SARS-COV-2 presenta non solo un dominio di legame responsabile di un’interazione ad alta affinità con il recettore umano ACE2 ma anche degli aminoacidi aggiuntivi in alcune sequenze o siti di scissione riconosciuti da enzimi della cellula ospite endogeni denominati proteasi (furine). Il taglio di queste sequenze aminoacidiche sembra sia responsabile dell’l’ingresso del COVID19 nelle cellule umane e della sua alta infettività. L’elevata complessità molecolare delle sequenze presenti nella proteina S del COVID19 suggerisce che tali sequenze siano state prodotte dall’evoluzione naturale del virus con il suo ospite e non come conseguenza di esperimenti di ingegneria genetica eseguiti in laboratorio, che a loro volta hanno delle chimere più lineari. Inoltre alcune modificazioni biochimiche riscontrate nei siti di scissione della glicoproteina S del COVID-19 sembra richiedano un’attiva partecipazione della risposta immunitaria dell’ospite.

Tale modificazioni biochimiche sembra non siano ottenibili negli esperimenti di infezione con coronavirus di cellule coltivate in laboratorio.


È importante inoltre sottolineare che la presenza di inserimenti di amminoacidi nel sito di scissione della proteina virale S è stata recentemente osservata in un coronavirus (RmYN02) identificato a metà del 2019 da un pipistrello Rhinolophus nella provincia di Yunnan, a sostegno che la presenza di inserzioni aminoacidiche nella proteina virale S sia un processo che riflette la naturale evoluzione molecolare dei coronavirus e sia difficilmente ripetibile in laboratorio attraverso esperimenti di manipolazione genetica.

Dagli studi di analisi del patrimonio genetico del nuovo coronavirus, sappiamo inoltre che i pipistrelli sono il serbatoio naturale del COVID-19 ma la loro distanza ecologica dall’uomo rende molto probabile che altre specie di mammiferi possano agire come ospiti “intermedi”, all’interno dei quali COVID-19 potrebbe aver acquisito alcune o tutte le mutazioni necessarie per un’efficace trasmissione all’uomo. Tale fenomeno è stato evidenziato da una recente scoperta che ha portato all’identificazione di coronavirus strettamente correlato al COVID-19 nei pangolini malesi (Manis javanica) che sono stati importati illegalmente nella Cina meridionale (province di Guangdong e Guangxi). Sebbene i pangolini siano di grande interesse a causa del loro stato in via di estinzione e della frequenza con cui sono coinvolti nella tratta illegale di animali selvatici, la constatazione che siano in grado di ospitare virus geneticamente correlati al COVID-19 suggerisce fortemente che in natura esiste una vasta diversità di coronavirus che deve ancora essere identificata.

In conclusione, i dati a disposizione sul patrimonio genetico del COVID-19 ed in particolare sulla proteina virale S e la presenza di virus strettamente correlati geneticamente al COVID-19 in specie animali diverse (e.g. pipistrelli e pangolini) mostrano inconfutabilmente che il nuovo coronavirus, conosciuto anche come SARS-CoV-2, abbia un’origine naturale e non sia stato creato in laboratorio in seguito alla manipolazione di altri virus precedentemente noti.

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