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Economia

Mariangela Pira:” E’ importante non lasciare indietro gli ultimi”

Mariangela Pira:”La Bce sta facendo davvero tutto il possibile e ok al Mes ma senza forzature. Attenzione agli scenari sulle elezioni americane; avete visto la mentalità Usa?”

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Nei giorni scorsi la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, inviando una lettera su Repubblica, si è scusata con l’Italia ammettendo le mancanze e gli egoismi iniziali dell’Unione Europea. Bisogna riconoscere che nei primi giorni della crisi, di fronte al bisogno di una risposta comune europea, in troppi hanno pensato solo ai problemi di casa propria. Non si rendevano conto che possiamo sconfiggere questa pandemia solo insieme, come Unione. È stato un comportamento dannoso – sottolinea – e che poteva essere evitato” . A questa lettera è seguita la risposta del premier Giuseppe Conte, ribadendo che c’è bisogno di mettere in campo altre idee e che: “Siamo chiamati a compiere un salto di qualità che ci qualifichi come ‘unione’ da un punto di vista politico e sociale, prima ancora che economico”. In proposito abbiamo parlato di Unione Europea, della BCE e degli Stati Uniti, con Mariangela Pira, giornalista, conduttrice e reporter presso SkyTg24.

  • Pensa, in generale, che il Mes sia uno strumento giusto per i Paesi che sono in sofferenza?

Potrebbe esserlo ma senza il piano “lacrime e sangue successivo“. Per intenderci, potrebbe esserlo ma non alla stessa maniera della Grecia. Una condizione potrebbe essere: vi dò i soldi senza chiedervi poi di strozzarvi per rispettare le condizioni , ma vi chiediamo di investirli tutti in sanità e rimodernamento delle opere pubbliche.

  • Crede che gli Stati Uniti d’Europa siano l’unica soluzione per il futuro dell’Europa oppure se si continua con questa austerity da parte dei Paesi del Nord domani non avremo più un’Europa?

Non so cosa accadrà e da apolitica e apartitica aspetterò numeri e dati. So che il Covid-19 cambierà molto le cose. Nulla sarà come prima, anche in Europa. Se Bruxelles non dimostrerà solidarietà il concetto di Europa cambierà eccome. Un’unione, come accade negli Stati Uniti, deve avere un cuore, deve avere un’anima. Senza è difficile si sopravviva.

  • La commissione europea ha lanciato il Sure, crede che sia un inizio o una mera presa in giro per i Paesi soprattutto del Sud Europa?

E’ uno strumento in più ma anziché adottare decine di strumenti io mi concentrerei su due, tre di essi che possano fare la differenza. La Bce sta facendo tantissimo, altro che bazooka. Ci garantisce in questo momento che tutti i nostri titoli di stato possano essere acquistati tranquillamente senza che si crei il problema del: “chi ci presta i soldi? ” Un altro strumento, un fondo senza condizioni che possa supportare chi ha perso il lavoro, le pmi affinché sia pagata la disoccupazione delle persone, sarebbe perfetto.

  • Lei è esperta di USA, pensa che il coronavirus possa effettivamente influire sulle elezioni di novembre, oppure crede che Trump vincerà abbastanza agevolmente?

Un terno al lotto e consideriamo che di solito c’è sempre il fattore sorpresa a settembre… un qualcosa che smuove da sempre l’esito. Vedremo. Dipenderà moltissimo da come sarà gestita questa crisi.

  • Quanto ritiene fondamentale per il futuro dell’Europa avere una BCE in stile Fed?

La Bce sta facendo tantissimo in questo momento. Non potrà mai essere come la Fed nel senso politico del termine, in quanto come sappiamo non esiste una Europa Federale.

  • Come giudica il piano da 2 mila miliardi di Trump?

E’ un piano che punta a salvaguardare i posti di lavoro. Manca davvero poco a che i cittadini Usa ricevano il denaro di Washington direttamente nella casella postale. Ed è giusto così. In molti peraltro pensano che saranno proprio gli ultimi in ogni caso ad essere lasciati indietro. Il governatore di NY Cuomo ha detto che non è ancora abbastanza. Ma un piano così non è stato mai stanziato e una situazione del genere mai vissuta. Magari in corso d’opera ci saranno degli aggiustamenti. A me, se posso aggiungere un aspetto, piace anche la mentalità Usa. Quella di dire: è un momento difficile ed è l’ora di investire, è l’ora di varare un piano infrastrutturale pertinente a Ercole per dimensioni. Questa mentalità secondo me è corretta perché se si riparte e dovessero davvero trovare l’accordo per un piano infrastrutturale di magnitudo enorme in molti troverebbero lavoro.

  • Non crede che questo piano esporrà ancor di più gli Usa a causa dell’enorme debito?

Io credo che del debito si dovesse parlare prima, non ora. E’ un problema che esiste da sempre. Gli Stati avrebbero dovuto spendere meglio i soldi, sarebbe l’ideale che soprattutto da noi tutti pagassero le tasse e che si adottassero politiche di crescita nel rispetto della posizione debitoria. Ma ripeto, è una situazione pregressa. Se non si è risolto il problema prima non si può pensare di risolverlo oggi quando uno tsunami arriva in casa nostra e in casa degli Usa. Ora la cosa importante è non lasciare indietro gli ultimi. Non far perdere il lavoro a persone che faticano a portare a casa il salario mensile.

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Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza ed un master in geografia economica. Insegno in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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