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Viktor Orbán: l’uomo solo al comando, nel cuore dell’Europa

Dopo quasi 10 anni consecutivi di mandato, il leader e primo ministro ungherese ha compiuto un ulteriore passo (forse decisivo) per il suo dominio incontrastato della nazione

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Potrebbe costituire un punto di non ritorno ciò che è accaduto al Parlamento ungherese il 30 marzo scorso: l’assemblea legislativa di Budapest ha consegnato nelle mani del primo ministro Viktor Orbán, con un voto praticamente unanime, “pieni poteri”. Ma cosa significa questa espressione? In poche parole, il leader ungherese potrà governare il Paese attraverso decreti-legge, atti che non necessitano un passaggio parlamentare per entrare in vigore nella nazione. Non solo: questa misura, giustificata dalla situazione di emergenza da coronavirus, ha durata illimitata. Ciò significa che è lo stesso Orbán a decidere quando ritenere opportuno cessare questo stato di emergenza.

La democrazia a rischio

Il primo ministro ha ottenuto dal Parlamento, con 137 voti a favore e solo 53 contrari, prerogative importanti: oltre alla già citata facoltà di governare attraverso decreti che non richiedono la delibera del Parlamento, Viktor Orbán potrà decidere autonomamente se sospendere le elezioni politiche in Ungheria o eventuali referendum, oltre a stabilire pene detentive per la diffusione di notizie false e violazione della quarantena.

IL CONTROLLO SUI MEZZI DI INFORMAZIONE – Al potere per un periodo continuativo di quasi 10 anni – dal 29 maggio 2010 – Orbán ha gradualmente minato le radici democratiche dello Stato ungherese. Uno dei passaggi fondamentali è stato il progressivo controllo, da parte degli apparati governativi, delle fonti di informazione per i cittadini: attraverso l’acquisto di testate giornalistiche da parte di magnati vicini al leader, si è provveduto ad isolare ed eliminare i quotidiani critici nei confronti del governo.

NEANCHE LA SCUOLA AL SICURO – Il controllo del Governo sui cittadini non ha risparmiato la scuola, soggetto chiave per capire quanto le libertà di informazione ed educazione vengono tutelate in un paese. L’Esecutivo ha indicato i testi scolastici da adottare, il contenuto di alcune materie, nonché i messaggi da veicolare agli studenti. In un impressionante servizio di Piazza Pulita del 28 maggio 2018 vengono ben descritte le inquietanti situazioni che si stanno verificando in Ungheria. Dal 2018 ad oggi le cose non sono migliorate, anzi…

Poteri illimitati

Il passaggio decisivo per una svolta “illiberale” dell’Ungheria è stata proprio la votazione del Parlamento il 30 marzo 2020. Viktor Orbán ha assunto dei poteri fino ad ora sconosciuti nel panorama europeo del dopoguerra, ponendosi come l’uomo solo al comando nel primo Stato non totalmente democratico dell’Unione Europea. Ciò costituisce un pericoloso precedente che altri stati, come la Slovenia, la Repubblica Ceca e la Polonia, stanno guardando con grande interesse.

IL SILENZIO DELL’UE – Di fronte ad uno scenario già drammatico legato alla pandemia del COVID-19, l’Unione Europea appare afona di fronte a quello che potrebbe costituire un punto di non ritorno per le libertà democratiche in Ungheria. La situazione nel paese, da tempo sotto osservazione, sembra rapidamente precipitare in acque torbide, in cui lo stato di diritto e la tripartizione dei poteri potrebbero essere violati. Ma in tutto questo l’UE sembra non voler ancora intervenire nelle faccende interne di uno Stato membro.

DELICATI EQUILIBRI – Attorno all’Ungheria si attorciglia una fitta rete di interessi: la Germania ha una forte interlocuzione economica con il Governo di Orbán e sembra non avere la volontà di prendere le distanze da ciò che sta avvenendo nello Stato magiaro. Infatti i tedeschi hanno nei paesi dell’est un grande mercato in termini di esportazioni, oltre che di manodopera: vi sono vantaggi fiscali per le grandi imprese automobilistiche tedesche in Ungheria e il costo del lavoro è basso.

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán (a sinistra)
e la cancelliera tedesca Angela Merkel (a destra) in un incontro istituzionale

Un ritorno al passato

La transizione dell’Ungheria ad un sistema non più liberale è graduale ma costante. Ne è la prova il fatto che, come prima misura dopo l’ottenimento dei “pieni poteri”, Viktor Orbán abbia deciso – ovviamente in modo autonomo – di impedire alle autorità di registrare il nuovo genere delle persone che decidono di cambiare sesso. In poche parole, il sesso posseduto alla nascita non si potrà più cambiare sui documenti di riconoscimento statali. Questo porta ad una serie di complicazioni: chi ad esempio avesse cambiato sesso e volesse sposarsi con una persona di sesso diverso, da adesso in poi non lo potrà più fare. Infatti per lo Stato non sarebbe più parte di un’unione etero.

TRADIZIONE VS MODERNITA’ – La chiara sensazione è quella che l’Ungheria voglia tornare uno Stato “bianco e cattolico”, vista anche l’asprissima battaglia di informazione sulla questione dell’immigrazione. Il muro di filo spinato tra lo Stato magiaro di Orbán e la confinante Serbia è il simbolo di questa chiusura totale. Sul fronte interno si sta consumando un altro scontro culturale: quello dei diritti della comunità LGBTQ+. Il Governo ha già proibito studi accademici e universitari riguardo il cambiamento di genere e le tematiche gender, così come i dibattiti sulle unioni diverse dal tradizionale matrimonio ufficiale eterosessuale.

Viktor Orbán (a sinistra) e il leader della Lega Matteo Salvini (a destra);
alle loro spalle, il muro di filo spinato che segna il confine tra Ungheria e Serbia

Un oscuro destino

In conclusione, il destino dell’Ungheria e del suo popolo pare incerto, ma sicuramente oscuro. Nel senso che è difficile vedere una luce in fondo al tunnel, anche perché è la stessa popolazione ungherese che sembra essere, per la maggior parte, al fianco delle scelte del leader. Ora però gli stessi cittadini non potranno esprimere un eventuale dissenso dalle politiche di Viktor Orbán se non sarà lui stesso a concedere questa possibilità tramite il voto. Ciò spaventa molto, poiché richiama gli echi di un non troppo lontano passato – drammatico – che ha colpito tutta Europa.

FRONTE COMUNE – Il Vecchio continente sarà chiamato di nuovo a rispondere di fronte ad una deriva illiberale ed autoritaria, spetterà alle diverse nazioni europee decidere se fare blocco comune dinnanzi ad una situazione ormai realmente pericolosa per tutto il sistema europeo. Un’emergenza che va sommandosi a quella già in atto dal punto di vista sanitario. L’augurio è quello di poterne uscire da entrambe con i rispettivi anticorpi più forti di prima.

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Appassionato di relazioni di genere, psicologia sociale e politica internazionale, scrivo sul blog nazionale della community dei Millennials su queste tematiche. Sono nato a Trieste il 27 luglio 1997 e sono stato Senatore Accademico all'Università degli Studi di Trieste dall'aprile 2019 all'ottobre 2020. Ho conseguito il 15 ottobre 2020 nella stessa università la laurea triennale in Scienze Politiche e dell'Amministrazione, con una tesi in sociologia politica. Attualmente frequento il corso magistrale in Comunicazione Giornalistica, Pubblica e d'Impresa all'Università di Bologna. Sono iscritto al partito Italia Viva dal settembre 2019 e sono attivista presso l'associazione di promozione sociale RIME di Trieste. Dal gennaio 2020 sono anche responsabile dell'Ufficio Stampa dell'associazione ProgettiAmo Trieste e dal novembre 2019 coordino a livello locale un gruppo di discussione politica tra giovani.

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