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Cronaca

SCANDALO TELEGRAM: Quel click che trasforma una confidenza in un’offesa alla dignità

Qualche settimana fa è stato scoperto un gruppo telegram di ben 50.000 persone che si scambiavano materiale pornografico. Questo purtroppo non è né una novità né un fenomeno singolare.

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di Annachiara Sarto

50 000 è un numero molto elevato. 50 000 sono gli abitanti del comune di Siena. 50 000 erano anche i membri di un gruppo attivo nella piattaforma Telegram che si scambiavano materiale pornografico e pedo-pornografico. Questo notizia ha interessato molti, soprattutto i giovanissimi. Speriamo che non sia stata la noia portata della quarantena ad averli fatti interessare a questa tematica ma la consapevolezza di ciò che invece deve essere inaccettabile.

Centinaia di migliaia sono i commenti inorriditi che stanno popolando il web in questi giorni. Numerosissimi Fashion Bloggers, influencers e Youtubers hanno iniziato vere e proprie campagne di sensibilizzazione contro la condivisione non consensuale di immagini e video in intimo e non. 

È importante che sia uscita questa notizia e che le persone siano venute a conoscenza dell’esistenza di questo ‘gruppo’ Telegram. Infatti, è fondamentale rendersi conto di quanto possano essere pericolosi alcuni utenti del web. E’ più importante però sapere che un gruppo così non è né una novità né un fenomeno singolare. Da anni esistono infatti centinaia di gruppi Telegram che vedono padri condividere le foto delle proprie figlie, fidanzati condividere le foto delle proprie partner, fratelli condividere le foto delle proprie sorelle. Come ci ricorda infatti Silvia Semenzin, ricercatrice attiva in materia di revenge porn che da anni combatte contro questo fenomeno, questo è uno scandalo che è intrinseco nella nostra società da troppi anni. 

Non è un caso, se il dipartimento anti tratta degli Stati Uniti d’America ha dichiarato che l’80% dei casi di tratta e pedo-pornografia sono connessi all’utilizzo del web. 

Il fenomeno revenge porn e quindi della condivisione non consensuale di materiale in intimo molto spesso rappresenta la degenerazione della pratica del sexting (invio di immagino o video con contenuti sessualmente esplicito al partner). Le vittime di revenge porn risultano essere per il 99% donne. Donne che inviano foto personali al proprio partner perché si fidano della persona al di là dello schermo. E’ importante che le vittime di revenge porn capiscano che non sono loro le colpevoli. Non si può considerare un errore l’essersi fidati di una persona per la quale si prova affetto. La colpa è di chi quella fiducia l’ha tradita. Senza pensarci due volte, con un click. Quel click che trasforma una confidenza in un’offesa alla dignità. 

L’attivismo contro il reato del revenge porn che molti hanno dimostrato in questi giorni ha permesso a migliaia di vittime di raccontarsi e di sentirsi un po’ meno sole. Ci sono state anche diverse celebrità come l’ex corteggiatrice di uomini e donne Klaudia Poznanska e l’influencer LeroySparx che hanno deciso di raccontarsi ai loro seguaci facendo capire loro che in queste situazioni l’unica vera cosa da fare è chiedere aiuto. 

Molti sono stati anche ‘i curiosi’ che hanno deciso di iscriversi a questi gruppi e di auto condurre delle indagini che gli hanno permesso di trovare numerose ragazze che conoscevano all’interno di gruppi simili. Altre ragazze invece hanno trovato le loro foto postate senza il loro consenso all’interno di siti porno. E’ caldamente sconsigliato però entrare a far parte di questi gruppi, perché spesso quando si diventa membri si ricevono materiali pedo-pornografici e detenere questo tipo di materiale è un reato punibile fino a tre anni.

Coloro che invece si ostinano a difendere a spada tratta questi gruppi telegram sostengono che tante delle foto che sono presenti in quei gruppi sono immagini pubblicate dalle stesse ragazze nei loro profili Instagram e quindi di dominio pubblico. Queste persone però non sanno che pubblicare una foto che permette di riconoscere la persona senza il suo consenso vuol dire condividere dati personali e può essere punibile penalmente dai tre mesi ai sei anni. Inoltre, se a queste foto i carnefici aggiungono anche commenti negativi rischiano l’aggravante della diffamazione che è punibile fino a due anni

E poi ci sono ragazzi maggiorenni che ricattano ragazze minorenni: ‘O mi fai un pompino o condivido le tue foto’. Ci sono le bambine che non dormono di notte perché la paura di essere in uno di quei gruppi abbatte prepotentemente la loro voglia di sognare.

Pensare che coloro che commettono questi abominevoli reati sono esseri umani con famiglie, mogli e figli disgusta. E il pensiero che spesso siano disposti a vendere immagini dei loro cari in cambio di altro materiale simile è, e deve essere, inaccettabile. Si dice che sono i genitori che devono educare i figli ma come si può pretendere che un padre educhi una figlia se ha venduto le foto della stessa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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