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Il vero nemico invisibile in carcere non è il coronavirus

Chi conosce il carcere sa bene che il vero nemico con cui lì dentro si è chiamati a fare i conti è un altro, altrettanto invisibile ma forse ancora più pericoloso e difficile da debellare: l’odio, il pregiudizio e l’indifferenza di chi crede che la dignità e i diritti non possano e non debbano essere garantiti a tutti gli esseri umani allo stesso modo.

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di Maria Cristina Frosali

“Il governo di certo non si gira dall’altra parte rispetto alla condizione delle carceri e alla tutela della salute dei detenuti e di tutti coloro che in esse lavorano”. Queste le parole del premier Giuseppe Conte in un’intervista all’Osservatore Romano.

“Siamo intervenuti per dotare le strutture dei dispositivi di protezione necessari, abbiamo installato 151 tensostrutture per il triage in ingresso, predisposto spazi per l’isolamento e distribuito oltre 275 mila mascherine”.

Tende e mascherine. Queste, in sostanza, le misure ritenute adeguate e sufficienti per ridurre al minimo il rischio di contagio. Ma i numeri dei contagiati continuano ad aumentare: 42 i detenuti, di cui 9 ricoverati, 166 gli agenti di polizia penitenziaria positivi al tampone.

Ogni giorno si aggiungono sempre più voci al coro di chi ritiene che la situazione nelle carceri sia sull’orlo del collasso e che le misure finora adottate siano inidonee a scongiurare il peggio.

Alle raccomandazioni dell’Onu, del Garante nazionale dei diritti dei detenuti, dei Magistrati di sorveglianza, dei Professori universitari e persino del Papa, si aggiunge oggi la voce della Corte di Strasburgo.

Gli avvocati di un detenuto nella Casa circondariale di Vicenza, cui era stata negata la richiesta degli arresti domiciliari, si sono infatti rivolti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha invitato il governo italiano ad esporre entro il 14 aprile quali siano le misure specifiche adottate per ridurre il pericolo di contagio all’interno del carcere.

Nell’ultimo bollettino del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale si dà atto di come, in questo momento, si trovino detenute 8.000 persone a cui resta da scontare meno di un anno e 3.500 persone con un fine pena compreso tra un anno e diciotto mesi.

Tra queste, vi è chi potrebbe scontare la pena in misura alternativa. La detenzione domiciliare consente infatti ai condannati con pena detentiva (anche residua) non superiore a diciotto mesi, di scontarla presso la propria abitazione. Per poter accedere alla misura alternativa serve, tuttavia, un domicilio idoneo, di cui spesso i detenuti sono sprovvisti.

Si trovino allora soluzioni che consentano a queste persone di uscire dal carcere, insieme agli anziani, ai malati oncologici, agli immunodepressi, ai diabetici e ai cardiopatici.

Solo dopo aver ridotto il sovraffollamento carcerario sarà infatti possibile garantire il distanziamento sociale anche tra chi rimarrà in prigione.

Di fronte ai suggerimenti e alle sollecitazioni degli esperti del mondo carcerario, il silenzio e l’inerzia del governo parlano chiaro: i detenuti sono prima detenuti e poi esseri umani titolari del diritto alla salute.

Il virus ci ha messo a nudo. Da un giorno all’altro ci siamo svegliati fragili, vulnerabili, tutti esposti al medesimo rischio perché tutti fatti della stessa sostanza, della stessa carne. Ci siamo riscoperti uguali nella lotta contro un nemico invisibile che non discrimina, che si insinua nei corpi dei ricchi come in quelli dei poveri, dei buoni e dei cattivi, che ci lascia da soli con la nostra paura. Ci siamo riscoperti tutti uguali, tutti tranne gli ultimi. Delle loro sorti non ci interessa.

Chi conosce il carcere sa bene che il vero nemico con cui lì dentro si è chiamati a fare i conti è un altro, altrettanto invisibile ma forse ancora più pericoloso e difficile da debellare: l’odio, il pregiudizio e l’indifferenza di chi crede che la dignità e i diritti non possano e non debbano essere garantiti a tutti gli esseri umani allo stesso modo.

Ma chi pensa questo, chi crede che i diritti non siano di tutti, ma privilegio di pochi, non si rende conto di essere esso stesso untore di un virus pericolosissimo che logora e corrode le fondamenta della nostra Costituzione e i pilastri del nostro Stato di diritto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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