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“Questo governo non agisce con il favore delle tenebre”

Ne hanno parlato tutti.
Gli addetti al settore, i curiosi, i giornalisti, i politici, i pensionati, gli studenti, le radio e i giornali, il web e le televisioni. Il 10 aprile, il presidente Giuseppe Conte ha tenuto una conferenza stampa per aggiornare il Paese.

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Ne hanno parlato tutti. Gli addetti al settore, i curiosi, i giornalisti, i politici, i pensionati, gli studenti, le radio e i giornali, il web e le televisioni.

Il 10 aprile – intorno alle 19.30 dopo ore di riunione con diversi esponenti della maggioranza tra cui i ministri Roberto Gualtieri, Stefano Patuanelli e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro – il presidente Giuseppe Conte ha tenuto una conferenza stampa per aggiornare il Paese. I temi all’ordine del giorno li ha scritti la mattina stessa su Twitter, circa alle 10.47: la pandemia in corso, il prolungamento delle restrizioni fino al 3 maggio, la posizione del Governo sul MES e “altre importanti questioni che riguardano il nostro Paese”.

La proroga delle misure restrittive, di cui eravamo già al corrente perché da giorni i canali mainstream ne discutevamo ampliamente, è stata comunicata con il tipico stile a cui il Premier ci ha abituati da oltre un mese. Diretta Facebook, telegiornali collegati per permettere l’ascolto delle dichiarazioni, i siti dei maggiori quotidiani che dedicano uno spazio video per poterlo ascoltare, radio e canali Youtube allineati e agenzie stampa pronte a sparare i lanci con tutte le affermazioni di Conte.

Una comunicazione “social” improntata all’insegne del “ce la faremo”, rivolta a tutta la nazione, caratterizzata dall’utilizzo di toni incisivi ma calmi, incentrata sulla rassicurazione di chi ascolta e con tratti di forte emotività/emozionalità.

La comunicazione istituzionale si pone infatti la grande responsabilità di parlare ai cittadini, soprattutto a quelli maggiormente coinvolti, in modo semplice ed efficace, anche attraverso una pianificazione dei tempi e dei modi.

Quindi – dopo aver giustamente ribadito che le varie scelte sono frutto della sintesi di opinioni e pareri di esperti e tecnici – Conte espone le decisioni prese, spiegando quanto sia importante non vanificare lo sforzo fatto finora, necessario per tutelare l’incolumità singola e collettiva. Parla di ripartenza, di fase 2, di task force, della sofferenza diffusa per un’Italia ferita, della fatica di tutte quelle persone che stanno rigorosamente seguendo le indicazioni del Governo, fatica e stress che lui stesso vive e percepisce.

Concluse le dichiarazioni introduttive, ecco che accade il colpo di scena. Il Premier, come aveva anticipato nel tweet, decide di fare chiarezza sulla sua posizione politica. Dopo aver spiegato la strategia del Governo durante il confronto all’Eurogruppo, il presidente del Consiglio passa all’attacco.

Quindi, ha inizio l’operazione “shock comunicativo”: diventa diretto, cambia il tono della voce, assume l’espressione della rabbia e di chi ha esaurito anche l’ultima pila di pazienza. Si sveste del ruolo istituzionale di Premier e diventa l’antagonista politico dell’opposizione, facendo appunto i nomi e i cognomi.

Inoltre, polarizza lo scontro, diventa guerriero lui stesso, si erge a difensore del fortino assediato. Questa presa di posizione, in diretta e senza contradditorio, ha di fatto generato grandi polemiche, creando, a tutti gli effetti, uno faida tra chi sostiene che Conte abbia fatto bene e chi invece non ha considerato appropriato il modus operandi del Premier.

Nulla è stato lasciato al caso – come dimostra l’alternanza con cui Conte guarda i fogli seguendo un copione ben strutturato -, tutta la conferenza è stata studiata nei minimi dettagli. Dal tono della voce, che cambia a seconda del racconto e dell’arringa, al linguaggio non verbale, che lascia trapelare le emozioni di Conte quando tocca determinati temi che lo rendono più nervoso. Fino al linguaggio del corpo, che accompagna la voce del Premier dando risalto a quelle gestualità che caratterizzano tutta l’actio.

Il momento emblematico è al minuto 13.30. Conte si trasforma. Attacca Salvini e Meloni, usa un’espressione forte per intendere trasparenza, serietà, determinazione: “Questo Governo non agisce con il favore delle tenebre”.

Alza il braccio, punta il dito, batte il pungo sul tavolo. Utilizza l’espressione “guardando negli occhi tutti gli italiani”, una frase rassicurante, che stimola la fiducia, che avvicina l’ascoltatore a chi parla, che avvicina il cittadino al politico.  Eccola la polarizzazione dello scontro. Da una parte chi lavora per il bene del Paese, al fianco degli italiani, senza mentire mai. Dall’altra (Salvini e Meloni) chi lavora nell’ombra (le tenebre) alimentando fake news (Conte dice “menzogna”) e indebolendo l’Italia agli occhi del “nemico” esterno, l’Europa.

A livello percettivo, quindi, un Conte così “rabbioso” non si era mai visto, e questo fa “presa” su un certo tipo di popolazione e di elettorato che necessitano di un guerriero che si batta per loro in prima fila.

Conte, con questa mossa, ha anticipato la battaglia prima dello scadere della tregua. Non ha voluto aspettare la fine della quarantena, in cui le opposizioni meno stanche e più lucide avrebbero potuto sferrare un attacco consistente. Ha deciso di passare lui all’attacco, rompendo quella fase di stabilità chiesta dal Quirinale, che in realtà non è mai concretamente partita. Casalino e Conte hanno vinto la prima vera battaglia, quella mediatica. Hanno capito che uno dei modi più intelligenti per sconfiggere politicamente gli avversari politici – Sun Tzu, dannato sconosciuto – è proprio l’imprevedibilità. Infatti, nessuno si sarebbe aspettato un attacco del genere, così diretto, così frontale.

Non so se la conferenza stampa in questione abbia in realtà avuto conseguenze percepibili solo agli occhi di esperti dietrologi. Alcuni parlano di riferimenti alla cristianità (Conte “fa i nomi” come fece Gesù), probabilmente pensati dopo aver letto la lettera al quotidiano “Avvenire” pubblicata il giorno seguente (sabato 11 aprile). Altri parlano di effetto scenico ben costruito per canalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla divergenza tra Governo e opposizione, quasi a volerla distrarre da tutto il resto. Altri ancora definiscono l’uscita di Conte come una mossa per costruire attorno alla propria figura l’alternativa alla destra sovranista italiana.

Addirittura, c’è chi parla di Conte come di un giocatore di scacchi, bloccato in una perenne partita che alla fine lo condurrà a diventare il rappresentante del centrosinistra. La mossa dello scacco matto non sarà rivolta a Meloni e Salvini, ma ai vari Zingaretti, di Maio e Renzi. Conte si sostituisce loro, anzi li cancella dal dibattito, e si propone come unico e credibile leader antisovranista.

Comunque, oltre i retroscena e le analisi di rito, è chiaro che Conte, come tutto il Governo, sta giocando una partita molto pericolosa da cui può uscirne più forte e a testa alta soltanto in due casi.

Se riesce a vincere la partita in Europa, convincendo i Paesi del nord a condividere (almeno parzialmente) i rischi ed emettere strumenti di debito comune.  Oppure se riesce a far “digerire” alla popolazione l’approvazione di un MES modificato, andando incontro ad uno scontato scontro senza pietà con le opposizioni e di conseguenza ad un drastico abbattimento del consenso e della popolarità. Certo, se riuscisse il colpo del ministro Gualtieri sugli eurobond, sarebbe davvero una sconfitta sonorissima per i due leader dell’opposizione.

Ma la riflessione deve tornare al tema di partenza. La domanda che ci è rimbalzata in testa, almeno una volta in questi giorni, è la seguente: Conte si è comportato correttamente? Ha fatto bene ad utilizzare quel mezzo, quel tono, quei modi? Se io fossi stato in lui, avrei fatto lo stesso?

Ho fatte queste domande alla mia community su Instagram e ho chiesto una mano anche ad un giovane politico e caro amico, Francesco Di Carlo, chiedendogli di fare lo stesso. Terminato il sondaggio – il nostro target è più o meno lo stesso, quasi tutti under 25 di Roma e appassionati di politica – i risultati sono interessanti: su 600 votanti, 381 persone hanno votato giudicando l’operato di Conte corretto (il 63.5%), 219 non conforme al suo ruolo (36,5%). Quindi, 600 ragazze e ragazzi, che vivono la politica tutti i giorni, in maniera diretta o indiretta, si sono espressi in maniera schiacciante: Conte ha reagito bene.

E’ vero, quanto può valere un sondaggio gestito ed organizzato in maniera amatoriale su Instagram? Praticamente zero. Ma è un punto di partenza nella riflessione collettiva. Indica la percezione di chi vive la rete, di chi si informa di più sui social che sulla stampa cartacea, di chi preferisce affidarsi a portali di informazione semplici rispetto ai più noti quotidiani.

Nel secondo esperimento ho lasciato spazio anche ai commenti, chiedendo a chi avesse votato di argomentare la motivazione della risposta. Francesco Di Carlo, consigliere di dipartimento alla facoltà di Giurisprudenza a Roma Tre, scrive che “è assurdo che adesso si ergano a paladini della correttezza mediatica proprio gli stessi che per anni hanno diffuso bufale e fake news nel Paese. Azzarderei un paragone con il diritto alla legittima difesa”.

Alberto Bortolotti, consigliere dell’ordine degli architetti di Milano, entra nel dettaglio e spiega: “L’attacco di Conte è stato necessario sia perché l’opposizione continuava a fare sciacallaggio indebolendo la stabilità del sistema Paese, sia perché per fare una negoziazione seria con la Germania e i suoi paesi satelliti e ottenere condizioni più vantaggiose per l’Italia, Conte ha bisogno di stabilità, non di una continua opposizione interna che indebolisce la credibilità del nostro Stato agli occhi dei partner europei”.

“Se i maggiori organi di stampa non fanno fact-checking su quanto dice qualsiasi personalità politica, non ci dobbiamo meravigliare se debba farlo il presidente del Consiglio in conferenza stampa”, spiega Andrea Nicastro, presidente di Confassociazioni Giovani.

Sulla stessa linea d’onda anche Michele Sangiovanni, ultimo anno di scientifico al Kennedy di Roma: “Il fatto è che nel nostro Paese, per motivi pregressi, le notizie false non vengono sbugiardate. Credo che tutti, giornalisti in primis, abbiamo il dovere di essere un po’ più attenti, e liberi intellettualmente, nel distinguere la verità dei fatti dalla menzogna e condannare chi manipola le paure e i sentimenti delle persone per puri scopi personali”.

Decisa l’analisi di Emanuele Riccomi, consulente politico: “Il presidente del Consiglio ha fatto bene a mettere in chiaro a tutti come stessero le cose. E non c’era bisogno di alcun contraddittorio perché Conte non ha contestato le idee dell’opposizione sul Mes ma le ricostruzioni dell’incontro con l’Eurogruppo fatte da Salvini e Meloni, ricostruzioni che non corrispondevano alla realtà. Conte ha parlato di menzogne che sono state dette. Le menzogne non vanno interpretate, vanno smontate”

Critico, invece, il liceale Mirko Cavallo: “Per quanto Conte possa essere dalla parte del giusto riguardo ciò che dice, in un momento di emergenza nazionale come questa è stato un colpo basso sfruttare quel canale. Secondo me provocherà tutto l’opposto di quello che si aspettava”.

Per Luisa Pomarici “era importante chiarire che le affermazioni diffuse dalle opposizioni fossero delle falsità. Avrebbe potuto però evitare di fare nomi e cognomi, magari rimanendo generico e facendo riferimento solo ad ‘alcuni politici’, riuscendo comunque a trasmettere il contenuto del messaggio”.

Anche Guglielmo Di Nino, studente di Scienze politiche alla Luiss, è in disaccordo con Conte: “A mio avviso, è il suo primo passo falso. Fino a ieri aveva gestito in maniera egregia la situazione catastrofica che stiamo vivendo. Sbagliati sono stati i mezzi, i modi e gli strumenti. Non dare possibilità di replica nel dibattito politico sappiamo quanto sia antidemocratico in uno Stato. Aprire la questione in Parlamento sarebbe stato molto più efficace e funzionale”.

Marta Meletti, studente di Scienze politiche a Roma Tre, non ha totalmente apprezzato la modalità con cui ha denunciato l’opposizione, “ma credo sia inammissibile che si facciano circolare fake news. Quindi, se da una parte non mi è piaciuto il mezzo, la sostanza della denuncia l’ho condivisa” ha spiegato.  

“Ha fatto bene”, spiega Lorenzo Ancora, studente Luiss e speaker della Radio dell’Università. “Va bene il pluralismo, ma dev’essere basato sulla verità. Già in tanti non hanno la più pallida idea di cosa sia il Mes, ci manca solo che si cominci a mentire sull’applicazione o meno. Tuttavia, l’attacco ad personam con i nomi era evitabile. Ora serve unità, non divisione e quei nomi pronunciati rischiano di essere strumentalizzati”.

In linea con Conte anche Luca Onori, studente de La Sapienza: “Conte ha semplicemente tirato le orecchie a due bambini che urlano durante un compito in classe. A volte bisogna dare segnali un po’ più forti per rispondere a chi quotidianamente è scorretto”.

“Secondo me ha premuto il pulsante rosso, che ti puoi giocare una volta sola”, spiega Tommaso Sensi. “Penso abbia sbagliato, non l’ho trovato molto coerente con ciò che la sua figura ha rappresentato per tanti fino ad oggi. Se si alza la temperatura del dibattito pubblico c’è il rischio che nel breve ne possa trarre benefici. Ma nel lungo, a quella temperatura, vincono gli altri, soprattutto se il percorso che hai davanti è davvero molto tortuoso.

Il nostro sondaggio è in controtendenza con quello nazionale effettuato da Antonio Noto per il Quotidiano Nazionale, che ha testato gli umori degli italiani rispetto alla conferenza di Conte.

Secondo le rilevazioni, il 68% degli italiani si aspettava una proroga delle misure anti-contagio e la nuova tempistica riceve adesso il gradimento da parte del 63%. Più divisiva la parte della conferenza in cui Conte ha citato i leader dell’opposizione replicando sul Mes: secondo il 54% degli intervistati, l’intervento è stato “fuori luogo”. In generale, secondo Noto, il consenso di Conte è comunque in ascesa: prima dell’inizio dell’emergenza la fiducia nei suoi confronti era al 38%, mentre adesso è salita al 45%.

In conclusione, nonostante la percezione delle persone o i commenti a freddo degli esperti, questa uscita di Conte resterà a lungo impressa nella memoria collettiva del Paese.

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Mi chiamo Jacopo, ho 23 anni e vivo a Roma, città in cui sono nato e cresciuto. Sono uno studente di Scienze Politiche all'Università La Sapienza di Roma. Sono un appassionato di politica, di comunicazione e di giornalismo. Mi piace parlare di giovani, ambiente ed attualità. Oltre a collaborare con alcune testate, lavoro tra i corridoi di Camera e Senato. Inoltre, mi occupo di comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico. Sono il vicepresidente di Green Atlas, un'associazione che opera sul sociale e si batte per il verde. Sono attualmente il vice direttore della nuova piattaforma web di Save The Children, Change The Future. Sono più che convinto che i giovani cambieranno il mondo. Studio ed elaboro strategie. Colleziono libri. “Trasmettere il sentimento per cambiare l’esistente” è la frase che più mi rappresenta.

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