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Cronaca

Sessismo e violenza nei social: il degrado che respirano le donne

Il degrado culturale e la politica d’odio che, negli anni, è maturata in Italia hanno portato semplici cittadini a rendersi protagonisti di spettacoli deplorevoli, di insulti sessisti e violenti contro chi, per fortuna, la pensa diversamente. L’odio in questione non ha alcun tipo di colore politico, è soltanto odio ed ignoranza. Ma, oggi, voglio raccontarvi la mia esperienza vissuta sulla pagina Instagram di Matteo Salvini. E’ il 15 aprile 2020. Sono da poco passate le 13. Matteo Salvini, sulla sua pagina Instagram, inizia con la solita propaganda leghista: 149 migranti a largo delle coste Palermitane. Decido di commentare, cercando, come sempre, di non offendere nessuno e di esser quanto più pacata possibile, nonostante il personaggio in questione.

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E’ il 15 aprile 2020. Sono da poco passate le 13. Matteo Salvini, sulla sua pagina Instagram, inizia con la solita propaganda leghista: 149 migranti a largo delle coste Palermitane. Decido di commentare, cercando, come sempre, di non offendere nessuno e di esser quanto più pacata possibile, nonostante il personaggio in questione.
149 persone, 149 esseri umani che hanno bisogno di aiuto”. Nel giro di pochi istanti si scatena l’inferno, viene a galla tutto il degrado italiano, tutta l’ignoranza di un Paese che si lascia trasportare dagli slogan facili, che si lascia influenzare dalla propaganda becera, viene fuori quanto, determinate persone, vivano nella più completa ignoranza. Da classici commenti come “Portali a casa tua” si passa a qualcosa di più pesante, qualcosa che avrei preferito non leggere, qualcosa che non avrei neanche potuto immaginare: commenti di gente che augura lo stupro, commenti di gente che insulta con epiteti poco felici, commenti di chi augura la morte o, quello che mi ha maggiormente colpito, un cancro all’utero e al cervello.

Ho iniziato ad informarmi, ho cominciato a leggere articoli, contattare avvocati, contattare diverse associazioni e pagine social, senza mai rispondere alle provocazioni di determinati disadattati. Ed ora, a distanza di un giorno ho iniziato a capire come funziona la rete.
In molte, troppe pagine social assistiamo, giornalmente, a degli spettacoli indegni, ricchi di razzismo e misoginia: il 27% dei tweet negativi esprime disprezzo, odio e violenza verbale nei confronti delle donne, con un linguaggio che rivela la natura sessista e violenta del disadattato medio italiano che, con molta probabilità sarebbe pronto a sostenere di esser contrario all’incitamento all’odio.

Dopo tutto, chi avrebbe il coraggio di insultare, per strada, un estraneo guardandolo negli occhi? Nessuno. Ma quando Nessuno prende vita nei social, a quel punto, diventa facile predatore, diventa promotore di odio. Spesso, per proteggere la propria natura aggressiva, creano profili falsi, con nome fittizi in modo da proteggere se stessi per sentirsi, così, finalmente liberi di prodigarsi con gli insulti offensivi e con gli auguri di morte o cancro. Non ci si rende conto, o forse non si vuol capire, che determinati tipi di commenti, determinati tipi di insulti, ad una donna, una donna che potrebbe esser la propria sorella, la propria madre, la propria compagna colpiscono mentalmente la vittima, colpiscono in maniera forte, brutale, come una lama in pieno petto pronta a colpire le insicurezze, gli spettri di un passato turbolento.

Il principio di libertà di espressione, sicuramente, è oggi consacrato quale pilastro del nostro ordinamento ma, quando questo tramuta in una serie di parole e discorsi il cui unico scopo è quello di esprimere odio, come dovremmo rispondere? Cosa dovremmo dire? Ogni giorno, nei vari social, specialmente nelle varie pagine di Matteo Salvini, assistiamo a degli spettacoli deplorevoli: il disadattato leghista di turno prende la rete come sfogatoio personale, solo ed unicamente per denigrare, minacciare e gettare le proprie frustrazioni represse, il proprio disagio interiore. Determinate persone, se tali possiamo chiamarle, sono convinte che alzando la voce, augurando lo stupro ad una ragazza di ventisei anni, riescono ad ottenere più consensi, riescono ad elargire complimenti.

Ma la notte davvero riuscite a dormire? La notte nessuno viene alla vostra porta a dirvi che avete commesso delle stupidaggini? Non avete un’anima che vi faccia capire che determinati tipi di commenti non possono esser contemplati, che determinati pensieri non dovrebbero neppure nascere nelle vostre testoline leghiste e frustate?

La cronaca, lo sappiamo bene, è carica, purtroppo, di eventi terribili, di tragici epiloghi che nascono dal web, che nascono da quell’aggressività e da quel degrado culturale che ci fate respirare. Il bisogno di emergere, di esser qualcuno, di raggiungere più like, con una comunicazione troppo spesso degradata, degenera in accesi scontri verbali, scontri in cui non sei di fronte all’altra persona. Questi disadattati sono degli animali sociali che, dietro la tastiera del proprio smartphone, iniziano ad augurare il cancro all’utero ad una ragazza di ventisei anni, una ragazza che, semplicemente, ha avuto il coraggio, e forse la stupidità, di commentare un post, senza offendere nessuno, senza esser verbalmente aggressiva nei confronti di altre persone. Non è più tollerabile tale comportamento, non è più tollerabile il te lo sei andata a cercare o il “si, ma tu”.

Non possono esistere regole del gioco talmente ostili, talmente ignoranti. Noi donne non possiamo continuare a subire determinati attacchi, determinate parole sessiste mentre voi, la sera, magari restate accanto alla donna che pensate di amare. Gia, pensate, perché se scrivi determinate cose, se commenti in una determinata materia, se speri che una ragazza di ventisei anni venga stuprata e se auguri a lei un cancro, mi dispiace, ma non sei un essere in grado di provare amore o compassione, sei soltanto una bestia, una bestia feroce che meriterebbe, soltanto, di esser punita.

Ma sapete, cari disadattati, Io non mi arrendo, per nessun motivo al mondo. Tutti i commenti ricevuti quest’oggi, a parte aver causato un po’ di malumore iniziale ed esser stati causa di piccoli pianti, hanno aumentato, in me, quella voglia e quel bisogno di combattere contro questo degrado, di combattere per le donne, per tutte coloro che sono state vittime di commenti sessisti, di pensieri violenti. Non possiamo permettere ai nostri figli di crescere in questo degrado culturale, non possiamo permettere a noi stesse di ricevere attacchi sessisti solo perché, nella pagina social di Matteo Salvini, si decide di commentare pacificamente un post. Per cui, carissimi disadattati frustrati, ci vediamo in tribunale perché Caterina Loria non ha la minima intenzione di arrendersi, di calare la propria testa e di restar zitta di fronte a degli insulti simili. Spero che la notte vi porti consiglio, spero riusciate a dormire sereni, a pentirvi di ciò che avete deciso di augurarmi. Io, nel frattempo, cerco di caricare ancor di più quel coraggio che, per fortuna, non mi ha mai abbandonato.

Ricordiamoci che l’odio, la violenza verbale e il sessismo non hanno mai colore politico: sono espressione di un degrado culturale, espressione di un’epoca che, purtroppo, non riesce più a riconoscere cosa sia giusto o cosa non lo sia. Da destra a sinistra ci ritroviamo di fronte a degli spettacoli indegni, spettacoli carichi di odio.


Un pensiero finale, però, voglio rivolgerlo al Leader del Carroccio: davvero permetti ai tuoi follower di commentare in questo modo? Davvero reciti il rosario in diretta nazionale, chiedi di aprire le chiese e poi non sei in grado di fermare quest’odio becero? Tua figlia, quella povera bambina che tanto compatisco, cosa ne pensa? Cosa potrebbe pensare del padre quando, tra pochi anni, vedrà quanto odio si cela nei tuoi seguaci  e quanto poco lui faccia per impedire tutto ciò? E tu, caro Matteo, se a tua figlia venisse augurato il cancro all’utero o lo stupro, cosa faresti, a parte la stupida propaganda social? Caro Capitan Salvini, ti prometto che non resterò in un angolo a piangere mentre tu e i tuoi follower continuate a sputare odio: sei l’emblema del degrado sociale e politico italiano ed io, a costo di tutto, proverò a fermarti e a fermare il disagio che nasce nelle tue pagine grazie alla tua politica di odio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovane imprenditrice trapanese e studentessa di scienze politiche animata da un entusiasmo senza confini. Nata in Sicilia, in una terra ricca di storia e di bellezza che, purtroppo, continua a non permettere ad una giovane ragazza dai tratti normanni di potersi esprimere, di poter lottare, di poter migliorare quell'angolo di paradiso in cui vive. Vivo una realtà che ha provato, più volte, a tapparmi le ali, a scoraggiarmi, ad ammutolirmi senza, però, alcun risultato: il verbo arrendersi non fa parte del mio dizionario. Caparbietà e costanza sono i tratti che più amo di me.

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1 Comment

1 Comment

  1. francesco

    17 Aprile 2020 at 14:47

    Brava lottare significa vivere esprimere le proprie idee é abbellire l’albero della vita di frutti sani e forti che neanche i vermi riescono a scalfire

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