Connect with us

Cronaca

Patrick George Zaky, un nuovo rinvio

Sono passati ormai 60 giorni da quando Patrick è stato arrestato al Cairo, 60 giorni trascorsi nell’incertezza di sapere se la sua detenzione sarebbe stata prorogata o meno.

Published

on

Abbiamo seguito in questi mesi la vicenda di Patrick George Zaky, ricercatore egiziano dell’Università di Bologna detenuto in Egitto, in circostanze sospette e poco trasparenti, ormai dal 7 Febbraio scorso.

Sono state proprio le dinamiche poco chiare dell’arresto, con capi d’accusa inizialmente nascosti, ad alzare l’attenzione sulla vicenda. Grazie ai continui appelli di Amnesty International, della famiglia, dei legali e dei giornalisti riusciamo ad avere qualche informazione sulle condizioni del giovane, torturato per ore e in una situazione psicofisica preoccupante.

Due sono state le brevi udienze a cui è stato sottoposto Zaky, la prima il 15, l’altra il 22 Febbraio. Al giovane, tuttavia, dichiaratosi pubblicamente innocente, è stata negata la scarcerazione, richiesta dai suoi legali.

Ricordiamo che, da quanto è emerso, Zaky è accusato di diffusione di notizie false e partecipazione a manifestazioni non autorizzate: il ricercatore ha ribadito nelle sedi predisposte che gli account social incriminati non gli appartengono e che nei giorni delle proteste non autorizzate dal Governo (23 e 24 Settembre 2019) si trovava in Italia (già dal 28 Agosto 2019) proprio per preparare il Master.

A fine Febbraio arriva la notizia di un nuovo trasferimento per il giovane e di un’ulteriore restrizione delle visite, contrariamente a quanto promesso dal procuratore. Ai genitori e alla sorella di Patrick, disperati, non sono state date spiegazioni in merito al trasferimento, segnale di una probabile complicazione sul caso, in linea con quanto accaduto agli amici, agli avvocati e ai giornalisti maltrattati nel Tribunale dalle forze dell’ordine presenti. Purtroppo non è la prima volta, dall’inizio dell’emergenza Coronavirus in Egitto, che l’udienza viene rinviata. Per ultimo è accaduto il 30 Marzo nonostante le conosciute condizioni di salute del giovane: il ventisettenne è asmatico e nel carcere di Tora è difficile garantire le distanze di sicurezza previste per limitare il contagio.

In una nota di qualche giorno fa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, ricorda che “sono passati ormai 60 giorni da quando Patrick è stato arrestato al Cairo, 60 giorni trascorsi nell’incertezza di sapere se la sua detenzione sarebbe stata prorogata o meno, un’incertezza peggiorata dalla situazione del Covid-19 in Egitto che ha di fatto sospeso le attività del sistema giudiziario. Purtroppo Patrick è ostaggio di questa situazione”, aggiungendo che da “asmatico dovrebbe essere immediatamente scarcerato, al di là della sua innocenza”.

L’avvocato del giovane, Wael Ghaly, ha spiegato che rischia di essere condannato all’ergastolo ma allo stesso tempo si aspetta un cambio di passo dopo che il Ministro degli esteri Luigi Di Maio, qualche giorno fa, ha annunciato l’intenzione di seguire tutti i passaggi processuali. Allo stesso modo, Federico D’Incà, Ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha assicurato la priorità del caso da parte del Governo italiano, nella speranza di un rapido rilascio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trending