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In Lituania durante l’emergenza: “Non mi sono mai sentito abbandonato dal mio Paese”

Il 2020 ci ha portato un nemico invisibile, un virus, che inevitabilmente ha cambiato le nostre vite in maniera ineluttabile. Ognuno di noi sta cambiando le proprie abitudini o comunque sta facendo dei sacrifici. Ora, data e confermata la difficoltà degli studenti italiani in Italia, come stanno vivendo, invece, questa situazione di emergenza i nostri studenti in Erasmus?

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Il 2020 ci ha portato un nemico invisibile, un virus, che inevitabilmente ha cambiato le nostre vite in maniera ineluttabile. Ognuno di noi sta cambiando le proprie abitudini o comunque sta facendo dei sacrifici, sta subendo delle perdite economiche o, ancora peggio, affettive. Le giornate diventano più lunghe e intense; le relazioni sociali astratte e rilegate dietro lo schermo di uno smartphone; il lavoro è sempre più un telelavoro e gli studenti sono costretti a destreggiarsi in piattaforme on-line che in Italia non hanno mai avuto una grande diffusione perché da sempre ha favorito uno studio diciamo più “tradizionale”.

Ora, data e confermata la difficoltà degli studenti italiani in Italia, come stanno vivendo, invece, questa situazione di emergenza i nostri studenti in Erasmus?

Parleremo di questo nell’intervista che, gentilmente, mi ha concesso Matteo Lemme, uno studente di giurisprudenza dell’Ateneo di Sassari che in questo momento si trova a Vilnius, in Lituania, grazie a un progetto Erasums.

  • Matteo ti va di parlarmi della generale situazione antecedente all’emergenza? Mi spiego meglio! Raccontami brevemente dove sei, perché sei partito e come ti trovavi prima che il mondo fosse stravolto da questa orribile pandemia.

Nel periodo antecedente alla mia partenza mi trovavo a Sassari e preparavo gli ultimi esami prima della partenza avvenuta il 25 Gennaio 2020. La mia destinazione era l’Università di Vilnius, in Lituania. Le motivazioni che mi hanno portato ad affrontare questa nuova avventura sono legate alla mia esigenza di ampliare la mia conoscenza linguistica; per studiare nuove materie e per poter inserire nella mia vita un’esperienza che sicuramente non avrei dimenticato mai. Beh in effetti è stato proprio così!

Insomma, prima dello scoppio della Pandemia avevo tanti sogni nel cassetto e l’entusiasmo che, solitamente, un giovane studente porta nei confronti dell’avventura e della conoscenza.

  • Quando è scoppiata l’emergenza agli inizi di Marzo, come ti sei sentito? Hai avuto la sensazione di essere stato abbandonato dalle istituzioni? dall’Università?

Onestamente la prima volta che lessi un articolo sul Coronavirus – fu intorno alla fine di Dicembre – nacque in me una certa preoccupazione che poi, successivamente, leggendo dalle varie fonti di comunicazione, venne a diminuire in quanto molti giornali minimizzavano sulla pericolosità di questo nuovo ceppo virale. Insomma lo trattavano come se fosse una semplice e innocua influenza. Ma vivendo in Lituania iniziai a non credere più a quello che veniva pubblicato dai giornali, perché il numero dei contagi aumentava giorno dopo giorno e anche il governo cinese iniziava ad avere una certa preoccupazione e i mercati, naturalmente, rispondevano di conseguenza.

Mi chiedi come sto vivendo questa situazione, beh sono uno studente di giurisprudenza e come tale ripongo sempre la mia totale fiducia nelle istituzioni. Non mi sono mai sentito abbandonato e, a dire il vero, questa fiducia è stata ricambiata dal governo italiano che ha portato avanti una serie di manovre che mi hanno fatto sentire orgoglioso del mio Paese. Certo ci sono stati dei pro e dei contro ma diciamocela tutta, nessuno è stato mai preparato ad un’emergenza del genere.

Inoltre, sono stato contattato molte volte dall’ambasciata italiana anche per quanto riguardava il volo di rimpatrio che è avvenuto circa una settimana fa. Il contatto con l’ambasciata prese avvio da una mail che avevo ricevuto dall’Università di Vilnius che mi chiedeva di contattare l’ambasciata italiana a Vilnius per riportare tutte le mie generalità in modo tale da segnalare la mia presenza qui in Lituania. Inoltre, l’ambasciata italiana aveva chiesto all’università di avere tutti i nominativi. Si è svolto un ottimo lavoro di comunicazione.

Per quanto riguarda il rimpatrio questo ci è stato offerto dal Governo italiano poi noi potevamo scegliere se rimanere o rientrare nel nostro Paese, assumendoci la responsabilità sulla nostra scelta. Io ho deciso di non partire per diverse motivazioni. Prima di tutto ritengo che al momento affrontare un viaggio presenti dei pericoli di varia natura non trascurabili. Penso di aver fatto la scelta giusta restando qui, per il bene anche dei miei concittadini ed evitare così di occupare un posto in ospedale che potrebbe servire ad un’altra persona che ne ha più bisogno di me. Insomma, ritengo che questa mia decisione possa dare un contributo al mio Stato, evitando di diventare un possibile untore. A riguardo mi piacerebbe citare ciò che a suo tempo disse J.F Kennedy:

“Non chiederti cosa può fare la tua Nazione per te, chiediti cosa puoi fare tu per la tua Nazione”

Ringrazio il mio Governo e l’ambasciata per averci dato questa possibilità, per averci organizzato il viaggio e averci dato la possibilità di scegliere, ma credo di aver fatto la cosa giusta.

Anche la mia Università non mi fatto sentire per niente abbandonato perché sono sempre stato contattato. Per questo, ringrazio enormemente l’Ateneo di Sassari per questa loro professionalità ma, soprattutto, per la loro premura nei confronti dei loro studenti.

  • Come gestisci questa situazione? Come e quanto comunichi con la tua famiglia? Com’è la situazione lì in Lituania, come gestiscono l’emergenza?

A oggi, 15 Aprile 2020, la situazione sembrerebbe stabile, sono circa 1000 i casi totali in tutta la Nazione, di cui 29 sono le persone decedute. Ciò non significa che bisogna sottovalutare il problema, ma appunto perché le cifre sono basse occorre fare ulteriore attenzione per evitare lo sviluppo di focolai più estesi.

L’emergenza viene gestita dal Governo lituano seguendo pedissequamente il “Modello Italia”. Certo qui la situazione non è minimamente paragonabile a quella italiana anche perché dobbiamo considerare che la Lituania ha una popolazione di soli 3 milioni e non ha minimamente il turismo esponenziale che, invece, fortunatamente, ha il nostro Paese. Insomma, non possono essere minimamente comparate.

La gestione dell’emergenza da parte dell’Università di Vilnius è impeccabile dal momento che le lezioni sono svolte nella piattaforma on-line. Ma qui il metodo di insegnamento è totalmente diverso dal nostro, l’uso delle piattaforme on-line è abbastanza comune. Personalmente preferisco il metodo di studio italiano o almeno quello impartito dalla mia Università di Sassari perché non mi trovo bene nel seguire le lezioni on-line. Spesso risulta snervante stare tutto il giorno davanti al PC nella ricerca di file di studio e così via.

“sono un tradizionalista e adoro la nobile carta”

Comunque, quello che intendevo precisare, è che qui le piattaforme si utilizzavano già intensamente, mentre in Italia ci si è dovuti “arrangiare” con applicazioni come Teams che qui vengono utilizzate, invece, meno perché si utilizzano maggiormente le piattaforme dell’Università.

  • Col senno di poi, rifaresti questa esperienza? Come stai vivendo la situazione?

Rifarei questa esperienza. Sto crescendo come persona, sto migliorando tantissimo dal punto di vista delle conoscenze personali che ho avuto modo di assimilare e arricchire, senza contare il bagaglio di ricordi meravigliosi che porterò con me per tutta la vita. Però in futuro ho altri obiettivi da realizzare.

Devo dire che prima della partenza avevo qualche sogno nel cassetto in più, ad esempio viaggiare dato che mi trovo nell’Europa del Nord mi sarebbe piaciuto visitare la Russia, la Svezia o la Finlandia, ma purtroppo non ho potuto avere questa possibilità a causa del Coronavirus.

Ma tutto sommato posso dire di vivere queste giornate in maniera molto tranquilla. Sto studiando da casa, le lezioni sono naturalmente on-line. Abbiamo una serie di piattaforme, sia dell’Università di Vilnius sia, ad esempio, sistemi come Microsoft Teams o Zoom che negli ultimi tempi sembra aver avuto moltissimo successo non soltanto nel pubblico ma anche in Borsa.

  • Come stai gestendo l’emergenza? Comunichi spesso con la tua famiglia in Italia?

Gestisco la situazione seguendo alla lettera le indicazioni divulgate dal ministero della salute e questo ho voluto trasmetterlo anche ai miei colleghi e compagni di Erasums.

Comunico con i miei cari tramite le videochiamate con strumenti come Facetime e Skipe. Insomma, diciamo che la tecnologia stavolta ci ha sollevato da un brutto impiccio, accorciando le distanze e permettendoci di ricevere quel calore familiare di cui tutti noi abbiamo tanto bisogno in questa situazione di forzata lontananza. Li sento almeno una volta al giorno, anche solo per scambiarci una battuta o per scherzare con i miei fratelli.

  • Matteo dacci qualche tua considerazione conclusiva personale.

In conclusione spero che l’emergenza finisca al più presto e che possiamo tornare ad abbracciarci con molto più calore, come ha propriamente detto il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.

La crisi che stiamo attraversando lascerà un segno indelebile, non solo nel nostro Paese ma nel mondo, facendoci rendere conto che siamo veramente vulnerabili. È stato un duro colpo per il nostro SSN, invidiato in tutto il mondo, a livello finanziario, le nostre imprese hanno dovuto subire una battuta d’arresto e questo ha fatto emergere tutte le lacune di alcuni settori e la scadente gestione degli ultimi vent’anni. Questo deve farci prendere coscienza che lavorare meglio si può e dobbiamo farlo tutti insieme con unità e studiando strategie per il futuro, sfruttando le innovazioni che aspettano solo di essere adottate. Questo spetta non solo alle imprese ma anche a livello del Governo centrale e regionale.

Questa crisi, però, ci ha fatto anche rendere conto che questo meraviglioso Paese quando fa la propria parte la fa bene, che la solidarietà non è scontata ma è partecipata e voluta da tutti.

Siamo un grande Paese quando le nostre eccellenze, che tutto il mondo ci invidia, da Armani alla Ferrari, hanno dato un sostegno e un aiuto concreto alla causa sostenendo la Protezione Civile con aiuti finanziari, fornendo agli ospedali ventilatori di ultima generazione, attrezzature medicali adatte a questa situazione di emergenza. E poi, è stato bellissimo cantare l’inno di Mameli tutti insieme a squarciagola. L’ho fatto anche io, e spero che sia arrivato anche a voi il mio canto.

Quello che ci aspetta dopo è continuare a lavorare meglio per il Paese, per fare “Nazione” tutti insieme ancora una volta.

Viva l’Italia!

Grazie, Matteo, per aver condiviso con la Politica del Popolo la tua intensa esperienza.

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Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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