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Economia

Un barile di petrolio costa meno di un caffè: ecco perché

Gli effetti del lockdown non risparmiano davvero nessuno, nemmeno l’oro nero. Ma cosa è successo al petrolio? Perché il prezzo è cosi basso? Avremo una rapida ripresa o ci aspettano ancora tempi duri?

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Il 20 aprile 2020 è successo qualcosa mai visto prima nella storia: il prezzo del petrolio è andato negativo. Lunedì, infatti, il WTI (l’indice del petrolio più importante) è sceso di più di 50 dollari, arrivando a -37 dollari a barile. Significa che i venditori di petrolio sono disposti a “pagare” pur di disfarsi delle loro scorte.

Qualcosa di davvero incredibile se si pensa che il petrolio è una risorsa di inestimabile valore, oltre che essere quasi considerato un “bene rifugio” in periodi di incertezza, specialmente grazie al suo multiuso. Le domande, ovviamente, sono molte: perché il prezzo è crollato? Cosa succede con la benzina? Ci sarà una ripresa rapida? Andiamo per ordine:

Cosa è successo? E perché i prezzi sono andati negativi?

È successo che il lockdown mondiale, causato dal Covid-19, ha creato un blocco – come più volte detto- non solo nella circolazione delle persone, ma anche un congelamento totale dell’economia mondiale. Quindi, con l’economia momentaneamente in stallo, le imprese chiuse e cittadini chiusi in casa, la domanda di petrolio è crollata, mentre l’offerta è rimasta stabile, specialmente perché la sua esportazione si trova alla base dell’economia di Paesi come Arabia Saudita, Iran, Iraq e Kuwait.

C’è però da registrare una leggera frenata della produzione grazie all’accordo stipulato tra Russia e Arabia, due dei maggiori produttori al mondo, che ha tenuto banco nel mese di marzo e che si è poi conclusa lo scorso 12 aprile con l’accordo tra Mosca e l’Opec, l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio, per un taglio della produzione di oltre 9,7 milioni di barili di petrolio al giorno.

Questo accordo, però, non ha frenato il crollo del prezzo, poiché il rallentamento si verificherà a partire dai primi giorni di maggio, ma i maggiori “Paesi di stoccaggio” – quindi quei Paesi che principalmente possiedono container per la conservazione del petrolio (Stati Uniti,Cina e India) – hanno già gli spazi di stoccaggio saturi, tanto che Trump ha ordinato il divieto di importazione del tanto bramato “oro nero” dall’Arabia, in quanto la fine del lockdown negli Usa non è ancora stata decisa.

Chi estrae continua la sua produzione, ma è ormai costretto a svendere o addirittura a pagare, come nel caso del centro di stoccaggio dell’Oklahoma, pur di riuscire a piazzare i barili prodotti in questo momento: proprio per questo il prezzo, negli USA, ha assunto valori negativi.

In Europa, però, il costo è sì calato, ma non tanto da andare in negativo. Il Brent, il petrolio europeo, ha perso in totale il 30%  e si è stabilizzato attorno ai 18,10 dollari al barile. In generale, il prezzo è sceso da più di 60 dollari al barile a febbraio a poco più di 18: un record negativo, ma ancora decisamente sopra lo zero.

Cosa succede con la benzina? Il prezzo crollerà di conseguenza anche per essa? Avremo la benzina a zero e quindi gratis?

Sarebbe molto bello, ma purtroppo no, non avremo la benzina a zero e quindi regalata. È vero che il prezzo del petrolio è crollato, ma è assolutamente escluso che il costo della benzina farà la stessa fine. Ci sarà un crollo dei prezzi o, per meglio dire, c’è già stato, e forse scenderà di qualche altro centesimo, ma non arriverà mai a zero. E questo perché?

Un po’ perché il prezzo della benzina non è calcolato sul crude oil, ovvero il greggio WTI, ma su quello del Brent europeo che, come detto prima, non è a zero. In secondo luogo, vanno tenuti in considerazione altri fattori quali le famose accise: sulla benzina, al momento, si pagano circa 0,7284 centesimi di accise e 0,2680 centesimi di IVA; sul gasolio le accise ammontano a 0,6174 e l’IVA a 0,2485; sul GPL si pagano rispettivamente 0,1472 d’accisa e 0,1112 di IVA. Quindi, visto che il prezzo della benzina è determinato in gran parte dalle accise, esse risentono relativamente delle fluttuazioni della materia prima.

In sostanza, purtroppo, avremo un calo dei prezzi che non sarà direttamente proporzionale al calo del prezzo del petrolio.

Avremo una ripresa? E se sì, quando?

Il ripristino totale del prezzo del petrolio si avrà, verosimilmente, con l’uscita del vaccino, poiché la ripresa delle attività avrà luogo solo con il termine del lockdown, ma l’incertezza è legata a ciò che accadrà, in termini di nuovi contagi, con l’apertura delle aziende e la circolazione delle persone; inoltre, l’ipotesi di un’ondata di ritorno dell’epidemia in autunno non lascia pensare ad una ripresa nell’immediato. Solo con la scoperta di un vaccino e quindi con una ripresa piena e continuativa delle attività il prezzo tornerà ai suoi livelli standard.

A questo va aggiunto che la situazione varia da Paese a Paese. In Usa, ad esempio, i costi per estrarre il petrolio sono molti alti. Esso, infatti, viene estratto con metodi particolarmente complicati e costosi, che rendono anti-economico continuare la produzione quando i prezzi sono inferiori ai 40-50 dollari a barile (shale oil).

In teoria, potrebbero semplicemente smettere di produrre petrolio, ma in pratica le cose non sono così semplici: un pozzo di petrolio non si accende o spegne con un semplice interruttore; bloccare la produzione richiede tempo, e ancora più tempo richiede farla ripartire, senza contare il rischio che il pozzo non ritorni più alla produttività di sempre.

Il problema è che, a differenza di Russia e Arabia Saudita, la produzione americana non si basa su società controllate dallo Stato, a cui è facile ordinare aumenti o riduzioni, ma da tante aziende private che in caso di crisi prolungata rischiano di andare in bancarotta. Insomma, una vera gatta da pelare per l’amministrazione ed il sistema bancario americano, essendo queste società di estrazione enormemente indebitate con le banche mondiali.

L’incertezza è tanta, e mai come questa volta si sta rischiando un blackout totale del mondo.

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Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza ed un master in geografia economica. Insegno in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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