Connect with us

Politica

Come si comporta la comunicazione politica? I giorni dei guru

Matteo Marini, Founding partner di Res Politics, ci presenta e commenta le strategie comunicative dei vari leader presenti sulla scena politica italiana attuale.

Published

on

Nei giorni del Covid-19 la comunicazione politica ha assunto un ruolo ancora più importante di quanto già non avesse, è infatti innegabile che, a causa dell’immobilismo fisico che ha condizionato anche i politici, gli uffici stampa e le agenzie di comunicazione siano state chiamate ad un lavoro ben più gravoso. Per analizzare le strategie comunicative dei leader, in queste settimane abbiamo parlato con Matteo Marini, Founding partner di Res Politics, agenzia di comunicazione politica romana. 

Giuseppe Conte

  • Il Premier in queste settimane è costretto ad una sovraesposizione. Cosa ne pensi?

Il Presidente del Consiglio, in questo momento storico, vive una situazione estremamente favorevole: i marinai che guidano la nave fuori dalla tempesta, ovviamente, riscuotono maggiori consensi all’interno della popolazione. Soprattutto se tali marinai mostrano un piglio più o meno deciso nella gestione della crisi. Conte magari questi passaggi non li ha centrati tutti, ma in un momento di difficoltà l’elettorato medio italiano tende a riconoscere maggiore credibilità nei confronti dei rappresentanti delle istituzioni.

  • La sua comunicazione è molto cambiata in estate, nel passaggio dal Conte I al Conte II. È una strategia comunicativa o una decisione personale?

 Penso entrambe le cose: da un punto di vista comunicativo era necessario un cambio di passo, un diverso approccio per segnare una linea tra prima e dopo. Poi, probabilmente, è sopraggiunta la necessità di potersi maggiormente allargare con le sue esternazioni, visto che prima era in mezzo ai due vicepresidenti che risultavano molto più incisivi.  Riuscivano ad oscurarlo. Oggi è una situazione completamente diversa da quella che era un anno fa, e ciò favorisce Conte da un punto di vista comunicativo. Così può dare maggior risalto alle sue scelte governative.

  • Come valuti l’utilizzo dei canali comunicativi ufficiali? E che idea ti sei fatto sulla querele con il Direttore del TgLa7, Enrico Mentana?

Conte in questa situazione di emergenza sanitaria si è voluto dare un imprinting da decisore, un po’ con i famosi DPCM e un po’ per mezzo dei suoi interventi sulla stampa estera. Ha voluto far passare un messaggio da uomo che si vuole imporre, in cui è lui che si assume le responsabilità, senza lasciare spazio ad esternazioni diverse, e questo può essere attribuito all’impostazione di uomo forte e deciso al comando. Su Mentana va detto che lui è un direttore di giornale di lunga esperienza, e lo ha ripetuto più volte. Si è voluto prendere la responsabilità di dire la sua in questa situazione.

Nicola Zingaretti

  • Dei leader che in questo momento occupano la scena politica è quello meno appariscente, condizionato certamente dai problemi di salute da cui, per fortuna, non è più afflitto. Qual è la sua strategia?

Certamente, Zingaretti ha optato per scelte comunicative più moderate, nulla di troppo eccessivo. In questo periodo, poi, è silente sui giornali, ma molto attivo sui social. Lavora molto sotto il profilo dell’amministratore locale, è infatti il primo caso da molti anni a questa parte di Presidente della Regione Lazio rieletto. Gli ultimi post che ha pubblicato sono tutti legati al suo intervento sul territorio; inoltre, da un punto di vista comunicativo, la regione può vantare uno dei sistemi più efficienti al momento. Il caso di Salute Lazio è stato infatti il primo esperimento per portare fuori dal canale generalista della comunicazione i temi legati alla sanità, infatti hanno voluto creare un canale ad hoc per le materie strettamente legate ad essa, ed è stato lodato per la lucidità e la diffusione. Molto ancorata sui numeri, molto lontana dall’emotività. Tutti risultati che da un punto di vista comunicativo lui può spendersi, sia come leader locale che nazionale.

  • È giusto dire che il Partito Democratico abbia voluto adottare una strategia che metta al centro il simbolo e non la persona?

Il problema del centrosinistra è sempre quello di avere un leader che non riesce a mantenere una costante comunicativa efficace. Sono d’accordo nel dire che negli ultimi anni abbiano cercato di puntare di più sul simbolo e meno sul candidato. Ci sono stati casi diversi, tipo Bonaccini in Emilia o Giachetti nella corsa da primo cittadino a Roma, ma effettivamente hanno rappresentato delle eccezioni. Se la scelta potrà ripagare in termini di consensi non lo sappiamo, la comunicazione politica si adatta, man mano, in base agli eventi che intervengono.  

Antonio Decaro

  • Hai avuto modo di seguire la comunicazione spinta di queste settimane del Sindaco di Bari e Presidente dell’Anci?

Sì, e mi è piaciuta molto. Ha interpretato molto il suo ruolo, quello dell’amministratore di frontiera. Il sindaco che si mette in primo piano, decide di uscire di casa e andare a riportare la gente dentro le proprie abitazioni. È un tipo di comunicazione che, personalmente, mi è piaciuta.

  • Quello con il volto di Decaro è stato uno dei post con più like sulla pagina del Partito Democratico .

Il PD può e deve partire dagli amministratori locali, e da un punto di vista comunicativo sarebbe la scelta migliore, visto che proprio loro sono alla frontiera. Lo penso sia da comunicatore, che da cittadino. E’ giusto ripartire da chi tutti i giorni è in prima linea, da coloro i quali si occupano dei reali problemi della gente.

Matteo Renzi

  • Opera molto su Instagram, è la scelta giusta?

I partiti, secondo me, hanno il problema di non avere un messaggio riconoscibile. Se penso ad Italia Viva penso a Renzi, e non alle politiche di un movimento politico. Secondo me, questo è il problema di molti partiti. Cioè, avere un tipo di comunicazione che sia contestualizzata, e che le mie battaglie ruoteranno attorno a dei pilastri. Possono essere i più diversi, ma questo al di là dei social non lo vedo nella comunicazione di Iv.

Carlo Calenda

  • È sempre molto attivo nel dibattito pubblico, sia fisicamente che per mezzo dei social, uno dei pochi che gestisce in prima persona il suo profilo twitter. È giusto?

Non è una questione di sovraesposizione, solo che quando sei ai più sconosciuto devi andare a caccia di notorietà. Quando sei in svantaggio ti devi sovraesporre, perché se non ci sei non esisti. Non può essere una strategia vincente, ma nemmeno perdente, tutto serve a costruire le fondamenta del partito. Più lui sensibilizza i temi, più l’elettorato lo abbinerà ad Azione.

  • In Azione si vedono i pilastri di cui parlava prima?

Assolutamente sì. Secondo me, loro hanno fatto bene a individuare dei punti fermi da cui partire, per esempio la sanità. Lui oggi può dire che sei mesi fa la sanità era già una delle priorità di questo paese.  

  • La comunicazione passa dalla simbologia, sul logo di Azione si è detto molto.

Anche io mi sono domandato che messaggio volesse mandare, ed è per esempio un discorso diverso da quello che va fatto per Italia Viva. Renzi e la sua agenzia hanno fatto un lavoro di coinvolgimento dal basso, quindi non può essere né criticato, né elogiato. In quel caso fu permesso ai cittadini di scegliere tra tre simboli. Il logo di Azione, invece, è stato molto ripostato sui social perché si prestava a delle caricature, tipo la A degli Avengers. Però io guardo un logo di questo tipo e non so che tipo di messaggio di voglia lanciare, al di la della freccia che punta verso il futuro.

Matteo Salvini

  • La comunicazione di Salvini sembra abbia perso quota?

Salvini, se scende, non lo fa mai sotto una certa soglia. Lui ha il grosso pregio di rispondere ad una esigenza che viene, in un certo senso, creata da lui stesso, da un punto di vista comunicativo. Lui crea il contenuto, efficace ed incisivo, ed in un certo senso lo rende necessario. Lui crea esigenze e ne dà la risposta. In questo momento lui probabilmente sta cercando un nuovo nemico, che ha individuato nel MES. Basta vedere la pagina Facebook in cui campeggia ‘No al MES’, questa è la sua nuova battaglia. Ed è necessaria per la cresta dell’onda comunicativa. Il tutto intramezzato dal post in cui mette gli occhiali, piuttosto che la foto della figlia ripresa più volte di spalle. In questo senso, dà spazio alla comunicazione “autentica”, del buon padre di famiglia. Lui mesi fa utilizzava una tattica di comunicazione molto semplice, in cui va a dequalificarsi per aumentare il proprio valore davanti all’uomo comune.

  • Salvini ha provato ad intervenire anche sui social appannaggio dei più giovani, vedi Tik Tok. Sono tutti utili i social per la politica?

Assolutamente no, non tutti servono. La scelta dei social è fatta anche in base al tipo di politico con cui ti rapporti, cambia se parli di un amministratore locale, di un candidato alla Camera o di un già eletto al Parlamento europeo. Dal mio punto di vista, ci sono social molto più incisivi ed impattanti, ed a meno che non si voglia fare scouting io penso che Tik Tok racchiuda una platea non utile da tenere sotto la propria ala. 

Giorgia Meloni

  • Ambisce ad essere leader del centrodestra. Comunicativamente, è un po’ a metà del guado, tra Forza Italia e Lega.

Lei ha un format comunicativo molto simile a quello di Matteo Salvini, il video ha la doppia banda sopra e sotto con le tematiche espresse in poche parole, solitamente accompagnati da un grosso punto esclamativo. E’ vero che prova un approccio comunicativo un pochino più moderato, ma dall’altro lato ha anche lei una tendenza ad essere più impattante nei video e nei post attraverso la scelta di vocaboli. E’ voluta, perché così lei si distingue ed è importantissimo.

  • È uscita così dal rischio salvinismo?

Sì, certo, lei ha corso il rischio di essere una comparsa nella coalizione di centrodestra. Quindi si è resa necessaria l’esigenza di smarcarsi da quel tipo di comunicazione e fare proprie alcune battaglie ed impostarle in maniera comunicativamente diverse da quelle di Salvini. Lei cerca di guardare oltre i confini nazionali, si dice abbia dei rapporti politici con il partito repubblicano americano. È un approccio che fino a questo momento ha pagato, ma oggi Fratelli d’Italia è in crescita e sta crescendo, tant’è che sono arrivati alla doppia cifra.

Forza Italia

  • Non si può parlare del solo Berlusconi, in tanti fanno da frontman del partito.

Certamente, per loro è una fase nuova rispetto ad epoche precedenti. Tajani cerca di tirare le fila del gruppo, sebbene nascano correnti all’interno come quella di Mara Carfagna, a capo di Voce Libera.

  • Se Conte è un po’ uomo solo al comando ed il PD ha investito molto sul simbolo, FI dove si colloca?

Beh, lì si è un po’ persa l’unita del gruppo, e questo lo capiamo dalla comunicazione che viene fatta in parte dalla pagina Facebook di Berlusconi, e poi da tante persone che parlano a nome proprio. Non c’è più quell’immagine forte di Forza Italia, di cui fanno parte i tanti parlamentari. Oggi Tajani, Carfagna e Gelmini mandano un messaggio diverso, non so se il problema sia quello di un coordinamento logistico tra i responsabili comunicazione.

©️RIPRODUZIONE RISERVATA

Trending