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Salvatore Marras: “Il mio sogno è stato spezzato per un mancato sostegno che mi avrebbe dato l’opportunità di riaprire in condizioni di sicurezza”

Salvatore Marras ci racconta la sua esperienza da lavoratore nel campo della ristorazione e ci spiega come ha realizzato il suo sogno, infranto dal Coronavirus.

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In una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo ho sentito il bisogno di dare voce al popolo. Insomma, riportare le storie di tutti coloro che in questi ultimi due mesi hanno vissuto un cambiamento radicale delle loro vite. Chi più e chi meno, in questi giorni, tutti noi abbiamo dovuto fare dei sacrifici: separarci dai nostri affetti, chiudere le attività che ci davano sostentamento, piangere la morte di un nostro caro e non potergli dare un ultimo saluto, adattarci a metodi di studio del tutto differenti e così via.

Ebbene, oggi vi riporto la voce di Salvatore Marras, un ragazzo sardo con molti sogni nel cassetto, alcuni dei quali realizzati, ma subito dopo spezzati dalle attuali, precarie circostanze economiche.

  • Salvatore, parlami della tua attività, in cosa consiste, dove si trova e come la gestisci.

Lavoro nel settore della ristorazione da quando avevo 17 anni. Ogni estate facevo stagioni che prevedevano diverse mansioni come lava bicchieri, cameriere e così via. In quel periodo, il settore era ancora in pieno sviluppo e si poteva lavorare e sperare in un buon risvolto economico. Dopo varie stagioni e tanto lavoro ho deciso di farmi coraggio e realizzare il mio più grande sogno: aprire un’attività tutta mia!

Così, nel Novembre del 2019 ho aperto un bar e per abbattere i costi che ne derivavano ho deciso di adottare una gestione prettamente famigliare. Mia sorella gestiva la parte burocratica e io, invece, facevo il barista, occupandomi anche dei rifornimenti necessari.

Aprivo l’attività alle 7 del mattino e chiudevo verso le 23, svolgendo, dunque, circa 14 ore di lavoro tutte di fila. Questo perché non potevo assumere un’altra persona che mi potesse dare un aiuto pratico, per esempio dandomi il cambio la sera o aprendo al posto mio la mattina. Lo Stato non mi ha di certo aiutato sotto questo punto di vista e io ho dovuto sempre fare salti mortali per stare al passo con i costi, l’affitto, le scadenze, la burocrazia e le tasse da pagare.

  • Ritornando alla realizzazione del tuo sogno, l’apertura di un bar tutto tuo. Immagino che hai dovuto affrontare dei costi relativi, per esempio, alla ristrutturazione del locale. Hai affrontato queste spese da solo oppure hai ricevuto un aiuto dallo Stato?

Per quanto riguarda l’apertura abbiamo richiesto un prestito allo Stato come attività commerciale e ci hanno stanziato circa 25.000 euro di finanziamento, dilazionandone il pagamento con una rata mensile di 400 euro per una tempistica di circa cinque anni. Questi soldi li abbiamo utilizzati per ristrutturare il locale, perché aveva bisogno di una nuova pavimentazione, per acquistare le merci iniziali e mettere a norma l’attività.

  • Quando è scoppiata l’emergenza, agli inizi di Marzo, che pratiche hai adottato? Hai chiuso la tua attività al pubblico prima che il governo l’avesse imposto oppure hai continuato a lasciare il bar aperto negli orari stabiliti? I clienti rispettavano le regole di distanziamento impartite dal Governo?

Diciamo che agli inizi di Marzo la situazione era ancora tranquilla, dal momento che le persone non erano ancora consce della gravità della malattia o semplicemente non potevamo neanche immaginare i risvolti che si sarebbero susseguiti di lì a poche settimane. Nella prima settimana di divieto, quando ancora non era stato attivato il lockdown, lasciavo il bar aperto fino alle 18:00, come indicato dal Governo, e i miei clienti cercavano di distanziarsi o, comunque, stavano attenti a non affollare il locale. Nei tavoli non potevano stanziare troppe persone contemporaneamente e ho dovuto applicare una segnaletica che indicava il distanziamento necessario dal bancone. Diciamo che rispettavano le regole ed erano tutti molto educati, anche se qualche volta dovevo richiamarli, ma questo credo che sia normale, data l’eccezionalità della situazione che tutti noi stavamo vivendo.

Ma una volta avviata la fase più critica ho dovuto chiudere il locale, ed è stato un duro colpo.

  • Una volta entrato in vigore il lockdown, come ti sei sentito? Ora che il locale è chiuso da più di un mese si iniziano a sentire gli effetti economici negativi?

Dopo lo shock iniziale mi sono sentito molto triste, anche perché è stato difficile aprire l’attività e affrontare tutti gli ostacoli che ne derivavano, come per esempio pagare le tasse. Ti posso dire che è logorante vedere sfumare un tuo sogno appena realizzato e sfuggirti dalle mani a causa di un nemico invisibile.

“ho avuto la sensazione di essermi svegliato dopo aver fatto un bellissimo sogno, dove gestivo un bar tutto mio, ed essere stato catapultato nella cruda realtà che non lascia spazio ai desideri dei giovani”

I risvolti economici di questa emergenza sanitaria sono tragici e colpiscono prima di tutto noi lavoratori autonomi. Tra affitti e tasse da pagare, parliamo di una cifra che si aggira intorno ai 4.000 euro. Questo ci ha portato a prendere una difficile decisione: rinunciare al locale! Aprire con le nuove norme e criteri di sicurezza sarebbe stato abbastanza difficile con la possibilità di accogliere nel locale un numero esiguo di clienti, senza contare il problema annesso di riuscire a consumare la merce acquistata. Potendo accogliere un terzo delle persone che normalmente occupano il locale, non ho il guadagno che mi permette di pagare neanche le spese, e quindi ho abbandonato temporaneamente il mio sogno, sperando di essere un po’ più fortunato in futuro.

  • Il vostro comparto è d’accordo con le misure adottate dal Governo? Vi hanno sostenuto dal punto di vista economico? Le misure promesse sono state poi applicate?

Il nostro settore del comparto turistico/ristorativo ha subito dei danni abissali e le misure messe in campo non possono essere considerate sufficienti! Vorrebbero restituirci gli affitti in credito d’imposta, ma se non lavoriamo e di conseguenza non acquistiamo merce, non possiamo riprendere ciò che abbiamo sudato; le tasse arrivano sempre puntuali, dunque non sappiamo quando potremo riaprire, ma sappiamo con certezza che cosa dobbiamo pagare e con quali scadenze. Senza contare la merce in deterioramento e i nostri bisogni primari come, per esempio, garantire a noi e alle nostre famiglie un pasto sicuro a pranzo e a cena. Per noi è impossibile riaprire con troppe restrizioni, quindi chiediamo e aspettiamo delle risposte.

  • Delle risposte? Che cosa avete proposto al Governo?

Per quanto riguarda il problema derivante dalla mancata liquidità a causa del periodo di lockdown, la nostra proposta sarebbe l’erogazione di fondi salva impresa. La creazione di un fondo economico specifico da destinare al settore Ho.Re.Ca per spese di gestione fisse, come affitti e utenze. L’erogazione di un indennizzo, una tantum per i mancati ricavi, proporzionale al fatturato dell’anno precedente.

Per quanto concerne invece il problema dei tributi comunali, potrebbero essere eliminati o riformulati. TARI, TASI, TOSAP erano un vero macigno nella normalità della nostra vita antecedente al Covid, immaginatevi ora! Mentre per il problema relativo al distanziamento interpersonale tra la clientela, che comporta la riduzione dei posti a sedere, la soluzione dovrebbe essere semplice: ove possibile, l’aumento dello spazio fruibile.

Invece, per il problema derivante dalla mancanza di liquidità per l’acquisto dei DPI necessari per operare in sicurezza, si può pensare all’erogazione di voucher per le obbligatorie sanificazioni degli ambienti di lavoro. Oppure anche la fornitura diretta alle imprese dei DPI necessari per adempiere alle disposizioni ministeriali.

Poi, un altro problema da non trascurare sono i nostri dipendenti, dato che sarà impossibile mantenere lo stato occupazionale nella fase di ripartenza, quindi noi chiediamo che sia prolungata la cassa integrazione in deroga. Infine, alla luce di un imminente riapertura degli esercizi, richiediamo alle amministrazioni di autorizzarci ad effettuare gli spostamenti riguardanti l’adeguamento dei locali alle nuove normative.

Insomma, siamo uniti in un’unica richiesta: fateci lavorare!

  • Salvatore, quali sono le tue personali considerazioni riguardo a questa dura realtà che ti ha destato dal tuo bellissimo sogno? Cosa farai adesso che non aprirai più le serrande del tuo bar?

Spero che lo Stato abbia la consapevolezza della gravità della situazione e ci ascolti nelle nostre semplici richieste. Dal canto mio, ripiegherò su una stagione e nel mentre continuo il mio percorso universitario. A settembre cercherò di ridare forma concreta al mio sogno, cercherò un locale che mi conceda una seconda possibilità, in modo tale da ammortizzare anche le spese precedenti che mi trasporto sulle spalle e che già mi pesano.

Non ti nascondo che sono molto preoccupato per la Sardegna, che comunque vive di turismo, e un eventuale blocco della stagione estiva causerà un’immane perdita che graverà come un macigno su tantissime famiglie che vivono grazie ai lavori stagionali, oppure sugli studenti che grazie ai lavori estivi potevano permettersi di continuare gli studi universitari.

La nostra terra incantata rischia di essere sempre più abbandonata e desolata, questo non possiamo permettercelo.

Sono consapevole del fatto che al giorno d’oggi sia difficile aprire un’attività, ma voglio sottolineare che:

il mio sogno è stato spezzato a causa di un mancato sostegno che mi avesse dato l’opportunità di riaprire in condizioni di sicurezza sanitaria ed economica”

In conclusione, auguro a tutti coloro che hanno un sogno come il mio di poterlo realizzare in condizioni meno complesse, senza dover fare i conti con una burocrazia piramidale che tartassa ogni tipo di aspirazione positiva.

Chiedo ai nostri giovani di non arrendersi mai, anche quando tutto sembra remare contro corrente, occorre lottare per concretizzare ciò in cui si crede e per evitare che i nostri sogni rimangano chiusi in un cassetto.

Grazie Salvatore per aver condiviso con noi il tuo sogno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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