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Economia

Fitch taglia rating dell’Italia: ecco cosa vuol dire

Fitch ha deciso di declassare l’Italia a BBB- da BBB, ma ha confermato l’outlook stabile, quindi un gradino sopra la classe C( titoli spazzatura).

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Standard and Poor ci salva, Fitch no. Questo è esattamente ciò che è accaduto ieri sera (ore italiane) dopo che Fitch, appunto, ha deciso di declassare l’Italia a BBB- da BBB ,ma ha confermato l’outlook stabile, quindi un gradino sopra la classe C ( titoli spazzatura).

Fitch, la cui decisione era attesa per il 10 luglio, ha anticipato così il pronunciamento sul nostro Paese, motivando la sua scelta con un “riflette il significativo impatto della pandemia globale Covid-19 sull’economia italiana e sulla posizione fiscale dell’emittente sovrano”. Un fulmine a ciel sereno che non ci fa affatto bene in ottica di “piazzamento” dei nostri titoli di stato, ma andiamo per ordine:

Cos’è Fitch e cosa sono le valutazioni?

Fitch è una delle “tre sorelle” insieme a Moody’s e Standard e Poor: esse sono agenzie di valutazione del credito che hanno come compito quello di valutare l’andamento delle società e degli Stati e dare una “pagella” che può essere di breve o lungo periodo. Ovviamente, queste valutazioni si esprimono sotto forma di scaletta che per il lungo periodo viene divisa in due gradi:

  • Investment grade: Da AAA fino ad A- (eccellenti/ottime capacità di onorare le obbligazioni assunte). Sono quindi le valutazioni migliori e sicure, chiaramente danno rendimenti bassi poiché il rischio di default di queste società/Stati è basso. Tanto per intenderci, a questa categoria appartengono stati come Usa, Germania, Francia, Giappone.
  • Speculative grade: da BBB fino a D (buone/pessime capacità di onorare le obbligazioni assunte). Sono le valutazioni medio-basse e quindi danno ovviamente rendimenti migliori poiché hanno un rischio più alto se non altissimo. Per capirci, qui troviamo Brasile, Italia, Portogallo e Russia.

Per il breve periodo, invece, la scaletta va da F1+ ( Migliore qualità, eccezionali capacità di far fronte agli obblighi assunti a D (default). Ovviamente le lettere cambiano a seconda dell’agenzia di riferimento, ma i giudizi sono equivalenti.

L’ aumento della classe o il declassamento fatta da tutte le agenzie di valutazione dipende da diversi fattori quali: il rapporto debito/PIL, le prospettive future e la stabilità politica, ed è importante perché se la classe aumenta, gli investitori saranno più propensi a comprare i titoli di una data società o di un Paese, se invece diminuisce sarà difficoltoso “piazzare” quei titoli.

Anzi, proprio in base ai giudizi di tutte e tre le agenzie la Bce decide se comprare o meno le obbligazioni dei vari Paesi. Sotto BBB si parla infatti di “junk bond”, ovvero obbligazioni non meritevoli di investimento. Al contrario, sopra la BBB, quindi le varie A, si parla di “high yield” obbligazioni sicure e meritevoli di investimento. Ovviamente, dato il nostro altissimo debito pubblico, questa notizia non può farci piacere, anzi.

Il ministro Gualtieri, però, ha gettato subito acqua sul fuoco, sostenendo che:

“Prendo atto della decisione odierna da parte dell’agenzia Fitch di declassare il merito di credito della Repubblica italiana al livello BBB-, con outlook stabile”, scrive il Mef. “L’accelerazione sarebbe giustificata dal deterioramento in atto del quadro macroeconomico e della finanza pubblica. Si tratta tuttavia di effetti interamente dovuti a una causa esogena e temporanea. La valutazione degli impatti sulle prospettive di crescita e sul merito di credito sconta inevitabilmente un considerevole margine di incertezza. Le altre agenzie di rating hanno in effetti assunto un atteggiamento più prudente”

Aggiungendo poi :

La valutazione, sottolinea il Mef, “non tiene conto delle rilevanti decisioni assunte nell’Unione europea, dagli Stati che la compongono e dalle istituzioni che ne fanno parte. In particolare, non sembrano adeguatamente valorizzati l’orientamento strategico della Banca centrale europea e gli interventi che si stanno per realizzare con la condivisione delle responsabilità della gestione della reazione alla crisi e dei relativi oneri di finanziamento”. Dunque “i fondamentali dell’economia e della finanza pubblica dell’Italia sono solidi”.

Effettivamente il 25 Aprile S&P era stata più “clemente” nei nostri confronti, confermando il rating dell’Italia a BBB, con outlook negativo. Ricordiamo però che queste agenzie non sono la verità fatta persona, anzi. Basti pensare che non furono in grado di prevedere vari crack storici come Lehman Brothers, Parmalat o Cirio. Inoltre bisogna dire anche che la BCE ha deliberato, una settimana fa, di sottoscrivere l’acquisto anche di obbligazioni spazzatura.

Insomma non tutti i mali vengono per nuocere.

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Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver conseguito la triennale mi sono spostato a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso la Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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