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Il declino di Bolsonaro tra Coronavirus e inchieste giudiziarie

Il declino politico di Bolsonaro, sempre più solo a causa della sua gestione dell’epidemia e delle accuse di abuso di ufficio nei suoi confronti.

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Il Brasile con i suoi 66.896 casi accertati di Coronavirus è il primo paese dell’America Latina per numero di contagi. Questi dati ufficiali mostrano una situazione apparentemente sotto controllo, ma esperti e medici avvertono che i numeri sono bassi perché vengono fatti pochi test e moltissime morti non vengono nemmeno registrate.

A inizio aprile sui giornali di tutto il mondo erano apparse delle foto scattate nel più grande cimitero di San Paolo, le quali mostravano una serie interminabile di fosse. Si pensa dunque che il numero di morti sia forse il triplo rispetto ai dati ufficiali.

Nonostante ciò, Bolsonaro ha deciso di continuare a sminuire i pericoli dell’epidemia, paragonando il virus ad una semplice influenza e criticando le forme di distanziamento sociale. Il 16 aprile scorso, inoltre, il presidente brasiliano ha rimosso dal suo incarico il ministro della salute Mandetta, a causa di divergenze sulla gestione dell’epidemia. Mandetta, infatti, si era schierato a favore delle misure di contenimento attuate dai governatori locali, disobbedendo alla linea più permissiva di Bolsonaro.

Tuttavia, la scelta del presidente non si è rivelata gradita agli occhi del popolo brasiliano. Secondo un sondaggio del 16 aprile, infatti, il 76 per cento dei brasiliani è contrario al licenziamento di Mandetta, e il 58 per cento disapprova la linea fin qui seguita.

Come se non bastasse, lo scorso 24 aprile Sérgio Moro, l’ex giudice dello scandalo Petrobras che incarcerò l’ex presidente Lula da Silva, si è dimesso da ministro della Giustizia del Brasile, in aperta polemica con il presidente Jair Bolsonaro. Moro ha accusato Bolsonaro di aver licenziato il capo della polizia federale (Mauricio Valeixo) per ragioni politiche, e ha spiegato che non poteva tollerare una simile interferenza nelle attività della polizia da parte del presidente.

I giornali sospettano che Bolsonaro abbia licenziato Valeixo per ostacolare le indagini in corso su i suoi due figli: Carlos è coinvolto nella creazione di quella che il País ha definito “la fabbrica di notizie false”, cioè il gruppo di esperti di social media incaricato di diffondere notizie false o imbarazzanti nei confronti degli avversari politici di Bolsonaro, anche attraverso l’uso di bot. Flavio sarebbe invece sotto indagine per corruzione e legami con la mafia di Rio de Janeiro.

Per il ruolo molto attivo che aveva avuto nel processo ai danni di Lula, Moro era diventato un simbolo della lotta alla corruzione. Per questo, secondo il quotidiano brasiliano O Globo ci sono state proteste contro il governo in tante città brasiliane, anche in aree dove Bolsonaro è considerato popolare. In un discorso televisivo il presidente ha respinto tutte le accuse e ribadito che non deve dare spiegazioni a nessuno se vuole licenziare un suo funzionario.

Ora per l’opposizione Bolsonaro rischia l’impeachment per abuso di ufficio. Tuttavia la procedura di impeachment prevista dalle leggi brasiliane è piuttosto laboriosa e al momento potrebbe essere sbagliato avviarla, considerando che il paese deve affrontare un epidemia.

Nella giornata di oggi, inoltre, la Corte Suprema brasiliana ha autorizzato l’avvio di un’inchiesta nei confronti del presidente.

Bolsonaro è dunque sempre più nei guai, abbandonato sia dal popolo, sia da parte dei suoi alleati. A poco più di un anno dalla sua nomina come Presidente del Brasile, Bolsonaro potrebbe aver raggiunto il suo declino politico.

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Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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