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Boss ai domiciliari: conoscere per deliberare

All’origine del clamore mediatico che in questi giorni ha imperversato nei giornali, nei programmi televisivi e sui social per approdare ieri in Parlamento, ci sono due decisioni dei Magistrati di sorveglianza di Milano e di Sassari che hanno concesso il differimento della pena nelle forme della detenzione domiciliare a due persone detenute gravemente malate.

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di Maria Cristina Frosali

All’origine del clamore mediatico che in questi giorni ha imperversato nei giornali, nei programmi televisivi e sui social per approdare ieri in Parlamento, ci sono due decisioni dei Magistrati di sorveglianza di Milano e di Sassari che hanno concesso il differimento della pena nelle forme della detenzione domiciliare a due persone detenute gravemente malate.

L’art. 47-ter comma 1 ter dell’Ordinamento penitenziario prevede infatti che il Tribunale di sorveglianza possa, per un periodo di tempo stabilito, sostituire la pena carceraria con la detenzione domiciliare. Ciò è possibile solo per determinate ragioni, tra le quali rientrano i gravi motivi di salute. È questa la disposizione che i due Magistrati di sorveglianza hanno ritenuto di dover applicare nei casi in esame.

Il primo riguarda un signore di 78 anni, a cui restano da scontare circa 8 mesi dei 14 anni di reclusione a cui era stato condannato per estorsione e altri reati connessi di stampo mafioso. Questa persona, giunta ormai al termine della sua lunga carcerazione, soffre di gravi patologie cardiache ed oncologiche.

Anche il secondo detenuto di cui si è sentito tanto parlare in questi giorni è gravemente malato. A causa di un cancro alla vescica, nel dicembre 2019, ha subito un intervento chirurgico a seguito del quale si sono rese indispensabili cure specialistiche non più attuabili nell’Ospedale in cui si recava di solito, divenuto un centro Covid-19.

Si rendeva dunque al più presto necessario il trasferimento del detenuto presso un altro istituto che fosse in grado di garantire al paziente il prosieguo della terapia. Verificata l’indisponibilità di altro ospedale in Sardegna che potesse prendere in cura il detenuto e non avendo ricevuto alcuna risposta da parte del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria interpellato sulla possibilità di trasferire il detenuto in altro carcere, il Magistrato di sorveglianza di Sassari ha disposto il differimento dell’esecuzione della pena in regime di detenzione domiciliare.

Cosa accade quindi in concreto?

I due detenuti escono dal carcere per chiudersi nei loro rispettivi domicili, dai quali non potranno allontanarsi se non per le cure sanitarie urgenti a cui sono sottoposti e comunque sotto il costante controllo da parte delle Forze dell’Oridine.

Questi, dunque, i fatti, queste le decisioni che hanno tanto indignato l’opinione pubblica, riuscendo nel difficile intento di mettere questa volta d’accordo Giletti, Travaglio, Renzi, Salvini, Davigo ed alcune procure.

I giustizialisti duri e puri con chi finora aveva sostenuto posizioni ispirate dal garantismo.

Tutti insieme, tutti schierati contro le vergognose, inaccettabili e per alcuni addirittura colluse decisioni dei due giudici di sorveglianza i quali, che ci piaccia o no, non hanno fatto altro che dare voce all’art. 27 della Costituzione, secondo il quale per nessuno, neanche per i criminali più pericolosi, le pene possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità.

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