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Cultura

Pio La Torre, il politico che combatté la mafia

Pio La Torre, una delle figure più belle della storia del nostro Paese e della sua politica. Dalla più precoce età sviluppa l’interesse per le lotte sociali ed aderisce a quelle dei braccianti siciliani per il diritto alla coltivazione delle terre. Il suo costante impegno nella lotta alla mafia porterà alla nascita del 416bis.

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Il 30 aprile del 1982 il deputato del PCI Pio La Torre venne assassinato dalla mafia a Palermo, insieme al suo autista Rosario Di Salvo. La Torre nacque a Baida, un’antica frazione di Palermo, in una famiglia contadina. Fin dalla più giovane età si schierò dalla parte dei braccianti, aderendo successivamente al Partito Comunista. Nella sua carriera politica non dimenticherà però la ferocia di una mafia che lui stesso aveva conosciuto nel suo stesso territorio.

LE BATTAGLIE AL FIANCO DEI BRACCIANTI E L’ARRESTO

Dall’interno dello stesso diede l’avvio ufficiale al movimento di occupazione delle terre da parte dei contadini, lanciando anche lo slogan “La terra a tutti”. La protesta prevedeva la confisca delle terre incolte o mal coltivate e l’assegnazione in parti uguali a tutti i contadini che ne avessero bisogno. Il 10 marzo del 1950, in un centro agricolo in provincia di Palermo, migliaia di contadini andarono a lottizzare svariati terreni incolti. Intervennero quindi polizia e carabinieri che risposero alle sassaiole aprendo il fuoco. La Torre, per evitare che le cose degenerassero ulteriormente, arringò la folla sul fatto che fossero i padroni e non le forze dell’ordine i veri nemici da combattere. Nonostante il suo ruolo, fu arrestato e accusato di tentato omicidio, venendo condotto al carcere dell’Ucciardone il Giorgio seguente.

LA CARRIERA POLITICA

Appena uscito riprese le lotte contadine e nel 1952 assunse la carica di dirigente della Camera confederale del Lavoro. Nello stesso anno iniziò la sua vera carriera politica, venendo eletto consigliere comunale di Palermo. Otto anni più tardi entrò nel Comitato centrale del PCI e nel 1962 fu eletto segretario regionale, succedendo ad Emanuele Macaluso. Alla fine degli anni ’60 venne chiamato a Roma dalla direzione nazionale del partito comunista per ricoprire l’incarico di vice responsabile della sezione agraria e meridionale. Nel maggio 1972 fece il suo ingresso alla Camera dei Deputati, dove restò per tre legislature (VI, VII e VIII). Qui partecipò a diversi lavori delle Commissioni Bilancio e Agricoltura e di quella parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia.

LA LOTTA ALLA MAFIA

La Torre conobbe la mafia corleonese sul suo stesso terreno e anche quando fu a Roma non ne dimenticò il volto feroce. Lui prima di tutti intuì come la mafia dovesse diventare una questione politica nazionale. Proprio per queste ragioni, nel febbraio del 1980 firmò, insieme a Cesare Terranova, una relazione di minoranza in cui venivano evidenziati i rapporti tra mafia, politica e imprenditoria, in particolare con esponenti di spicco della Democrazia Cristiana, come Giovanni Gioia, Vito Ciancimino e Salvo Lima. Poco tempo dopo, precisamente il 31 marzo dello stesso anno, il parlamentare siciliano depositò alla Camera dei Deputati una proposta volta a riconoscere il reato di associazione mafiosa, quella dalla quale nascerà il celebre 416bis. Così facendo, per la prima volta, si riconosceva la mafia come organizzazione, fornendo alla magistratura uno strumento utile per colpire i patrimoni illecitamente accumulati.

L’OMICIDIO E LE INDAGINI

Tornato a Palermo come segretario regionale del Partito Comunista, il 30 aprile del 1982, mentre si dirigeva alla sede del Partito, la vettura sulla quale viaggiava insieme all’autista Rosario Di Salvo, fu affiancata da una moto di grossa cilindrata prima e da un’auto dopo. Su di essi viaggiavano i sicari che esplosero decine di colpi di pistola e mitraglietta contro i due uomini.

Seppur eclatante agli occhi di molti la pista mafiosa, si tenne in considerazione per molto tempo anche quella terroristica. Solamente con le confessioni di alcuni boss, su tutte quelle di Tommaso Buscetta, “Il boss dei due mondi”, il “delitto La Torre” venne universalmente riconosciuto come delitto di mafia, arrivando ad una sentenza definitiva solamente nel 1995.

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Fondatore e direttore del sito www.lapoliticadelpopolo.it Coltivo quotidianamente la mia passione per la politica, l'attualità e l'informazione, cercando di coinvolgere sempre più i giovani.

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