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Cultura

Il Primo Maggio tra storia e lockdown

Il Primo maggio è una ricorrenza che si festeggia sin dalla seconda metà dell’Ottocento: la storia, le origini e il significato che ha assunto negli anni.

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“Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo.” Sandro Pertini

Le parole di Sandro Pertini assumono oggi un sottofondo quasi amaro, dove la speranza e l’ottimismo sembrano aver lasciato il posto al risentimento e all’incertezza.

Tra le mura domestiche, questa ricorrenza si riempirà di toni nostalgici e sofferenti. In un lockdown che sembra senza uscita, considerato, su scala mondiale, come la recessione peggiore dalla “Grande depressione” degli anni Trenta ad oggi e decisamente peggio della crisi del 2008 (Pil -0,1%) in rapporto al Pil. La stima del Fondo Monetario Internazionale (FMI) parla di un tasso di disoccupazione in crescita al 12.7% dal 10.0 % del 2019, con una contrazione economica del 9.1% per l’anno in corso.

Sul lavoro, dunque, si focalizzerà il dibattito per i prossimi mesi e per i prossimi anni, a fianco dell’emergenza sanitaria: sarà necessario ripensare nuove forme d’impiego, dove, ancora una volta, i giovani potrebbero rappresentare quel quid di novità e competenza. Ma torniamo indietro nel tempo, quando e come nacque la Festa dei lavoratori?

Le origini

Durante la Rivoluzione industriale, negli Stati Uniti divennero assidue e partecipate le manifestazioni organizzate dall’Associazione dell’Ordine dei Cavalieri del Lavoro americani, i Knights of Labor, proprio in difesa dei diritti degli operai nelle fabbriche. Nel 1866 fu approvata a Chicago, in Illinois, la prima legge sulle otto ore lavorative giornaliere, che, però, entrò in vigore soltanto un anno dopo, il 1° Maggio del 1867. Quel primo Maggio fu organizzata una manifestazione con almeno diecimila partecipanti. La notizia arrivò presto in Europa; ricordiamo che già nel 1864 era nata a Ginevra la “Prima Internazionale“, ovvero l’Associazione internazionale dei lavoratori, vicina ai movimenti socialisti e marxisti. Nel frattempo, la “Legge delle otto ore” iniziò ad affermarsi su tutto il territorio statunitense, mentre continuavano le manifestazioni dei Knights of Labor.

La rivolta di Chicago

Il 1° Maggio del 1886, in occasione del 19° anniversario dell’entrata in vigore della legge nell’Illinois, la Federation of Organized Trades and Labour Unions lanciò un ultimatum per l’estensione della legge su tutto il territorio americano: in caso contrario, si sarebbe indetto uno sciopero generale a oltranza. Anche Chicago partecipò allo sciopero generale, in particolare la fabbrica di mietitrici McCormick. La polizia, per reprimere la manifestazione, sparò sui manifestanti, uccidendone due e ferendone altri. Gli anarchici locali, in risposta alla brutalità messa in scena dalle forze dell’ordine, organizzarono una manifestazione in Haymarket Square, la piazza che ospitava il mercato delle macchine agricole. Le tensioni durarono fino al 4 Maggio, quando da una traversa fu lanciata una bomba che uccise sei poliziotti e ne ferì una cinquantina. La polizia rispose sparando sui manifestanti. Il numero delle vittime non fu mai reso pubblico, così come l’identità di chi lanciò l’ordigno.

La condanna

Il 20 Agosto del 1887, il Tribunale condannò a morte August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg . In seguito a pressioni internazionali, la condanna di Fielden e Schwab fu commutata in ergastolo. Oscar W. Neebe venne condannato a 15 anni di reclusione. Il Cancelliere Otto von Bismarck proibì tutte le manifestazioni in favore dei responsabili dei fatti di Haymarket. Otto uomini vennero condannati in quanto anarchici e sette di loro destinati alla pena capitale. Furono tutti impiccati a Chicago l’11 Novembre del 1887.

Il 1° Maggio nel mondo

Nel 1887, Grover Cleveland, allora Presidente degli Stati Uniti, ritenne che la ricorrenza del 1° Maggio avrebbe potuto rappresentare un momento di commemorazione degli episodi sanguinosi di Chicago. Successivamente, temendo che la motivazione potesse rafforzare il nascente socialismo, spostò l’oggetto della festività sull’antica Organizzazione dei Cavalieri del Lavoro. I lavoratori, però, organizzarono per i cosiddetti “Martiri di Chicago” un’importante manifestazione, dimostrando che le idee socialiste erano tutt’altro che scomparse. Le notizie di Chicago arrivarono in tutto il continente americano, per poi estendersi in Europa. In Canada, ad esempio, la data del 1° Maggio fu adottata a partire dal 1894, anche se maggiormente legata alle manifestazioni degli operai a Toronto e Ottawa nel 1872. Nel 1889, al Congresso Internazionale di Parigi che diede il via alla Seconda Internazionale, il 1° Maggio fu dichiarato ufficialmente come la “Festa Internazionale dei Lavoratori“, come in altri paesi del mondo. In Australia, invece, la commemorazione ricorda la “Festa delle Otto Ore“. Anche il mondo cattolico, nel 1955, con Papa Pio XII, istituì per tutta la Chiesa cattolica la Festa di San Giuseppe lavoratore.

In Italia

Fu Livorno per prima a rivoltarsi in Italia non appena si diffuse la notizia dell’assassinio degli esponenti anarchici di Chicago nel 1888. Il popolo livornese si scagliò contro le navi statunitensi ancorate nel porto, poi contro la Questura, dove si rifugiava, secondo fonti non verificate, il Console degli Stati Uniti. Soltanto con il Regio decreto legge n.692 del 1923, dopo decenni di battaglie operaie e lotte sindacali, vennero dichiarate legali le otto ore lavorative. La decisione europea in merito alla festività del 1º Maggio nel 1889 fu ratificata in Italia soltanto due anni dopo.

Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento” così citava la rivista La Rivendicazione di Forlì .

Nel ventennio fascista, la celebrazione, dal 1924, venne anticipata al 21 Aprile, in coincidenza con il Natale di Roma. Nel 1945, con la fine del conflitto mondiale, fu riportata al 1 Maggio. Nel 1947 l’eccidio di Portella della Ginestra (PA) catapultò nuovamente la ricorrenza nel sangue. La banda criminale di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone quattordici e ferendone una cinquantina.

A partire dal 1990, i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, in collaborazione con il Comune di Roma, organizzano ogni anno “Il Concertone del 1° Maggio” in piazza San Giovanni in Laterano.  Purtroppo, quest’anno, dovremo fare a meno di quella piazza.

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Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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