Connect with us

Mondo

La crisi della democrazia e l’ombra della Cina

In un mondo in cui la società è sempre più insicura, il sistema democratico inizia a sgretolarsi, lasciando il posto all’ombra di nuovi sistemi centralizzati, come il governo di Pechino, da anni impegnato in una campagna politica ed economica espansionistica.

Published

on

Qualche mese fa una ricerca realizzata dal Centre for the Future of Democracy dell’Università di Cambridge, curata dal docente di scienze politiche Roberto Foa, ha evidenziato come la soddisfazione nei confronti della democrazia non sia mai stata così bassa.

Il risultato principale, ottenuto esaminando e paragonando i dati di tutti i paesi l’uno con l’altro, è che tra il 1995 e il 2019 il livello di insoddisfazione nei confronti della democrazia è cresciuto dal 48 al 58 per cento.

Secondo Foa questo fenomeno si può spiegare con una serie di fattori. Il primo e il più importante è la crescente polarizzazione della politica, ovvero il fenomeno per cui l’opinione degli elettori diviene sempre più intransigente nei confronti dei partiti avversari, che sarebbe favorita da un sistema elettorale maggioritario che lascia poca rappresentanza a chi perde le elezioni. In secondo luogo alla sfiducia contribuisce anche la sensazione di impotenza dovuta a quei trucchi che servono a limitare la capacità degli elettori di influenzare il processo politico (ne è un esempio il gerrymandering, ovvero il designamento dei collegi elettorali in modo da favorire una certa parte politica).

Una crescente mancanza di fiducia è poi dovuta all’avvento delle crisi economiche. In Grecia, per esempio, prima della crisi ben due terzi dei greci erano soddisfatti della democrazia, una percentuale molto alta. Dopo la crisi, la percentuale è scesa a un terzo della popolazione.

Oltre alle crisi economiche anche gli scandali giudiziari e politici ricoprono un ruolo fondamentale. Infatti in Italia già negli anni Novanta, dopo gli scandali di Tangentopoli e la crisi della lira, gli italiani avevano perso molta fiducia nella democrazia, senza recuperarla nemmeno negli anni successivi.

Sono da tenere poi in considerazione gli indici di paesi come Polonia e Ungheria, dove la soddisfazione per la democrazia ha raggiunto un record storico, e ha coinciso con l’elezione di governi populisti ed esplicitamente contrari alla democrazia intesa nel suo senso liberale, utilizzato comunemente nel resto d’Europa. Secondo Foa si tratta di un punto molto importante rivelato dalla ricerca. La soddisfazione per la democrazia non necessariamente coincide con la soddisfazione per un sistema democratico che tutela le minoranze e la separazione dei poteri, la definizione più accettata di “democrazia liberale”.

Viktor Orban, primo ministro ungherese

In una situazione del genere è dunque naturale che la maggior parte dei cittadini inizi a guardare verso sistemi politici più centralizzati, sperando che essi portino a governi più stabili e incisivi. La venuta del coronavirus ha evidenziato ancor più questo ragionamento. Per molti infatti la gestione cinese dell’epidemia è diventata un punto di riferimento. Sempre più persone in questi giorni hanno iniziato a lodare il sistema centralizzato cinese, capace di poter agire in maniera tempestiva e rigorosa. Questo ovviamente perché la Cina non ha opposizioni all’interno della sua politica, e tutti sono costretti a seguire il sentiero imposto dal governo centrale.

Ma davvero la dittatura di Pechino si è rivelata un sistema più efficace nella lotta contro il virus?

Certamente un sistema centralizzato è più veloce e rigoroso di un sistema democratico. La Cina è infatti riuscita ad allestire enormi ed efficienti zone rosse in pochissimo tempo, chiudendo tempestivamente intere regioni. Grazie a queste forti misure di distanziamento sociale il governo di Pechino è riuscito a debellare gran parte dei focolai di COVID-19, ed ora le città cinesi stanno tornando lentamente alla normalità.

Tuttavia secondo uno studio condotto dall’organizzazione “Reporter senza Frontiere” emerge il fatto che se la Cina fosse stata governata da un apparato democratico, l’epidemia sarebbe stata circoscritta più facilmente. Non bisogna infatti dimenticare che il governo di Pechino, alla scoperta del Coronavirus, ha cercato in tutti i modi di insabbiare l’intera vicenda.

In un’intervista, poi prontamente cancellata dalle autorità cinesi, Ai Fen, direttrice per l’emergenza dell’ospedale di Wuhan, ha affermato di essere stata rimproverata per aver avvisato i suoi superiori e colleghi della scoperta di un virus simile a quello della SARS, nelle analisi dei pazienti visitati a dicembre. La storia di Ai Fen non è la sola. Insieme a lei, molti altri medici hanno subito i ricatti del governo cinese, tra cui il famoso Li Wenliang, uno dei primi dottori a denunciare la comparsa del virus, ammalandosi a sua volta e perdendo la vita.

A gennaio, le autorità della provincia dello Hubei sottostimarono le dimensioni dell’epidemia: allora il governo centrale di Pechino rimosse i capi locali del partito e criticò apertamente la gestione iniziale del contagio, ma secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal, il presidente cinese Xi Jinping era informato almeno dal 7 gennaio su quanto stava accadendo e avrebbe una parte di responsabilità. Tutto questo ha suscitato diverse critiche nei confronti della Cina.

Da untori a salvatori: come la Cina è riuscita a stravolgere l’opinione pubblica

Per reprimere qualsiasi critica internazionale, la Cina ha cominciato ad attuare un programma di aiuti e forniture rivolto a molti paesi di tutto il mondo.

Bisogna poi ricordare che la Cina da tempo lavora per estendere la sua influenza all’estero: ne è il più grande esempio la Belt and Road Initiative (BRI), l’enorme piano di investimenti in infrastrutture e logistica che punta a unire più continenti. Secondo i critici questo piano consiste in una specie di “trappola del debito”, dato che gli investimenti e i prestiti della Cina, anche se fatti a condizioni agevolate, finiscono per indebitare gli stati riceventi e renderli subalterni e dipendenti dalla Cina.

Il risentimento nei confronti della Cina per come ha gestito la fase iniziale dell’epidemia di COVID-19, rischia di creare un terreno sfavorevole al piano di investimenti della BRI: la “diplomazia delle mascherine” è dunque un tentativo di migliorare la reputazione della Cina sia nelle società dei vari paesi, che tra le élite politiche.

La Cina nega che ci siano scopi politici dietro le forniture, ma secondo la rivista The Diplomat uno degli obiettivi della “diplomazia delle mascherine” sembra quello di attrarre i paesi meno coinvolti nella NATO e critici verso l’Unione Europea, cioè i paesi del cosiddetto “gruppo di Visegrad” e in generale gli stati dell’Est Europa.

In tutto ciò l’Italia offre l’ambiente perfetto per testare la strategia di Pechino. È stata il primo paese occidentale ad essere colpito da un grande focolaio di coronavirus, ed ha quindi urgentemente bisogno di forniture mediche per sostenere un sistema sanitario sull’orlo del collasso. Inoltre il governo italiano è guidato da una coalizione che include il Movimento Cinque Stelle, un partito euroscettico e sempre più filo-cinese che da anni promuove incessantemente un rapporto più forte con Pechino, minimizzando la tradizionale alleanza transatlantica e alimentando i sospetti verso la NATO. L’anno scorso l’Italia è stata poi il primo paese del G7 a unirsi alla Belt and Road Initiative.

Il governo di Pechino continua dunque la sua campagna di influenza, sfidando apertamente l’Occidente e i suoi ideali democratici sempre più in crisi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trending