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Le traumatiche conseguenze psicologiche del Coronavirus: la social phobia

Che cosa ci dobbiamo aspettare dalla fase due? Le nostre relazioni sociali hanno subito delle ripercussioni da questa pandemia terrificante? Parleremo di questo con Silvia Vianello una brillante Donna di successo.

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Inizio quest’articolo con una domanda: what’s next? Già, cosa verrà dopo?

Silvia Vianello durante la sua carriera si è sempre posta questo quesito, che l’ha portata a brillare agli occhi del mondo. Noi, oggi, indagheremo questa domanda sotto una luce diversa, abbandoneremo per un attimo il sentiero del successo individuale e ci accosteremo alla nuova, emergente problematica sociale: la fobia dell’uomo sull’uomo.

Pensavate che il periodo lunghissimo di quarantena sarebbe stato il più difficile? Niente di più sbagliato! La fase più subdola è quella che stiamo per vivere, che consiste nel rincontrare i nostri simili. Sì, proprio loro, gli esseri umani, il principale veicolo del più temibile dei temibili: il Covid-19. E dunque, quando potremo aprire le porte della nostra prigione di salvezza e fare un primo passo verso il mondo esterno, come saranno cambiate le nostre relazioni? In altre parole, cosa verrà dopo la fase 1?

Chi è Silvia Vianello?

Caro lettore, non mi basterebbe un intero articolo per descriverti il curriculum di una Donna così brillante!

Originaria di Noventa di Piave, un piccolo paese in provincia di Venezia, Silvia Vianello è “l’italianissimo” nome che rimbalza con successo nel mondo manageriale. Possiede una laurea con lode in Economia ed un PhD, entrambi conseguiti all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Vogliamo parlare della sua carriera? Bene, iniziate a prendere appunti! È stata docente di Marketing alla Bocconi di Milano, ha una vasta carriera internazionale di successo come professoressa e consulente, ad esempio alla Rice University di Houston (Texas), alla Saint Gallen (Svizzera) ed ESADE (SPAIN). Oggi Silvia Vianello vive a Dubai e dirige l’Innovation Lab della SPJain School of Global Management, una delle più celebri business school del mondo.

Lei è sempre al passo con i tempi, è la Top Middle East Woman Leader. Sì, avete capito bene! “Migliore donna manager del Medio Oriente” premio vinto agli Asian Leadership Awards, nonché Top 50 educators, uno dei migliori professori al mondo, premio vinto al World Education Congress.

Non a caso la rivista Forbes, nel 2018, l’ha messa tra le 100 donne italiane di maggior successo nel mondo. In questo articolo vi riportiamo la sua esperienza, la sua voce, il suo pensiero sugli effetti non solo economici, ma anche e soprattutto sociali di questa terribile pandemia.

Dubai e l’emergenza

Secondo Silvia Vianello, come abbiamo potuto seguire sulle sue storie su Instagram (@Profsilviavianello) la reazione di Dubai all’emergenza sanitaria è stata simile a quella italiana, anche se più tempestiva. Infatti, prima di bloccare i voli hanno effettuato i test su tutti coloro che arrivavano in aeroporto da zone a rischio, così facendo hanno circoscritto i potenziali positivi e si è facilitata la conseguente azione di isolamento.

Anche Dubai ha applicato il lockdown totale, ma le pene che spettano ai trasgressori erano molto più severe, senza contare il grande vantaggio di cui gode questo paese: la bassa età media della popolazione! Questo ha determinato un tasso di mortalità molto inferiore rispetto al resto del mondo. Ma ciò che prima di tutto lascia esterrefatti è che il deserto ha inglobato la città. Le strade di Dubai ora sono deserte, sono rimaste lì: immense, immutabili, ma disperatamente vuote.

Tutto è cambiato! Si continua a mandare avanti la vita, ma rigorosamente online, dunque inizia a mancare il contatto umano; manca l’energia che nasce quando si è tutti nella stessa stanza e ci si confronta non dietro uno schermo, ma “vis a vis”, guardandosi negli occhi che sono il vero “display” dell’anima.

Secondo la Dr.ssa Vianello, però, dobbiamo cercare di cogliere gli aspetti positivi di questa emergenza, come per esempio il fatto che sempre più persone hanno deciso di rimettersi a studiare, come la stessa dichiara:

solo una popolazione istruita potrà finalmente aiutare nel rivedere una crescita consistente del nostro Paese, perché è proprio nelle situazioni di crisi che possono nascere incredibili opportunità. Non le abbiamo sfruttate nella crisi precedente del 2008, è arrivato il momento di sfruttarle ora.”

Oltretutto, Silvia Vianello offre l’opportunità agli appassionati delle materie economiche di ottenere borse di studio a copertura totale delle fee universitarie per studiare a Dubai, Singapore e Sydney e potete farne richiesta mandandole email in inglese qui silvia.vianello@spjain.org. Inoltre, ha anche pubblicato un libro che dà ottimi consigli su come trovare lavoro su Linkedin non appena tutto questo sarà passato. Insomma, una Bibbia per i giovani intraprendenti! Potete trovarlo qui.

Social Phobia

Questa crisi ci ha portato via tante cose. Ha spazzato via l’arroganza, rimpiazzandola con un pizzico di umiltà; ha portato via il desiderio di guardare solo il proprio smartphone, invece che guardarsi negli occhi e parlarsi; ha distrutto molte coppie e ne ha facilitato la nascita di altre.

Questa crisi ci ha anche fatto capire quanto inutile e dannosa sia l’eccessiva tecnologia. Certo, grazie ad essa abbiamo mantenuto una parvenza di normalità in questi due mesi, ma ci ha anche assuefatti. Avremo molta meno voglia di connetterci sui social quando usciremo di casa, perché sentiremo l’esigenza di parlarci, toccarci, sentirci, ascoltarci, e non dietro uno schermo.

Sentiremo l’esigenza di dare più valore alla vita intera, al tempo e alla tecnologia utile e costruttiva, quella che davvero migliora la vita. Pensa se tutto questo fosse successo 15 anni fa. Con la banda di allora non avremmo di certo potuto vivere come ora.

Ma forse non ci siamo ancora resi conto, dato che abbiamo vissuto questi ultimi mesi nelle nostre confortevoli mura domestiche, che là fuori il mondo è cambiato per davvero. Basta varcare le soglie della propria abitazione per rendersi conto che il Coronavirus sta inevitabilmente lasciando profonde ripercussioni sociali.

La “social phobia ” è ovunque tangibile nelle nostre città spettrali. Quando esci di casa ed entri in un ristorante, al supermercato o comunque in una zona limitata non puoi toccare niente, né sederti da nessuna parte. I bambini fino ai 12 anni e gli over 60 non vengono ammessi in nessun locale o spazio delimitato, e qui a Dubai, ad esempio, nemmeno nella spiaggia più bella di JBR.

Le nostre relazioni sociali subiranno delle ripercussioni talmente terrificanti che si potrebbe iniziare a parlare di “social phobia”. Prima che le nostre vite fossero rivoluzionate da un nemico invisibile provavamo piacere nell’interagire con le persone e socializzare. Ora, invece, lo vedi chiaramente che le persone sono a disagio se ti avvicini e devi condividere uno spazio ristretto, anche se solo per pochi secondi e nonostante guanti e mascherina.

Nei brevi e fugaci incontri con le persone, che caratterizzano questo insano periodo, siamo costretti a comunicare dietro una mascherina che non ti permette di vedere l’espressione della persona che incontri e la distanza è l’unica arma che ti garantisce una parvenza di sicurezza. E se mancasse anche quella? Se dovessi trovarti in un ascensore che contiene un spazio limitato, dove trovi due persone senza mascherina? La reazione sarà panico e disagio, perché consapevoli di essere profondamente a rischio.

Nei primi momenti in cui ci verrà restituita parte della nostra libertà noteremo subito che le persone hanno paura del prossimo, della vicinanza. Addirittura, anche le persone che ti misurano la febbre tengono il più possibile le distanze! E preparatevi perché vi misureranno la febbre ovunque. Ma proprio ovunque. Solo ieri in 2 ore 5 volte.

Dunque, la social phobia è tangibile negli occhi di un passante, nel collega che comunica con te non a uno, ma a due metri di distanza, è tangibile nel tavolo di un ristorante, quando dai un colpo di tosse e i camerieri smettono di servirti, nei posti alternati dei banchi di scuola che chissà quando potranno riaprire… insomma, in tutta la nostra vita “sociale”.

Ma cosa sarà rimasto delle nostre relazioni sociali? Forse siamo davvero rimasti assuefatti da questa tecnologia che ci ha fatto capire che, dietro uno schermo di uno smartphone o di un pc, non correremo il rischio di essere infettati.

Insomma, da una parte nutriamo quest’esigenza di tornare al più presto alla normalità, sogniamo di abbracciare un nostro amico o di partecipare a un party in compagnia dei nostri colleghi, o andare a ballare e cantare ad un concerto ma, per altro verso, temiamo che tutto ciò si concretizzi, siamo terrorizzati di rivedere i nostri cari non più dietro uno schermo, ma in un ambiente libero dove le particelle del virus possono liberamente viaggiare e disperdersi nell’aria.

Ahi, caro Aristotele, quanto sono lontani i tempi in cui affermavi che l’uomo è “un animale” che ben si accorda con la sua innata socialità. Noi rimaniamo fiduciosi nell’attesa di un vaccino che possa salvarci non solo dal Coronavirus, ma anche dal pericolo imminente della social phobia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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