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Cronaca

Egitto, carcere di Tora: muore Shady Habash

Ulteriori aggiornamenti sulla condizione di Zacky: in che condizioni si trova adesso? La morte di Shady Habash non ci rassicura… che sia una coincidenza?

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Ci eravamo lasciati due settimane fa con con la notizia di un nuovo rinvio per Patrick George Zaky, dopo oltre 60 giorni dall’arresto al Cairo. Come ricorderete tutti, il giovane ricercatore egiziano dell’Università di Bologna, venne arrestato in Egitto il 7 Febbraio scorso, in circostanze ancora poco chiare.

I capi d’accusa riguardano la diffusione di notizie false e partecipazione a manifestazioni non autorizzate: Zaky, fin da subito, tramite i suoi legali aveva ribadito nelle sedi predisposte che gli account social incriminati non gli appartengono e che nei giorni delle proteste non autorizzate dal Governo (23 e 24 Settembre 2019) si trovava in Italia (già dal 28 Agosto 2019) proprio per preparare il Master.

A fine Febbraio, lo ricordiamo, arriva la notizia di un nuovo trasferimento per il giovane e di un’ulteriore restrizione delle visite, contrariamente a quanto promesso dal procuratore. Ai famigliari non sono state date spiegazioni in merito al trasferimento, segnale di una probabile complicazione sul caso.

Zaky è nel carcere di Tora, situato a sud del Cairo, luogo, come già descritto dai suoi legali, dove è difficile garantire il rispetto delle norme previste per contenere il contagio da Covid-19.

Le condizioni psico-fisiche del giovane non sono delle migliori, infatti Zaky, essendo un soggetto asmatico, “dovrebbe essere immediatamente scarcerato, al di là della sua innocenza secondo Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia.

In base alle ultime informazioni, il Ministro degli esteri Luigi Di Maio, settimane fa, aveva annunciato l’intenzione di seguire tutti i passaggi processuali. Allo stesso modo, Federico D’Incà, Ministro per i Rapporti con il Parlamento, aveva assicurato la priorità del caso da parte del Governo italiano, nella speranza di un rapido rilascio.

Purtroppo non ci giungono novità rilevanti sulla situazione giuridica di Zaky, ma di certo il decesso, due giorni fa, del giovane regista ventenne Shady Habash, proprio nel carcere di Tora, non giova a favore di un rapido rilascio.

Il giovane artista era rinchiuso da circa due anni, colpevole di aver diretto un video nel quale veniva irriso il Presidente egiziano al Sisi.

A dare notizia della sua morte è stata proprio la rete degli attivisti per la liberazione di Zaky.

Le cause del decesso non sono chiare, non si sa se siano conseguenti ad una ipotetica positività al Covid-19 o se legate ad un tentativo di suicidio.

Sei mesi fa, Shady scriveva dal carcere: “Sono due anni che tento di ‘resistere’ da solo a tutto ciò che mi sta accadendo, perché io possa uscire da qui essendo ancora quella stessa persona che conoscete da sempre. Ma non ce la faccio ad andare avanti. Resistere in prigione significa proteggere te stesso e la tua umanità da tutto ciò che vedi e vivi ogni giorno. O impedisci a te stesso di diventare pazzo, oppure muori lentamente. Ho bisogno più che mai del vostro sostegno”.

“I suoi compagni per un po’ hanno chiesto aiuto, ma le guardie e gli ufficiali non sono intervenuti fin quando lui non ha esalato l’ultimo respiro” questa una prima ricostruzione degli ultimi istanti di Shady.

Una morte tragica che genera ulteriori dubbi anche in merito ai capi d’accusa con cui, nel marzo del 2018, era stato arrestato.

Continueremo ad aggiornarvi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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