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Economia

Il calcio non è solo un gioco

Il calcio è davvero solo uno sport? Che impatto ha nella quotidianità degli italiani? Ed in quello dello Stato?

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Il calcio da sempre è lo sport più visto in tutto il mondo, ha miliardi di seguaci ed appassionati. Basti pensare che i soli primi 10 club al mondo contano più di 2 miliardi di tifosi. Croce e delizia, speranza e delusione, sogno ed incubo per tutti, il calcio influenza il mondo in maniera diretta ed indiretta. In questo periodo- anomalo per tutti- il calcio è oggetto di innumerevoli diatribe che hanno creato una spaccatura tra chi vorrebbe che ripartisse e chi vorrebbe sospenderlo con la frase, oramai nota, del “abbiamo altri problemi adesso, non si può pensare al calcio”.

Ebbene, come sempre la verità sta nel mezzo. Il calcio è uno sport di contatto, quindi in una pandemia in cui il contatto è la maggior fonte di diffusione del virus, il rischio per atleti e addetti al lavoro è molto alto, ma è pur vero che- come sembra- in molti Paesi, Italia in primis, il virus sembra ritirarsi e perdere di virulenza.

Quanto vale il calcio in Italia?

Nel bel Paese il calcio conta 28 milioni di tifosi, 4,6 milioni di praticanti, quasi 1,4 milioni di tesserati e circa 568.000 partite ufficiali disputate ogni anno (di cui il 64% di livello giovanile) secondo i dati riportati dalla FIGC.

Se si considera tutto il sistema calcio ( leghe + calcio professionistico + giovanili + FIGC + campionati dilettantistici) il fatturato è di 4,7 miliardi, terza industria italiana ,con una crescita rispetto al 2017 in termini di impatto economico, del 6% pari a 3,5 miliardi sono se si considerano le prime tre categorie. Questa crescita è stata sostenuta in particolare da un incremento delle componenti dei ricavi da stadio (+22,4%) e dei ricavi da sponsor e attività commerciali (+9,5%).

Degli oltre 400 milioni di euro scaricati nel sistema sportivo nazionale, il 70% proviene proprio dal mondo del calcio. La disciplina più amata e seguita su scala nazionale, pertanto, aiuta il finanziamento pubblico per circa 300 milioni di euro. Dal punto di vista dello spettacolo, il volume generato dal calcio è pari al 35% del totale, contro il 10% del cinema e il 7% del teatro, con un impatto pari all’81%, considerando solo gli sport.

Al netto di questi numeri molto importanti, si denota però una visione miope da parte di alcuni autorevoli esponenti del governo, che mostrano atteggiamenti molto avversi nei confronti della ripartenza di un così importante asset del nostro Paese, nascondendosi spesso dietro alla paura di possibili nuovi contagi semplicemente per timore di decidere. A tal proposito riportiamo alcune dichiarazioni a partire dal ministro Spadafora:

“Leggo cose strane in giro, ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul calcio: gli allenamenti delle squadre non riprenderanno prima del 18 maggio e della ripresa del campionato per ora non se ne parla proprio.”

A cui sono seguiti moniti da parte di altri esponenti politici come quello del deputato di Italia Viva Luciano Nobili:

“Il calcio ha valore sportivo, sociale ed economico. Finanzia lo sport nazionale. Deve essere parte della ripartenza. In sicurezza, a porte chiuse, a fine giugno o quando possibile. Ma no a blocchi incomprensibili.  Tornano al lavoro gli italiani (quelli che non lo perdono a causa della crisi e dei ritardi), tornino al lavoro gli sportivi. ‬‪Dovremo fare i conti con interi settori in ginocchio, evitiamo di metterci anche il calcio.”

Ma anche di esponenti direttamente collegati con il mondo del calcio come Andrea Agnelli:

«Mi associo anche io ai complimenti e ai consensi unanimi per il lavoro del presidente Dal Pino e ne approfitto per ribadire con forza un aspetto. Voi sapete che io non sono molto mediatico e preferisco il silenzio, questo può aver alimentato errate interpretazioni sulla volontà della Juventus. Ebbene, io ribadisco con forza che la Juventus ha la ferma volontà di concludere la stagione 2019/20. Iniziando gli allenamenti il 18 maggio e le partite a giugno ci saranno modi e tempi per concludere le stagioni. Rispettando le indicazioni dell’Uefa e dell’Eca

Posizione condivisa da tutti i rappresentanti dei club: da Lotito a Scaroni, da Barone a Ferrero fino a Urbano Cairo.

Gettito fiscale del calcio italiano

During the Serie A match between Juventus and SS Lazio on October 14, 2017 in Turin, Italy.

Il calcio è un ecosistema composto, in via prevalente, dalle attività di società e realtà specializzate nella gestione di impianti. Complessivamente circa 50 mila strutture economiche (tra società ed enti). Esso rappresenta il principale contributore del sistema sportivo, con un’impatto del 70% rispetto al gettito fiscale complessivo generato dal comparto sportivo italiano e del 36% nel macro settore economico relativo alle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e di divertimento (il secondo settore, relativo a lotterie, scommesse non supera neanche il 17,5%).

Tra il 2006 ed il 2018 le scommesse sul calcio sono aumentate di ben 4 volte, passando da 2,1 a 9,1 miliardi di euro, mentre nello stesso periodo il relativo gettito erariale è passato da 171,7 a 211,0 milioni di euro. Pensate che il tennis non supera i 50 milioni e il basket nemmeno i 20.

L’ammontare della contribuzione fiscale e previdenziale del football professionistico italiano è pari a 11,4 miliardi di euro, mentre i contributi erogati dal CONI alla FIGC sono stati pari a 749 milioni: insomma, basti pensare che per ogni euro investito dal governo italiano nel calcio, lo Stato ha avuto un ritorno, dal punto di vista fiscale e previdenziale pari a 15,2 euro.

La Serie A impatta per il 72% della contribuzione complessiva e considerando il solo calcio professionistico, rispetto al 2015, il reddito da lavoro dipendente del settore è aumentato del 7,5%, (per un totale nel 2016 pari a 1.452,7 milioni di euro) mentre il numero di contribuenti è salito dai 9.371 del 2015 agli oltre 11.000 del 2019. Il numero di lavoratori dipendenti con redditi superiori a 200.000 euro raggiunge le 993 unità, il dato record tra quelli registrati negli ultimi 11 anni, mentre i volontari sono 235 mila con oltre 40 mila risorse distribuite.

Insomma, come già detto nel titolo, il calcio non è solo un semplice gioco e non farlo ripartire significherebbe mettere in crisi la terza industria del Paese, con una perdita stimata tra i 700 ed gli 800 milioni per il solo 2019-2020.

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Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver conseguito la triennale mi sono spostato a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso la Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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