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Cronaca

Aboubakar Soumahoro: “I migliori sindacalisti sono i giovani”

La condizione in cui siamo ci impone di ripensare alla nostra società. In questa intervista, Aboubakar Soumahoro fa un analisi globale in particolare della condizione dei lavoratori sfruttati.

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di Abril K. Muvumbi

Mi sono da poco cimentata nel mondo delle dirette. Un po’ per noia, un po’ perché mi ero stancata di guardare solo quelle degli altri e così mi sono detta ‘perché non provare?’. Una settimana di dirette con ospiti interessanti, per fare il punto della situazione prima della Fase 2. 
Ma volevo parlare anche di altro. Da quasi dieci anni siamo costretti a vedere le immagini del continuo traffico di essere umani che partono dalla Libia per venire qui, in un luogo sicuro. Nel 2011 io avevo 14 anni.

Quindi per tutta la mia adolescenza, momento in cui una persona cerca di capire come gira il mondo, io vedevo solo persone come me morire in mare. E nel caso ce la facessero ad arrivare, li vedevo essere sfruttati in quanto persone senza documenti. La questione dei braccianti, del caporalato e di tutto ciò che riguarda la filiera agroalimentare la conosco solo in superficie. Ma voglio saperne di più. E per saperne di più devo rivolgermi a chi ne sa di più, chiaramente. Così ho contattato Aboubakar Soumahoro. Aboubakar è un sindacalista e attivista che lotta per i diritti dei lavoratori sfruttati e sottopagati, in particolare coloro che lavorano nell’agroalimentare, dai braccianti ai riders.

Comincio con una piccola presentazione per spiegare chi è e cosa fa. In realtà del suo personale non si sa moltissimo, oltre al fatto che è venuto qui in Italia quando aveva 19 anni e che è laureato in Sociologia. Fonte? Articoli trovati su Google. Ma lui ha confermato, tranquilli. 

  • Intanto comincio col chiederti come stai.

Sto bene, si cerca di andare avanti e sono contento di essere qui con voi.

  • Ci puoi spiegare bene la situazione che vivono i braccianti ora e dirci qualcosa sulla proposta regolarizzazione temporanea delle persone irregolari?

Innanzitutto, il nostro ragionamento ha bisogno di essere contestualizzato. Qualsiasi ragionamento va incanalato all’interno della realtà in cui viviamo, e attualmente viviamo il confinamento e il distanziamento sociale. Confinamento selettivo, diventato ormai generale. Mentre il distanziamento è un privilegio. E questo ci porta a dover contestualizzare, ci porta a porre il nostro sguardo su ciò che si sta verificando negli ospedali, con infermieri e medici che stanno lottando per salvare vite. Contemporaneamente vedi molti giovani, i riders, che sono esposti a pericoli. E in tutto questo c’è un nemico invisibile, che non risulta essere incarnato nelle persone che abbiamo lasciato in mare, dopo che ci hanno detto essere loro i nemici dell’Italia.

Non sono nemici, sono parte della nostra stessa umanità. Il ragionamento su ciò che avviene nella filiera agroalimentare, deve tenere presente di questo. Ci sono uomini e donne che si spaccano la schiena, che lavorano e che continuano a consentire l’arrivo a ciò che circola nella filiera, che poi arriva sulle tavole di chi ha responsabilità politica, ma anche di chi ha responsabilità sul piano scientifico. I braccianti sono in questa condizione pesante, che già lo era, caratterizzato da salari da fame, caratterizzato dalla presenza di braccianti invisibili e di donne che lavorano e non vedranno la pensione come tanti altri braccianti. Quindi lavoratori che, mentre producono cibo, continuano a vivere tra le lamiere senza acqua da bere e neanche per lavarsi. Posti a qualsiasi condizione di pericolo rispetto alla propria salute. Ed è per questo che attraverso una raccolta fondi stiamo distribuendo generi e dispositivi di protezione.

L’iniziativa del Governo credo che vada a sua volta contestualizzata. Ci hanno insegnato che chi ha concorso a creare i presupposti che ci permettono di stare qui a ragionare, quindi i nostri Padri Costituenti, ha lottato per mettere all’interno della nostra Costituzione l’Essere Umano. Qualsiasi nostro ragionamento deve mettere al centro la salvaguardia della vita umana. Il Governo è molto in ritardo. Ci sono uomini e donne che sono stati esclusi dalla possibilità di vedere tutelata la propria vita. Dobbiamo prima salvare le persone. I medici non guardano il documento, hanno come unico obiettivo quello di salvare vite. E non si capisce perché questo genere di ragionamento non sia applicato anche dal Governo, dato che qui si tratta della vita di esseri umani. 

Tentiamo di provocarlo.

  • Ho visto la puntata della trasmissione ‘Che tempo che fa’ in cui sei stato invitato come ospite insieme alla Ministra Bellanova. Eri soddisfatto della risposta che ti ha dato in quell’occasione? Io non ti ho visto particolarmente convinto. E in particolare volevo sapere se hai un dialogo costante con lei e se lavorate insieme.

Noi in queste ore siamo nel fango della miseria. Sia in senso figurato che in senso reale. Delle volte bisogna immedesimarsi nelle condizioni di chi continua a gridare, ma il suo grido viene silenziato. Bisogna immedesimarsi nelle condizioni delle persone che continuano a produrre il cibo. La questione, dal mio punto di vista, è molto semplice e lo è ancora di più se noi proviamo ad immedesimarci nelle parole di uno dei padri del sindacalismo italiano. Nel suo ultimo discorso, Giuseppe di Vittorio disse: “E’ giusto che i grandi monopoli continuino a moltiplicare le loro ricchezze e ai lavoratori non rimangano che le briciole?”

Ecco, io voglio parlare delle briciole. Voglio parlare delle briciole con tutti. Se non parliamo anche con chi ha responsabilità politica, significa che veniamo meno alla nostra mission. Ed è per questo che siamo stati promotori di un tavolo di lavoro sullo sfruttamento nel campo dell’ agricoltura. Ed è un ambito che non era mai esistito in Italia. Ho voluto fortemente quel tavolo, in particolare dopo l’uccisione di Soumaila Sacko.

A quel tavolo ci sono tutte le organizzazioni datoriali, ci sono i vari ministeri, la Commissione Europea, l’ILO e altri. Ma attorno a quel tavolo manca uno. La grande distribuzione organizzata. Fino adesso è venuto a trovarci solo il Ministro Provenzano. Approfitto dell’occasione per lanciare un appello alla Ministra Bellanova: rimetta gli stivali che noi la aspettiamo, così andiamo insieme ad ascoltare i bisogni dei braccianti italianissimi,  indipendentemente dalla provenienza, che vivono il dramma dello sfruttamento.

Provocazione schivata, ma risposta ben strutturata.

  • Mi sono resa conto che in tutti i tuoi interventi, citi sempre Di Vittorio e Gramsci. E immagino siano loro i tuoi padri ispiratori, anche per il libro che hai scritto (Umanità in rivolta). Vorrei sapere che cosa hai scritto in quel libro.

Il tema ha a che fare con l’educazione. Poi i giovani.
Ai giovani bisogna dare la possibilità di sognare! Bisogna dar loro la possibilità di avere una utopia. Quando questo sogno viene scippato, dobbiamo fare una cosa: studiare. Nelson Mandela diceva: “L’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo”. Per Giuseppe Di Vittorio, il tema dell’educazione era al centro della sua vita. Per Gramsci, i temi dell’educazione e della cultura erano al centro della sua analisi. Come dicevo prima, un testo senza contesto ci porta a fare analisi errate.

Il tema al centro del mio ragionamento è il tentativo di analisi. Nel mio libro ho tentato di avviarci insieme in una sorta di décortiqué, analizzando ciò che ci circonda dal punto di vista dei vari processi che ci sono. Ad esempio, “in che modo possiamo riportare i giovani a dare un senso alla propria vita?” Ma ripensare alla nostra anima in quanto giovani vuol dire ripensare all’Io. Un Io che non può che essere un Io relazionale rispetto all’Altro, per ricostruire dando una speranza alla nostra società. Quindi, quando abbiamo dei processi che tolgono questa possibilità di sognare, noi dobbiamo in quel dato momento non solo analizzare le cause, ma anche elaborare nuove forme di approccio. Un nuovo paradigma non può che nascere da una rielaborazione del tema della solidarietà, dell’Io, il Noi e l’Altro.

Ma anche dalla possibilità di sognare e dire che le certezze che ci hanno trasmesso si sono rivelate deboli. E’ questo ciò che ci insegna questa pandemia. Qual è l’essenza della vita se noi non partiamo dal mettere al centro l’Essere Umano? Quale può essere l’essenza della vita se non parte dalla salvaguardia della Natura? Qual è l’essenza della vita se noi non approfondiamo le nostre conoscenze? Ecco. Lo studio è ciò che ci permetterà di sognare.
Ed è per questo che dico: Giovani, studiate, studiate, studiate! 

  • Come hai cominciato il tuo percorso fino ad arrivare a diventare sindacalista?

Sindacalista si nasce!
Quando dico sindacalista, non lo dico nel senso di far parte di un’organizzazione, ma parlo dell’agire sindacale, cioè il non essere indifferente. Agire in solidarietà, non lasciando nessuno dietro. Se il Governo nei suoi decreti mettesse al suo interno tutti gli invisibili (colf, badanti, riders, i dannati del Decreto Sicurezza, giovani espulsi per questa macchina infernale attivata dai Decreti Sicurezza) e introducesse un provvedimento per poter consentire a queste persone di vivere ed essere tutelati, sarebbe un modo di fare sindacato.

La stessa cosa vale per tutte quelle famiglie e persone che non riescono a mettere insieme la colazione col pranzo, indipendentemente dal loro documento. E ancora, i tanti nuovi poveri. Persone che fino a ieri erano loro ad aiutare altre persone, oggi si ritrovano prive di tutto. Non dobbiamo lasciare nessuno indietro. Ma in tutto questo, i migliori sindacalisti sono i giovani. I giovani hanno il senso di sognare e mai farsi rubare il proprio sogno, e quando dico ‘il proprio sogno’, intendo il sogno di ognuno di noi.

  • In questi ultimi dieci anni in cui siamo costretti a vedere persone che muoiono in mare, hai mai pensato ad una proposta concreta sul come si possa fare per fermare e regolare questo continuo traffico di esseri umani?


Quando noi parliamo di immigrazione, uno dei drammi della nostra legislazione italiana è l’aver banalizzato e strumentalizzato l’argomento. E questo ha portato la nostra attenzione a focalizzarci sul dito invece che sull’oggetto indicato. Qui noi parliamo di processi che hanno alla base vari fattori. Il fattore economico, geopolitico e il fattore della crisi climatica. Il tema va inquadrato all’interno di un approccio olistico. Altrimenti ci troviamo di fronte ad approcci che hanno portato alle varie norme che si sono alternate negli ultimi anni, dall’approccio utilitarista, a quello emergenziale, per non parlare dell’approccio dato dalla paura.

Se non si fa ciò, non si spiegherebbe perché ci sono paesi che sul piano economico hanno tassi di crescita più elevati dei nostri, eppure le persone partono. Quando prendiamo i dati macro, dobbiamo anche prendere in considerazione l’elemento qualitativo: ci sono luoghi con alti tassi di crescita, ma che allo stesso tempo vivono il dramma della fame. Vuol dire che quanto viene prodotto a livello qualitativo non trova un equilibrio distributivo. Poi ci sono altri fattori come la crisi climatica. Non è una cosa da filosofare, ma ha a che fare con la vita di intere generazioni. Bisogna partire da questi elementi. Se questo è il dato, bisogna avere il coraggio di chiedersi se veramente una persona scapperebbe per un fattore utilitaristico. Quelle persone scappano per salvarsi la vita. Dobbiamo porre al centro il tema della libertà di circolazione. E’ possibile garantire agli esseri umani la libertà di potersi muovere? E’ questa la domanda, e il tema va affrontato con senso di responsabilità.

Bisogna dire la verità alla gente. Non c’è nessuna invasione, se non quella del virus. Bisogna parlare della crisi climatica, della differenza tra Nord e Sud e del tema dei giovani. Come noi vediamo arrivare quelle navi piene di persone, che vogliono avere il diritto alla vita, abbiamo dei giovani che prendono i voli lowcost e scappano per cercare un futuro migliore. Pur di distrarci ci dicono che quelli sono cervelli in fuga. Non sono cervelli in fuga, sono migranti! Migrare non è come viaggiare. Viaggiare è piacevole, migrare, no. E’ fatto di nostalgia, affetti che si spezzano. Bisogna tornare ad umanizzare questo argomento e tutto il resto verrà da sé. Non possiamo realizzare tutto ciò se non andiamo a condividere queste analisi con i giovani. Solo i giovani possono riportare un clima più sano di ragionamento.

Così si conclude, con anche un piccolo complimento alla sottoscritta, una bella intervista, forse che non mi aspettavo. E’ durata trenta minuti e in uno scenario politico e sociale dato di incertezze e continui litigi sulla politica più che sulle politiche, ne avevo bisogno.

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