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Domani, ecco la nuova sinistra dell’editoria

Nasce una nuova cosa rossa nella geopolitica dell’editoria nazionale: De Benedetti, Scalfari e Verdelli lavorano a Domani. Il quotidiano cartaceo e digitale

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L’opinione pubblica alla geopolitica della stampa nazionale non è così sensibile. Il mondo dell’editoria vive anni delicati, il business che gira attorno all’informazione si è visto man mano ridimensionato. I giornali sono stati costretti a convivere con incassi sempre più modesti, infatti i numeri delle copie stampate sono sempre meno, e obbligati a combattere l’emergere dei portali online.

Ma se è vero che il cartaceo annaspa, la rivoluzione digitale è ormai in corsa e così anche i grandi gruppi editoriali hanno cominciato ad investire fortemente sulla politica digitale. Con buona pace dei boomer e per la felicità dei millenials, che finalmente potranno acquistare la loro copia così come si acquistano gli abbonamenti per gamer. Ovvero online. Basti pensare che ormai tutti i grandi nomi dell’editoria nazionale hanno reso a pagamento sul web buona parte dei contenuti, che siano questi presenti sull’edizione cartacea o meno.  

Ma si parlava di geopolitica dell’informazione appunto, quella che negli scorsi giorni aveva creato un po’ di scompiglio. Lo scacchiere infatti ha vissuto un forte rinnovamento a partire dalla cessazione del rapporto di lavoro tra Carlo Verdelli e La Repubblica, avvenuto nel giorno in cui alcune minacce avrebbero voluto la morte dello stesso Verdelli. Insomma, una scelta tutt’altro che puntuale quella dei vertici di GEDI finiti nello shitstorm del web per aver sollevato dal suo incarico il responsabile della redazione. La guida del quotidiano della famiglia Agnelli è passata a Maurizio Molinari, per anni Direttore de La Stampa, e scelto internamento al gruppo appartenendo il quotidiano di Torino a GEDI editore.

Perché tutto questo merita di essere raccontato? Con questo avvicendamento che ha portato poi Massimo Giannini, editorialista di Rep e Direttore di Radio Capital (anche questa GEDI editore) alla guida de La Stampa per il dopo Molinari, lo storico parco editoriale della sinistra sembra essersi sciolto come neve al sole. O per lo meno questo traspare dai commenti dei lettori, feriti dalla svolta liberale che il quotidiano fondato da Scalfari avrebbe assunto. Quasi che Molinari prima, e Giannini poi, fossero dei nazionalisti, rivoluzionari ed antigovernativi o peggio ancora dei sostenitori di Confindustria, divenuta nelle ultime settimane capro espiatorio per tanti.

In soccorso dei tanti delusi è arrivato in pochissime ore Carlo De Benedetti che all’indomani dell’allontanamento di Verdelli ha parlato con Salvatore Merlo, in una lunga intervista su Il Foglio. Una beffa per chi contestava la commistione con il liberismo editoriale.

De Benedetti, per i più giovani, è stato editore di Repubblica e de L’espresso fin quando non ha passato la palla nelle mani dei figli. Che a loro volta hanno deciso di non passargliela mai più. Il progetto dell’ex numero uno di Repubblica è chiaro, quello di creare un giornale a sinistra del gruppo GEDI, guidato da un direttore giovane e arricchito dalle firme di Scalfari e dallo stesso Verdelli. Domani, si chiamerà così la nuova cosa rossa della geopolitica giornalistica. Un giornale che strizzerà l’occhio alla sinistra più di quanto non faccia la nuova Repubblica.

Un intervento nel panorama dell’editoria che offre un bacino più ampio ai lettori. Domani sarà sia cartaceo che digitale, così da essere accessibile sia per i lettori tradizionali che per gli usufruitori dell’online.

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