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Politica

Dibattito tra giustizialisti: Di Matteo vs Bonafede

Nell’ultimo periodo, uno dei conflitti più accesi e intrisi di mistero è stato quello tra uno dei giudici antimafia più famosi in Italia, Nino di Matteo, e il Ministro di Grazia e Giustizia, Alfonso Bonafede. Vediamolo in dettaglio.

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di Mattia Patrini

Il primo accusa Bonafede di avergli impedito l’accesso alla carica prestigiosa del DAP (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) nel 2018, non secondo meriti o demeriti, ma per via di “qualche malumore” dei boss. Oltre alla gravità delle accuse mosse da Di Matteo, la domanda è: perchè tirare fuori questi fatti dopo due anni, in una situazione del genere? Da notare come Bonafede sia uno dei membri di spicco del M5S e Di Matteo sia molto vicino al Movimento, formando così due opposizioni all’interno sullo stesso tema.

“Nino” Di Matteo:

Oggi Di Matteo lavora nel Consiglio Superiore della Magistratura e per anni si è occupato della trattativa Stato-Mafia, motivo per cui è sotto scorta dal 1993. Fa parte anche della corrente che è fermamente convinta nelle misure previste dal 41 bis, spesso in contrasto con il Consiglio d’Europa che le ritiene lesive dei diritti umani. Di Matteo sostiene nella trasmissione Non è l’Arena“, condotta da Giletti, che nel 2018 Bonafede lo avesse chiamato, offrendogli uno di due incarichi: DAP oppure Direttore generale degli Affari penali. Egli rispose che avrebbe avuto bisogno di 48 ore di tempo per rifletterci. Nel mentre, con questa notizia alcuni dei più noti stragisti mafiosi avrebbero affermato che se Di Matteo fosse stato nominato sarebbe stata “la fine”. Quando Di Matteo richiamò Bonafede per accettare l’incarico al DAP, Bonafede disse che ci aveva ripensato e lo avrebbe spronato ad accettare l’altro incarico, che però venne rifiutato. In un momento successivo, ha affermato a Repubblica che è stato <<trattato in modo non consono per la mia dignità professionale>>. La Stampa pubblica un articolo in cui Di Matteo si dice <<preoccupato per un Ministro che in un momento così delicato e con un magistrato così esposto si lascia convincere e torna indietro>> nella sua decisione.

Di Matteo afferma che nel 2018 alcuni colleghi lo chiamarono da Roma comunicandogli che c’era <<una cosa brutta che lo riguardava>>. L’agenzia Adnkronos sostiene che ci sono state varie occasioni in cui i boss mafiosi si sono espressi contrari alla nomina di Di Matteo: la prima riguarda un boss della camorra (Ferdinando Autore) e della mafia (Carmelo Dominante), dove si sente Autore dire: <<Questi ci vogliono di nuovo chiudere come i topi. Qui c’è scritto che vogliono fare a Di Matteo capo delle carceri>>. La seconda riguarda il boss di Cosa Nostra, Carmelo Lupo, che avrebbe detto ad una guardia penitenziaria: <<Appunta’, ha visto che come capo del Dipartimento pensano a Di Matteo? Che vogliono fare? Stringerci ancora di più? Già siamo stretti, più di così non lo possono fare>>.

Alfonso Bonafede:

Il Ministro ha chiamato a “Non è l’Arena” poco dopo l’intervento di Di Matteo e si è proclamato esterrefatto di quanto affermato, respingendo le accuse annunciate. Il giorno dopo ha scritto un post su Facebook, esponendo una versione dei fatti leggermente diversa da quella affermata da Di Matteo. Nello specifico, ha scritto che le lamentele di un gruppo di mafiosi per la presunta nomina di Di Matteo a capo del DAP <<erano già presso il Ministero da qualche giorno>> e che lui stesso ne parlò a Di Matteo nella prima telefonata, in cui lo informava della futura assunzione. Alla fine del primo incontro fra i due, Bonafede sostiene che Di Matteo avesse sostanzialmente accettato l’incarico di direttore del dipartimento degli Affari penali, cioè un sotto-dipartimento del Dipartimento per gli affari di giustizia, uno dei quattro in cui è diviso il Ministero. Continua dicendo che la conversazione continuò il giorno successivo: <<con profondo rammarico gli spiegai che dopo l’incontro del giorno prima avevo già assegnato quell’incarico a un altro magistrato. Ricordo perfettamente che gli dissi che sarebbe stato comunque “la punta di diamante del Ministero contro la mafia”. Lui ribadì legittimamente la sua scelta. Ci siamo salutati entrambi con rammarico per non aver concretizzato una collaborazione insieme>>.

Momentanea conclusione:

Dopo il tutto, le opposizioni hanno chiesto le dimissioni del Ministro Bonafede, ma la vera divisione è attualmente nei 5 Stelle. Il presidente della Commissione antimafia Nicola Morra e l’eurodeputato Ignazio Corrao si sono schierati in difesa di Di Matteo. Invece, i tre componenti del CSM indicati dal Movimento hanno contestato Di Matteo: <<I consiglieri dovrebbero più di chiunque altro osservare continenza e cautela nell’esprimere le proprie opinioni, proprio per evitare di alimentare speculazioni e strumentalizzazioni>>. Travaglio lo ha definito così: <<un colossale equivoco tra due persone in buona fede>>.

Resta comunque da chiarire la questione, ma alcune ipotesi, per il momento, si possono formulare: forse Di Matteo ha aspettato le dimissioni di Basentini (capo del DAP) per svelare questa vicenda. Oppure, avrebbe colto il momento in cui i boss mafiosi richiedono la scarcerazione per l’emergenza Coronavirus e a cui si addossano le colpe a Bonafede.

Tuttavia, questo intervento sembra esser stato mosso da nessuna logica: bisogna approfondire e far emergere la realtà dei fatti.

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