Connect with us

Economia

Le nuove condizioni del Mes “light”

Ieri si è riunito l’eurogruppo e ha messo in chiaro le linee guide per l’uso del Mes “light” esclusivo per questa pandemia. Ora la decisione passa al Parlamento e l’esito non appare per nulla scontato.

Published

on

Ieri è andato in scena l’ultimo atto sulle modifiche che verranno apportate al Mes, o se si preferisce sul Mes “generato” ad hoc per il Covid-19. L’intesa è arrivata nel pomeriggio, al termine di un rapido Eurogruppo che ha chiuso settimane di negoziati tra governi. La firma non è arrivata ad aprile come da pronostici, ma il funzionamento del nuovo MES prevede la sorveglianza della Commissione Ue sui Paesi che ricorreranno alle linee di credito che però si limiterà a verificare che i fondi siano usati per le spese sanitarie dirette e indirette legate alla pandemia.

Venerdì prossimo i ministri torneranno a riunirsi in quanto azionisti del Mes e daranno il via libera legale ai testi sui quali ieri hanno raggiunto l’accordo politico. Diciamo subito che l’uso del Mes non è obbligatorio ma è a discrezione di ogni singolo Stato, quindi l’Italia, cosi come tutti gli altri Paesi, deciderà se usare questo strumento o meno. Sarà possibile utilizzare questa nuova linea di credito a partire dal 1 Giugno, anche se le richieste potranno partire da metà maggio.

Così come i fondi Bei che dovrebbero invece essere operativi da giugno. Mentre per il Sure manca ancora il regolamento, però un Eurogruppo fissato per la prossima settimana dovrebbe darci maggiori risposte.

Le modifiche apportate

La linea di credito che ogni Paese potrà sfruttare è pari al 2% del Pil del 2019, quindi per l’Italia sarà poco meno di 36 miliardi di euro. Sono escluse le condizionalità che caratterizzano il Mes normale, ma solo ed esclusivamente per le spese sanitarie dirette ed indirette. Qualora i singoli Stati volessero usare il Mes per finanziare altre spese, al di fuori di quelle sanitarie, dovranno sottostare alla “sorveglianza rafforzata” classica del Mes originario. Non sono previste altre condizionalità macroeconomiche ex post il trattato e a fare da “garante”, sarà la Corte di Giustizia europea.

La durata del prestito sarà massimo di 10 anni, mentre il tasso d’interesse di questo prestito sarà allo stesso tasso decennale del debitore Ue più affidabile, quindi la Germania, a questo ovviamente andranno sommate le commissioni e quindi arriviamo ad un valore totale pari allo 0,1%. Basti pensare che l’Italia, a causa del suo alto debito pubblico, per chiedere prestiti paga un interesse intorno al 2%. E’ previsto il costo una tantum di 0,25% e un costo annuale di 0,005%. Le richieste potranno essere fatte fino alla fine del 2022, ma la scadenza può essere estesa, come si legge nelle conclusioni dell’Eurogruppo. Ragionando quindi su questi tassi allo 0,1% risparmieremmo ogni anno circa 700 milioni di interessi, 7 miliardi se usassimo il prestito per tutti i 10 anni disponibili. Un bel risparmio insomma.

Dichiarazioni contrastanti

Diverse sono state le opinioni espresse ieri, a partire dal Ministro Gualtieri.

A cui sono seguite le parole del presidente dell’europarlamento Sassoli:

Tutti quelli che hanno fatto perdere tempo agli italiani e hanno lanciato offese, adesso abbiano il coraggio di chiedere scusa. Non ho mai avuto dubbi che la linea sanitaria del Mes sarebbe stata senza condizioni e utile per affrontare l’emergenza sanitaria nei nostri Paesi“.

E ovviamente del Presidente del Consiglio Conte: “Le tre misure Sure, Bei, Mes sono insufficienti, ammontando ad una frazione di quanto altre grandi economie, come quella Usa, stanno spendendo per sostenere le loro imprese e le loro famiglie. Il prestito effettivo del “Recovery Fund” sui mercati deve essere di notevole dimensione, almeno 1 trilione di euro, per portare la dotazione totale della risposta europea in linea con le necessità finanziarie complessive dell’Ue

Di tutt’altro parere le dichiarazioni di una parte della maggioranza come i 5 stelle: “Le misure fin qui prospettate in sede Ue – attaccano i pentastellati – risultano ancora insufficienti rispetto alle reali necessità legate a questa emergenza. E’ necessario compiere uno sforzo straordinario rispetto al Recovery Fund. Non possiamo esultare per i risultati dell’eurogruppo di oggi sul Mes: sebbene debolmente migliorato, resta uno strumento inadeguato sia per la quantità di risorse che può mettere in campo, sia perché continua a essere insidioso nelle potenziali condizionalità future, sulle quali non sono stati ancora fugati tutti i dubbi”.

Critiche da parte anche di una parte dell’opposizione( Salvini e Meloni) : ”Il Mes non è un regalo, sono soldi dati in prestito, da restituire a precise condizioni scelte a Bruxelles e non in Italia. La Lega, insieme a tanti economisti italiani, continua a ritenere quella del Mes una strada pericolosa e priva di certezze, mentre l’emissione straordinaria di Buoni del Tesoro “Orgoglio Italiano”, garantiti come dovuto dalla Bce, per un importo anche maggiore non avrebbe per l’Italia nessun rischio né condizione”.

A smarcarsi dall’opposizione ci ha pensato Mara Carfagna(FI).


La palla, appunto, ora passa al Parlamento italiano che dovrà decidere se usare o meno questa nuova linea di credito, e l’esito non pare così scontato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver conseguito la triennale mi sono spostato a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso la Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

Trending