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Come il coronavirus ha rovinato i piani di Putin

L’arrivo del coronavirus ha distrutto completamente i piani del presidente russo, che ora si trova costretto ad affrontare un paese sempre più consapevole dei suoi problemi interni.

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Lo scorso 22 aprile in Russia si sarebbe dovuto tenere un importantissimo referendum costituzionale, che avrebbe permesso a Putin di rimanere al potere ancora per parecchi anni. Ma l’arrivo del coronavirus ha stravolto completamente i piani del presidente russo, costretto a rinviare il referendum e la festa per il 75esimo anniversario della vittoria sulla Germania nazista. 

Ma se inizialmente la notizia del rinvio del referendum era stata accolta solo come un piccolo imprevisto, ora la preoccupazione del presidente russo sta aumentando.

Nelle ultime settimane infatti la popolarità di Putin è progressivamente calata. Un sondaggio realizzato a marzo da Lavada Center, organizzazione indipendente che si occupa di rilevazioni statistiche e che ha sede a Mosca, ha evidenziato come i consensi verso Putin siano scesi di sei punti percentuali da febbraio a marzo, passando dal 69 al 63 per cento. In un altro sondaggio realizzato a marzo da un ente controllato dallo stato russo, solo il 28,3 per cento degli intervistati ha nominato Putin quando gli è stato chiesto di citare un politico che susciti fiducia.

Andrew Higgins, giornalista del New York Times, ha fatto notare come Putin, agli occhi del popolo russo, sembra reagire in maniera passiva alla minaccia del coronavirus, senza sapere bene cosa fare.

Secondo Higgins, la pandemia sta evidenziando quella che è sempre stata la più grande vulnerabilità di Putin: la mancanza di interesse verso i problemi interni della Russia, come la disastrosa sanità pubblica, le varie sacche di povertà diffuse in tutto il paese, e la progressiva caduta dei redditi reali. Negli anni Putin ha poi costruito la sua popolarità sull’idea di restituire alla Russia il suo status di superpotenza, crollato dopo la fine dell’Unione Sovietica, ma questo tema non sembra più essere caro ai russi. Con l’arrivo della pandemia i cittadini hanno perso interesse per i successi in politica estera, concentrandosi invece sui problemi interni, e per Putin è diventato sempre più difficile accusare di qualsiasi fallimento l’Occidente.

Il giornalista Alex Ward ha scritto su Vox che quello che sta succedendo << è forse la più grande prova che Putin ha dovuto affrontare negli ultimi vent’anni >>. 

Per il momento il presidente si è limitato a fare apparizioni televisive quasi quotidiane, ma ha preferito lasciare ad altri l’incarico di annunciare pubblicamente l’introduzione delle restrizioni agli spostamenti e altre misure molto dolorose per l’economia. Mark Galeotti, analista esperto di Russia, ha detto che dare sempre più responsabilità a funzionari locali e mostrarsi “sempre meno presidenziale” sta rendendo Putin più debole: il rischio per il suo potere non è tanto quello di grandi proteste popolari, ma di un “decadimento di legittimità”.

Inoltre, come se non bastasse, la situazione sanitaria si sta rivelando disastrosa. Secondo alcune stime riportate da Vox, già dalla fine di questa settimana i posti letto nelle terapie intensive potrebbero non essere più sufficienti ad accogliere tutti i pazienti gravi affetti da COVID-19. Molte strutture sanitarie sono poi in difficoltà anche per altre ragioni, come la mancanza di macchinari medici e di dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari.

I medici di diversi importanti ospedali si sono dimessi in segno di protesta per le pessime condizioni di lavoro a cui sono sottoposti. I paramedici di quattro città contattate dal Guardian si sono lamentati della carenza di protezioni igienico-sanitarie.

“Stiamo assistendo a infezioni di massa tra gli operatori sanitari”, ha affermato Andrei Konoval, copresidente del sindacato indipendente degli operatori sanitari. “Dalle nostre analisi pare che gli ospedali siano uno dei vettori chiave per la diffusione della malattia.”

Il coronavirus è dunque riuscito a far riemergere i problemi interni del Paese, problemi a lungo oscurati dalla propaganda putiniana.

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Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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