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L’Italia non merita il sorriso di Silvia

La stanno massacrando. La stanno offendendo con brutte parole. Siamo o no un paese dove c’è libero culto? Siamo o no un paese civile?

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“La stanno massacrando. La stanno offendendo con brutte parole. Siamo o no un paese dove c’è libero culto? Siamo o no un paese civile?” Queste le parole di Enzo, padre di Silvia Romano, ad Open.
Sui social e sui giornali, da due giorni, assistiamo ad uno spettacolo deplorevole, uno spettacolo carico di odio: uno spettacolo che, sicuramente, Silvia Romano non meritava di vivere. Si sono susseguiti commenti carichi di odio, commenti dove viene fuori tutto il lato egoista e razzista di una fascia di popolazione italiana. Se Silvia fosse tornata dentro una bara, se fosse scesa abbracciando il Rosario o se non avesse mostrato quel suo bel sorriso oggi non assisteremmo, forse, a certi beceri commenti, a certi titoli di giornale che, purtroppo, ci lasciano esterrefatti.

Ma il nostro Paese, purtroppo, è saturo di gente di poca sostanza e di scarse capacità empatiche. Se al posto di Silvia Romano ci fosse stata una delle figlie di questi commentatori seriali, cosa sarebbe successo? Ma, purtroppo, è capitato a questa ragazza milanese, questa ragazza che ha deciso di ascoltare i consigli di tutti quei sovranisti che urlano, tutti i giorni, “Aiutiamoli a casa loro”. Così lei lo ha fatto, è partita per poter donare a quei bambini e a quella popolazione un po’ del suo buon umore, per poter regalare un po’ del calore del suo sorriso.

Ma tutto ciò non va bene, tutto ciò non è abbastanza: questa gente non va aiutata, va lasciata morire perché ha un colore della pelle diverso dal nostro, perché ha avuto la sfortuna di nascere nella parte sbagliata del mondo, perché professa una religione diversa da quella cattolica. Davvero chi pensa ciò non riesce a provare un minimo di vergogna? Davvero tutti i Giuseppe, Angelo, Giulia, Andrea o Maria non provano vergogna quando augurano a Silvia la morte? Davvero tutti questi geni del male non provano vergogna quando iniziano a sputare sentenze sui suoi gusti sessuali o sulla sua conversione all’islamismo?

Questi sciacalli si autodefiniscono patriottici, continuano a professare, a gran voce, “Prima gli italiani” e poi, quando una nostra connazionale rientra a casa hanno il coraggio di chiamarla “ex italiana”, hanno il coraggio di scrivere su social come Facebook o Twitter castronerie che, purtroppo, lasciano allibiti. Sono gli stessi italiani, gli stessi patriottici che si emozionano quando il leader del Carroccio, in diretta, recita il Rosario e sono gli stessi che stanno lottando affinché le Chiese possano esser aperte perché la libertà di culto, in Italia, è fondamentale. Chissà cosa ne pensa Dio di questi vostri commenti, chissà se le povere anime come la vostra troveranno il perdono.

Sono gli stessi italiani che continuano a spaventarsi quando vedono una donna sorridente, una donna sicura, una donna capace di far delle scelte in modo autonomo, una donna capace di esser solidale, di esser umana. Sono gli stessi italiani che si lasciano sopraffare dalle fake news, dal “Ma questa ragazza aveva il cellulare con sé, lo hanno detto a La Vita in Diretta”.

Cara Silvia, non meriti tutto quest’odio, non meriti queste parole. Spero un giorno tu possa perdonarci, spero un giorno tuo padre, tua madre o i tuoi futuri figli possano perdonare questo Paese. Purtroppo sei stata assente negli ultimi diciotto mesi e non hai assistito alla deriva, non hai assistito al fondo che una schiera di politici ha, purtroppo, toccato. Ma tu, nonostante tutto, sorridi, non indietreggiare mai: solo così potrai sconfiggerli, solo così potrai aver giustizia per tutte queste critiche infondate. Non importa quale religione tu stia professando, non importa se indossi un paio di jeans ed un top o un velo africano: l’Italia che ti merita è quella che ha capito i tuoi gesti di altruismo, l’Italia che ti merita è quella che è felice nello scoprire che la solidarietà e l’amore per il prossimo non si sono ancora smarriti, l’Italia che ti merita è quella che domenica pomeriggio si è emozionata quando tua madre è riuscita ad abbracciarti.

Non sappiamo cosa realmente tu abbia dovuto sopportare, quante lacrime tu abbia pianto nel sognare la tua famiglia, quanto dolore tu abbia provato il giorno del tuo compleanno, quanta solitudine sentissi nel tuo cuore il primo gennaio. Ma sono sicura tu saprai perdonare tutti questi odiatori seriali, sono sicura che tu possieda abbastanza forza per poterli battere e per vincere questa guerra. Si sentono legittimati a dire ciò, legittimati dai giornalisti, legittimati da tutti quei leader e quei partiti che continuano ad esprimere violenza quotidianamente e a toccare nuovi confini di miseria umana. Insieme possiamo ancora vincere, insieme possiamo ancora costruire l’Italia che sogniamo. Bentornata a casa, Silvia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovane imprenditrice trapanese e studentessa di scienze politiche animata da un entusiasmo senza confini. Nata in Sicilia, in una terra ricca di storia e di bellezza che, purtroppo, continua a non permettere ad una giovane ragazza dai tratti normanni di potersi esprimere, di poter lottare, di poter migliorare quell'angolo di paradiso in cui vive. Vivo una realtà che ha provato, più volte, a tapparmi le ali, a scoraggiarmi, ad ammutolirmi senza, però, alcun risultato: il verbo arrendersi non fa parte del mio dizionario. Caparbietà e costanza sono i tratti che più amo di me.

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