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Cultura

42 anni dalla legge Basaglia

La Legge 180 fu la prima che andò a regolamentare il trattamento sanitario obbligatorio e rese l’Italia la prima ad abolire gli ospedali psichiatrici.

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“La società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia.” F. Basaglia

Con Legge Basaglia ci si riferisce, in Italia, alla legge n. 180 del 13 Maggio 1978 in tema di “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”. Pochi mesi dopo, con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, il 23 Dicembre del 1978, la legge n. 180 fu inglobata, con qualche modifica, nella nuova legge n. 833. Per capire la portata storica e umana della riforma bisogna necessariamente fare un salto nel passato.

Prima del 1978, i malati con disturbi psichici erano considerati sostanzialmente irrecuperabili e socialmente pericolosi, per questo venivano rinchiusi nelle strutture manicomiali, allontanandoli dagli affetti ed emarginandoli dalla società. Il primo passo della Legge 180, imponendo la chiusura dai manicomi, è stato quello di donare nuovamente dignità ai pazienti, riportando al centro dell’attenzione pubblica e sanitaria il valore della persona. Il riconoscimento dei diritti ai malati psichici fu una conquista di civiltà senza precedenti.

Il secondo aspetto fondamentale della Legge 180, direttamente collegato al primo, è quello di aver posto fine ai metodi custodialistici, riconoscendo la necessità di una presa in carico della persona e al tempo stesso valorizzando l’aspetto sociale e psicologico della stessa. Ancora una volta, dunque, la vera conquista della Legge Basaglia è stata quella di ridisegnare il concetto di centralità dell’essere umano.

Franco Basaglia, psichiatra, neurologo e docente italiano, ispirandosi alle idee dello psichiatra statunitense Thomas Szasz , s’impegnò per riformare l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale, proponendo il superamento della logica manicomiale sopra descritta.

La Legge 180 del 13 maggio del 1978 è la prima e unica ‘legge quadro’ che andò ad abolire le strutture manicomiali e a regolamentare il trattamento sanitario obbligatorio. E fece dell’Italia il primo Paese al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici.

L’articolo 11 delle “Norme finali” prevedeva che la maggioranza degli articoli (articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9) restassero in vigore solo fino alla data di entrata in vigore della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, ovvero fino al 23 Dicembre dello stesso anno con la legge n. 833.

Inoltre, la legge Basaglia demandò alle Regioni, che legiferarono in maniera eterogenea, producendo così risultati diversificati nel territorio. Nel 1978, infatti, solo nel 55% delle province italiane vi era un ospedale psichiatrico pubblico (di solito si trattava di complessi esteri, oggi per la maggior parte abbandonati), mentre nel resto del Paese si utilizzavano per il 18% delle strutture private, mentre per il 27% ci si avvaleva di strutture di altre province. Di fatto, soltanto dopo il 1994, con il “Progetto Obiettivo” si completò l’eliminazione dei residui manicomiali come da previsione legislativa, realizzando strutture di assistenza psichiatrica a livello nazionale.

Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale […]; viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell’individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell’internamento.

L’assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l’essere costantemente in balia degli altri senza la minima spinta personale, l’aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che – proprio in quanto tali – non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell’asilo.”

Ricordiamo che la legge in vigore precedentemente alla 180, ovvero la n. 36 del 1904, prevedeva dei limiti meno stringenti per l’ammissione dei pazienti nei manicomi. Infatti spesso si procedeva con la “procedura urgente”, scavalcando così l’atto di notorietà che doveva accompagnare il certificato medico. Ad oggi, nonostante qualche proposta di revisione, sono ancora le norme della 180 a regolare l’assistenza psichiatrica in Italia.

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Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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