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Cronaca

La conversione di Silvia Romano non è né uno scandalo né un’offesa

Andrea Pretini, studente universitario di letteratura, appassionato di teologia e antropologia ci spiega perché la conversione di Silvia Romano alla religione islamica non ha niente di offensivo o scandaloso.

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di Maria Cristina Frosali

La terribile semplificazione vigente che fa di qualunque Musulmano un terrorista feroce, invece, lo è eccome. L’Islam è, come ogni altra religione – quella cattolica su tutte – prima di ogni altra cosa un appiglio, un espediente al terrore e alla disperazione, all’oblio e ai limiti umani.

In quest’ottica è quindi lapalissiana la motivazione motrice della conversione di Silvia, prigioniera e vittima di una condizione di totale incertezza, di tremenda paura, che trova riscatto e speranza proprio in un culto religioso.

Niente di insolito per un essere umano, bensì una tendenza millenaria dell’uomo: quella al rifugio in una mitologia.

Silvia ha trovato conforto nel Corano, unico libro messole a disposizione dai rapitori, ed ha quindi intrapreso il proprio Jihad, letteralmente “sforzo”, vale a dire il proprio percorso interiore di comprensione della religione islamica e di adesione al musulmanesimo.

Lo jihad autentico infatti, differentemente dalla concezione comune, è unicamente uno sforzo di natura interiore, volto ad una totale adesione alla religione ed al suo verbo. Verbo, suo malgrado, troppo spesso erroneamente interpretato come veicolo di belligeranza da popolose frange estremiste ed intolleranti, salite agli onori della cronaca ma lontane dalla dimensione puramente e profondamente spirituale dell’autentica dottrina islamica.

Mistificatori che affilano il Corano, rendendolo manuale bellico, mezzo di odio, giustificazione di guerra santa, oscurando così l’Islam moderato e sano, che pur esiste nella sua autenticità originaria.   Questi corruttori del verbo giustificano le loro barbarie distorcendo il significato autentico del Corano, che pur essendo in alcuni suoi tratti effettivamente ambiguo, mai autorizza guerre sante, se non in caso di minaccia esterna.

Concetto labile, facilmente equivocabile, specie da lettori non particolarmente eruditi, tendenti al fanatismo.

Un fraintendimento che non rifiuta analogie con quello che mosse, in secoli lontani, le crociate cristiane, anch’esse giustificate da una profonda alterazione del verbo del Dio cristiano, assolutamente distante dal concetto ossimorico di “guerra santa”.

Le crociate islamiche, manifestazioni di una cultura innegabilmente arretrata, sono frutto del travisamento delle sacre scritture, frutto di una lettura superficiale e letterale del testo sacro, una lettura che respinge allegorie e metafore, di cui il Corano è pur pregno.

Ne è inevitabilmente conseguenza un’interpretazione guerrafondaia, intollerante, che questi falsi ambasciatori di Allah, portavoce analfabeti del verbo del “Iddio” islamico, hanno diffuso nel mondo, contribuendo a fare dell’islam una religione barbara e temibile agli occhi distratti dell’Occidente.

Una cultura primitiva, quella islamica, causa quindi di un’errata, aggressiva e purtroppo diffusa, interpretazione del testo religioso, cardine sia spirituale che, soprattutto, culturale della comunità islamica.

Testo sacro che sta agli antipodi del manuale bellico, come invece troppo spesso è erroneamente ritenuto.

Apostrofare Silvia Romano come “Neo-terrorista” solo perché convertitasi al musulmanesimo, risulta quindi un errore tremendo, uno stereotipo profondamente radicato nella nostra comunità e una chiara manifestazione di un Occidente sempre più vittima dell’equivoco Fallaciano, secondo il quale il mondo islamico è unicamente minaccia e terrore.

Quando invece il mondo islamico, nella sua parte moderata e liberale è esso stesso ostaggio di falsi ambasciatori di Allah, che di Allah fanno impropriamente e sanguinosamente le veci, inquinando la reputazione di tutta una comunità, di tutta una cultura, di una religione puramente e profondamente spirituale.

Andrea Pretini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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