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Economia

Cosa succede con FCA?

La questione prestito ad Fca tiene banco negli ultimi giorno con opinioni e scambi di vedute accese tra le varie componenti politiche.

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La questione che tiene banco nelle ultime ore riguarda i 6,3 miliardi di euro richiesti da Fca in accordo con Governo, Sace e Banca Intesa. Chiariamo subito che si tratta di un prestito e non di un regalo come sottolineato anche dal ministro delle finanze Gualtieri:

“Abbiamo detto a Fiat che con il prestito ci devono pagare investimenti in Italia”, ha spiegato, e “abbiamo detto ‘no’ a delocalizzazioni. La garanzia dello Stato è legata a queste condizioni”.

La polemica effettivamente è tutta qui, e cioè sul fatto che FCA non ha sede in Italia bensì sede legale in Olanda e domicilio fiscale in UK. Bisogna ricordare però che non stiamo parlando di un’azienda solo italiana ma di un’azienda mondiale che ha sedi in diversi Paesi ed è quotata in borse sia in Italia( Borsa Italiana: FCA) e Usa( NYSE: FCAU).

Segnaliamo che il mercato dell’auto è sicuramente uno dei settori che più sta risentendo di questa crisi. Basti pensare che Fiat Chrysler Automobiles ad aprile ha immatricolato l’87,7% in meno di auto rispetto allo stesso mese di un anno fa, il 48% in meno da gennaio ad aprile.Una perdita enorme e quindi è più che lecito che FCA, nonostante sia un colosso, richieda un prestito corposo. Ma veniamo alla sostanza:

Cos’è FCA?

Fiat Chrysler Automobiles N.V. (FCA), è un’azienda italo-statunitense con sede legale in Olanda e domicilio fiscale a Londra , multinazionale di autoveicoli, ottavo gruppo automobilistico al mondo per numero di veicoli prodotti. Essa è nata nel 2014 dalla fusione tra l’italiana Fiat S.p.A. e la statunitense Chrysler Group, comprensivi dei marchi FIAT, AlfaRomeo, Lancia, Maserati, Fiat Professional, Abarth, Jeep, Chrysler, Dodge, Ram Trucks, Mopar, SRT più la polisportiva Sisport. Il Presidente è John Elkann mentre l’AD è Michael Manley( successore del compianto Sergio Marchionne)

La società è quotata sia al NYSE che nell’indice FTSE MIB della Borsa di Milano. Conta circa 200 mila dipendenti in tutto il mondo ed ha un fatturato di 108 miliardi ed un utile netto di 6,6 miliardi(Dati 2019). È l’ottava casa automobilistica al mondo, vende all’anno meno di 5 milioni di auto, la metà di Volkswagen e Toyota che sono le prime due al mondo.

Fusione FCA-PSA

Il 18 dicembre 2019 le due società hanno annunciato ufficialmente la fusione che darà vita al quarto costruttore automobilistico al mondo per volumi di vendita, con 8,7 milioni di veicoli e ricavi complessivi di 170 miliardi di euro.

Il nome sarà scelto in seguito e nel cda due posti saranno riservati ai rappresentanti dei lavoratori di Fca e Psa. Prima del closing Fca ha comunicato che distribuirà ai propri azionisti un dividendo speciale di 5,5 miliardi di euro mentre Psa distribuirà ai propri azionisti la quota del 46% detenuta dalla società componentistica Faurecia

Inoltre, nel 2020, ciascuna ha annunciato la distribuzione di un dividendo ordinario di 1,1 miliardi di euro relativo all’esercizio 2019. Al closing gli azionisti Psa riceveranno 1,742 azioni della società nata dalla fusione per ogni azione Psa detenuta, gli azionisti Fca avranno un’azione della nuova società per ogni azione Fca detenuta. Una volta perfezionata l’operazione, Fca si separerà dalla partecipazione tenuta in Comau a beneficio degli azionisti del nuovo gruppo. Al seguito della violenta diffusione del Covid-19 entrambe le società hanno comunicato la sospensione dei sopraindicati dividendi, tutto a beneficio della necessaria liquidità utile alla prosecuzione delle loro attività.

A febbraio 2020 Fca ha annunciato che verserà al Fisco italiano 730 milioni di euro per la fusione con Chryler chiudendo l’accertamento avviato dall’amministrazione fiscale italiana nel 2014 (anno della “exit tax” e del trasferimento del sede fiscale della società dall’Italia al Regno Unito) di 2,6 miliardi di asset aggiunti rispetto a quelli dichiarati dal gruppo automobilistico. Grazie alla a questo accordo Fca ha risparmiato 670 milioni tra sanzioni e interessi

Prestito FCA

Fca ha chiesto ufficialmente un prestito di 6,3 miliardi ad Intesa Sanpaolo per garantire la gestione ordinaria dell’azienda ed il “dovuto” ,che il colosso ha, nei confronti dei fornitori italiani onde evitare di innescare crisi di liquidità di questi ultimi( più o meno 10.000 piccole e medie imprese italiane.) In questo caso non è lo Stato a prestare i soldi ma lo Stato ( tramite la Sace) dovrà fare da garante per il 70% dell’importo totale. Inoltre le garanzie SACE sono garanzie non standardizzate quindi non rientrano nel calcolo del deficit ma solo in quello del saldo netto da finanziarie. Il prestito è stato chiesto sfruttando il Dl Liquidità che appunto non prevede finanziamenti pubblici ma solo garanzie.

E’ bene evidenziare che il DL è molto chiaro sulle garanzie apportate a chi richiede un prestito:

  • La garanzia statale si ottiene solo se l’investimento verrà fatto in Italia
  • Per accedere al DL liquidità la società deve avere necessariamente sede in Italia
  • Non si possono distribuire dividenti per tutto il 2020

Ed è proprio qui il malinteso che tiene banco, a richiedere il prestito non è la casa madre bensì Fca Italia che altro non è che una sua partecipata. Fca Italia ha sede in Italia ovviamente e paga miliardi di tasse, basti pensare che l’azienda nel “bel Paese” conta 55.000 dipendenti in 16 stabilimenti produttivi , 26 poli dedicati alla Ricerca e Sviluppo, e circa 300.000 altri posti di lavoro nell’indotto. Si capisce che stiamo parlando di una grande azienda che fa parte di un colosso di dimensioni immense.

Vari punti di vista

Opinioni diverse e contrastanti tengono banco sulla suddetta questione:

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Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver conseguito la triennale mi sono spostato a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso la Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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