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Eleonora Piras:”Sembra che lo Stato non abbia considerato le difficoltà delle famiglie nel fornire gli strumenti per l’istruzione dei propri figli”

La prima ad aver subito gravi conseguenze di questa pandemia e del suo conseguente lockdown è stata appunto la famiglia. Dunque, perché non riportare anche la voce di una semplice famiglia italiana? Perché non raccontare come hanno vissuto in questi mesi e come le loro vite sono cambiate dovendosi adattare alle difficili mutevoli circostanze?

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Come disse a suo tempo papa Giovanni XXIII: “la famiglia è la prima cellula essenziale della società umana”. Già, tutto inizia e finisce all’interno di un nucleo composto da persone che condividono un legame affettivo o di sangue.

La prima ad aver subito gravi conseguenze di questa pandemia e del suo conseguente lockdown è stata appunto la famiglia. Dunque, perché non riportare anche la voce di una semplice famiglia italiana? Perché non raccontare come hanno vissuto in questi mesi e come le loro vite sono cambiate dovendosi adattare alle difficili mutevoli circostanze?

In merito vi riporto la storia di Eleonora Piras, una giovane mamma ricca di ambizioni e di amore smisurato per la sua famiglia.

  • Eleonora, parlami un po’ di te: di cosa ti occupi nella vita?

Sono Eleonora, ho 29 anni e vivo a Serramanna, un paese in provincia di Cagliari. Ho frequentato il liceo socio-psicopedagogico e successivamente mi sono iscritta all’università di biologia. Temporaneamente ho sospeso gli studi perché sono diventata mamma di due bambini e di conseguenza mi sono dedicata completamente a loro, tuttavia non ho mai rinunciato al raggiungimento della laurea. Qualche mese fa avrei dovuto iniziare a lavorare ma, questa volta, è stato il virus a bloccare tutti i miei progetti.

Oggi faccio la mamma a tempo pieno, anzi, sono diventata anche un’insegnante, dato che devo seguire miei figli nelle videolezioni e nel programma scolastico a distanza. Tuttavia, nel tempo libero ho diversi hobby. Uno è quello inerente al mondo della moda, che mi ha portato a fare la fotomodella e delle sfilate che, comunque, sono più che altro una passione che un lavoro vero e proprio.

Adesso devo riorganizzare la mia vita, che è stata del tutto stravolta da questa spaventosa emergenza.

  • La tua vita, mi hai detto, è stata stravolta dalla diffusione di questo virus. In che senso? come e quanto ha inciso la diffusione del virus sulla tua carriera lavorativa?

La mia vita è cambiata perché fino a qualche mese fa credevo che fosse arrivato il momento per me di iniziare a lavorare e, quindi, non dedicarmi solamente alla famiglia o alla gestione e organizzazione della vita domestica. Invece questo non è stato possibile, anzi, sono molto più impegnata con i miei figli – tra l’altro molto piccoli, Asia che ha 8 anni e Francesco che ne ha 6 – che hanno bisogno della mia assistenza nelle videolezioni, sia la mattina che il pomeriggio, e nello svolgimento dei compiti che gli vengono assegnati.

Se poi aggiungiamo che il mio compagno non c’è per motivi lavorativi, puoi ben capire che il peso grava sulla mamma, che in questo periodo deve essere sempre più multitasking.

Non essendo ancora autonomi, i miei figli hanno bisogno di una figura di riferimento che sia però anche in grado di dare loro sostegno pratico nel loro apprendimento quotidiano di studio, dunque non potrei neanche delegare questa responsabilità ai nonni, che non sono in grado di utilizzare queste importantissime diavolerie informatiche. Insomma, i nonni dovrebbero sedersi dinnanzi a un PC e aiutare i nipoti a comprendere programmi di studio che tra l’altro loro neanche si ricordano più. Dunque, l’unica figura che al momento possa essere per loro di aiuto è la loro mamma.

Lo Stato sta cercando di applicare cerotti nei diversi settori compromessi, ma

“sembra non aver mai preso in considerazione le difficoltà di molte famiglie nel poter fornire gli strumenti necessari per far studiare i propri figli e, oltretutto, le conseguenze ricadono per lo più sulle donne che si ritrovano a fare sempre la solita scelta: casa o lavoro?”

Cioè le mamme non possono più lavorare da quando si è diffuso il virus, perché l’unica soluzione sarebbe delegare i figli a qualcuno che sia in grado di poterli seguire anche nello studio, altrimenti è un vero disastro.

Dunque, tutto ciò ha inciso pesantemente sulle mie ambizioni e sui miei progetti lavorativi. Pensa che avrei dovuto iniziare a lavorare per la “Shedir Pharma”, che vende nutraceutici, farmaci di classe C. Ho fatto giusto in tempo a fare il corso ma, successivamente, è iniziata l’emergenza Covid-19, quindi la manager mi ha detto che non potevo iniziare dato che i medici in quel frangente non volevano più nessuno in ambulatorio. Non potevo utilizzare neanche lo smart-working, dato che ancora nessuno mi conosceva nel settore.

Il problema principale è che avrei dovuto aprire una partita IVA dato che il regime forfetario – anche se dovrebbe essere agevolato – ha dei costi molto importanti e non ci sono molti aiuti a riguardo. Dunque, senza stipendio, e con quello del mio compagno ormai dimezzato, non avrei potuto pagare le tasse derivanti dall’apertura di una partita IVA.

Certo, se il virus non si fosse diffuso avrei potuto fare qualche sacrificio e iniziare la mia attività, ma in questa situazione così assurda ho visto sbiadire ogni mio progetto lavorativo.

  • Dunque, come donna e, soprattutto, come madre di due bambini hai deciso di abbandonare temporaneamente ogni tuo progetto lavorativo, ma sicuramente – come mi stavi giusto anticipando – questo virus ha avuto delle conseguenze sulla tua famiglia. Vorresti parlarne?

Certo, ho dovuto riorganizzare totalmente la vita della mia famiglia e soprattutto dei bambini. Dovevo cercare di garantire loro una parvenza di normalità, dunque, li facevo studiare e giocare a orari stabiliti. Il risultato è stato ottimo perché i bambini hanno passato questa quarantena in modo abbastanza tranquillo e rilassato, poi essendo in due si fanno compagnia a vicenda e, dunque, non si sentono mai soli.

È stata più dura per me, perché sentivo il peso di diverse responsabilità che magari prima non ricadevano primariamente su di me, come per esempio le lezioni e l’istruzione. Questa pandemia ha portato conseguenze negative sul lato economico, però a livello familiare si sono riscoperte delle quotidianità che la vita frenetica ci aveva tolto.

“Prima di questo evento drammatico avevo diversi pensieri come lo studio, le sfilate, gli amici e così via ora, invece, ho assaporato il piacere di trascorrere dei momenti rilassanti con i bambini che nessuno mi potrà mai togliere.”

Insomma, questo è forse l’unico lato positivo di questa pandemia: la riscoperta della quotidianità in famiglia.

Se i genitori si impegnano a far vivere bene questo contesto straordinario ai propri figli, questi non saranno frustrati anzi avranno occasione di passare più tempo in famiglia, tra gli affetti primari.

  • Ritornando alla tematica lavorativa, poc’anzi mi hai accennato al fatto che le donne sono sempre costrette a scegliere tra casa o lavoro e, questo, sappiamo essere un problema abbastanza radicato nel nostro Paese. A riguardo volevo chiederti, hai rinunciato a questo tuo sogno lavorativo? Cioè nel ritorno alla normalità hai qualche pur minima possibilità di iniziare a lavorare?

Nel ritorno alla normalità le possibilità di iniziare questo lavoro sono ovviamente molto ridotte, perché i medici fino a pochi giorni fa non volevano incontrare agenti farmaceutici, data la particolarità della situazione. Non escludo che più avanti, quando tutta la situazione si sarà ristabilita, attraverso gli appuntamenti, ci sarà qualche pur flebile speranza.

Personalmente, ho molto timore ad aprire una partita IVA perché come ti ho detto preferisco destinare l’entrata – dimezzata – che perviene alla mia famiglia, nell’acquisto dei beni primari che al giorno d’oggi non sono poi così scontati.

  • Mi hai detto che l’entrata famigliare si è dimezzata a causa di questa emergenza. Lo Stato vi ha aiutato in questo problema? Come avete affrontato questa difficoltà?

Avendo tante cose da pagare, tra mutuo e molteplici tasse che iniziavano a gravare come un macigno sulle nostre spalle, ti posso assicurare che le notti insonne si sono triplicate. Il pensiero era assiduo! Mi spiego meglio, dopo aver pagato le tasse, i soldi che avanzavano erano ben pochi, dunque abbiamo dovuto arrangiarci con molti sacrifici per poter fare la spesa e assicurare un pasto decente ai nostri figli. Per esempio, abbiamo fatto ricorso a qualche risparmio per tirare avanti. C’è stata anche una bellissima solidarietà reciproca con i nostri genitori che comunque ci ha dato respiro in questi 60 giorni terrificanti.

“Più che mai, questo periodo ci ha insegnato quanto sia fondamentale l’aiuto reciproco e la solidarietà”.

Insomma, a livello familiare abbiamo vissuto un periodo di vera disperazione perché, comunque, l’unica certezza erano le cose da pagare a fronte di una gigantesca insicurezza economica.

Abbiamo avuto paura di perdere tutto quello che, con immensi sacrifici, avevamo costruito. A tavola non avevamo più tante cose, ma quello che ci faceva andare avanti era il fatto che i nostri bambini stavano bene, erano in salute. Inoltre, di una cosa posso essere fiera, il fatto che i miei bambini, nonostante tutto, sono felici e non hanno mai avuto il peso della situazione.

“Anche se noi magari avevamo mangiato poco e avuto gli incubi la notte per le rate che non avevamo potuto pagare il giorno prima, i miei bambini erano sereni e questo mi ha reso una mamma vincente”.

A mio avviso, l’intervento dello Stato è stato poco tempestivo, soprattutto per quanto concerne l’economia del nostro Paese come, per esempio, il fatto che la cassa integrazione non è mai arrivata! Le famiglie si sono sentite sole nel fronteggiare questa distruzione economica e sanitaria e questo di sicuro non si dimentica.

  • Secondo te, cosa doveva fare lo Stato per aiutare le famiglie in situazioni precarie causa Covid-19?

Per lo meno velocizzare gli aiuti economici più importanti, come le casse integrazione. Certo, capisco che è stata un’emergenza fuori dal comune molto difficile da gestire, però ci voleva un po’ più di prontezza, visto che ci sono tantissime persone che non hanno neanche di che mangiare!

Occorreva un aiuto maggiore anche per le mamme. Molte famiglie non hanno a disposizione gli strumenti necessari per poter garantire ai propri figli la possibilità di seguire le lezioni.

“Ci sono state tante promesse, ma quando facevamo le richieste la gran parte di queste ci venivano negate”

  • Quali sono le tue considerazioni finali? Cosa ti auguri come mamma e come donna intraprendente?

Mi auguro che i bambini possano tornare a scuola, anche se a scaglioni e per poche ore alla settimana, in modo tale che anche le mamme possano respirare e riprendere o – come nel mio caso – iniziare la loro vita lavorativa.

Se ciò non dovesse accadere, lo Stato deve assolutamente interessarsi di fornire a tutte le famiglie wi-fi, pc e tablet gratis o a prezzi accessibili. Questo perché non si è tenuto conto del fatto che molte famiglie non hanno a disposizione questi fondamentali strumenti di supporto scolastico.

Le famiglie sono state abbandonate durante questo periodo di emergenza e questo non deve più accadere sai perché? Perché come diceva Confucio:

“La forza di una Nazione deriva dall’integrità della casa”

Lo Stato si deve occupare di mantenere in vita l’integrità delle famiglie italiane, deve sostenere le donne che spesso sono costrette a fare delle scelte e non possono, invece, realizzarsi non solo nell’ambito famigliare ma anche in quello lavorativo.

Chiedo questo, ascoltate il grido disperato delle famiglie in difficoltà!

Grazie Eleonora per aver riportato due importanti problemi che affliggono, oggi giorno, la nostra società, l’abbandono delle famiglie e il disinteresse nei confronti delle donne intraprendenti, sempre più costrette a scegliere e a rinunciare piuttosto che a credere e a realizzare.

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Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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