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Profiled Because We Are Simply Black

Il sistema razzista americano e le continue violenze contro la popolazione afroamericana continuano. Martin Luther King Jr. e Malcolm X sono stati autorevoli leader per la comunità, seppur con diversi approcci. La linea seguita è stata quella di King, ma le cose negli Stati Uniti sarebbero diverse se si fosse seguita la linea di X?

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Un personaggio del passato che credo debbano conoscere tutti, indipendentemente dalla propria origine, è Malcolm X. Uomo molto criticato nei nostri libri di Storia perché riteneva lecito difendersi con la forza, diversamente da Martin Luther King Jr., che proponeva di operare pacificamente.
La contrapposizione tra questi due e il loro differente approccio è ancora molto discusso. Tutti riconoscono che entrambi sono stati essenziali per la lotta, ma ci si divide ancora su quale fosse la maniera migliore di operare, quale ha dato più frutti e quale potrebbe dare più frutti ora.
King ha sicuramente ottenuto più risultati sul piano della legislazione, grazie alla sua diretta collaborazione con la Casa Bianca. Questo gli ha permesso anche di fare lo storico discorso di fronte ad una moltitudine di gente al Lincoln Memorial.
Ma a Malcolm X sarebbe mai stato permesso di farlo? L’America di oggi sarebbe diversa se si fosse seguita la sua linea?

SITUAZIONE AFROAMERICANI

Queste domande mi sorgono sempre. In particolare quando arrivano notizie di uomini e donne, giovani afroamericani uccisi dalla polizia, emarginati dalla società e usati strumentalmente per scopi politici. Possiamo dire che il sogno di Martin Luther King si sia realizzato? No. Assolutamente no.
Già semplicemente dal fatto che non vengono considerati come semplici americani, ma come “afroamericani”. Persone con discendenza africana lontanissima, trapiantati contro la loro volontà su terra straniera che con il sangue e il sudore hanno contribuito a mettere in piedi quelli che sono ora gli Stati Uniti d’America. Sono americani. Punto.
Oltre alla denominazione, la loro condizione.
E’ vero ora possono assumere posizioni di potere, possono diventare Presidenti, ma questa è una minoranza in confronto a quelli che vivono nei ghetti.
La pandemia ci ha aperto gli occhi su quanto non tutti nel mondo possano realmente accedere al sistema sanitario. Negli Stati Uniti si è rilevato che la popolazione maggiormente colpita è proprio quella degli afroamericani, e non in quanto neri, ma in quanto gruppo con più difficoltà economiche e quindi conseguentemente con più difficoltà ad accedere al sistema sanitario.

VIOLENZA

Ma andiamo al punto su cui voglio centrare questo articolo: i continui omicidi nei confronti degli afroamericani.
E’ da poco uscito il video che testimonia come il giovane 25enne Ahmaud Arbery sia stato ucciso a colpi di pistola mentre faceva jogging. Il 23 Febbraio 2020, Arbery stava svolgendo la sua attività fisica nei sobborghi di Brunswick, in Georgia, quando due uomini bianchi, padre e figlio hanno fermato il ragazzo e gli hanno sparato. Secondo Mapping Police Brutality, un’organizzazione che si occupa di monitorare i casi di violenza da parte degli ufficiali di polizia, la maggior parte delle vittime uccise da poliziotti bianchi sono neri e molti di loro risultano pure disarmati. Nel 2019 la polizia ha ucciso 1,099 persone e il 24% di questi erano neri. 
Trayvon Martin, Michael Brown, Eric Garner, Freddie Gray Jr., Walter Scott, Oscar Grant III, Philando Castile, Sandra Bland, Tamir Rice, Botham Jean, Atatiana Jefferson e tanti altri sono i nomi di persone uccise dalle forze dell’ordine.
Le giustificazioni date per gli atti sono più o meno sempre quelle: “pensavo fosse armato”, “pensavo fosse un’altra persona”, “aveva un’aria pericolosa” ecc… ma sappiamo il vero perché.
Il caso di Ahmaud Arbery ha indignato tutta America, in particolare dopo la diffusione del video diventato virale.

RESPONSABILITA’ POLITICA

Voglio chiarire, Malcolm X non incitava all’odio o alla violenza, ma aveva sicuramente una visione più radicale rispetto alla marcia e alla protesta pacifica.
Il punto qui è cosa dovrebbero fare gli afroamericani per cambiare la propria situazione. La politica ha miseramente fallito. La nazione protettrice della democrazia ha paradossalmente al suo interno un sistema politico clientelare. Dai Democratici ai Conservatori tutti, si sono sempre approfittati del voto dei neri senza dare nulla in cambio. I quartieri malfamati in cui vivono sono in condizioni di reale povertà e degrado. Non c’è futuro per i giovani che non siano spaccio, prostituzione e galera. Di generazione in generazione, la situazione rimane la stessa.
La Presidenza di Barack Obama ha rappresentato per molti un barlume di speranza e cambiamento, ma è chiaro che non si può riporre nelle mani di un solo uomo una responsabilità così grande. La segregazione c’è ancora di fatto. Il razzismo c’è ancora.
Con questo non voglio dire che tutti i mali degli afroamericani sono causati dalla violenza che perpetua la polizia nei loro confronti, ma è in realtà tutto il sistema che non permette una adeguata emancipazione. Pochi escono da quei luoghi, chi ci prova molte volte non viene considerato. E’ una vera e propria trappola che li porta anche ad essere violenti tra loro.

KING E X A CONFRONTO

King nel 1963 diceva “Five score years ago, a great American, in whose symbolic shadow we stand today, signed the Emancipation Proclamation. This momentous decree came as a great beacon light of hope to millions of Negro slaves who had been seared in the flames of withering injustice. It came as a joyous daybreak to end the long night of their captivity.
But one hundred years later, the Negro still is not free. One hundred years later, the life of the Negro is still sadly crippled by the manacles of segregation and the chains of discrimination. One hundred years later, the Negro lives on a lonely island of poverty in the midst of a vast ocean of material prosperity. One hundred years later, the Negro is still languished in the corners of American society and finds himself an exile in his own land. And so we’ve come here today to dramatize a shameful condition.”

Ma, oggi, 57 anni dopo sembra che le cose non siano cambiate così tanto. 

“If George Washington didn’t get independence for this country nonviolently, and if Patrick Henry didn’t come up with a nonviolent statement, and you taught me to look upon them as patriots and heroes, then it’s time for you to realize that I have studied your books well. Our people, 22 million African-Americans are fed up with America’s hypocritical democracy. And today we care nothing about the odds that are against us. Every time a black man gets ready to defend himself some Uncle Tom starts telling us, how can you win? That’s Tom talking, don’t listen to him.”

Malcolm X, 1964, The Black Revolution.

CONCLUSIONE

Ciò che riguarda i neri nel mondo riguarda anche me. Le storie sono diverse, i passati sono diversi, i sistemi sono diversi, ma se una persona come me oltreoceano è oppressa è una questione che riguarda anche me. Ritengo che sia ora di attuare un’azione globale, che non si limiti alla sola marcia, ma vere e proprie pene severe nei confronti di chi perpetua comportamenti alla KKK. E questo non deve avvenire solo dagli afrodiscendenti, perché se siamo tutti dalla stessa parte nella lotta contro il razzismo, anche chi è bianco dovrebbe contrastare e protestare contro ciò che accade.
Non paragono lo stile di vita che vivo io qui con lo stile di vita che si vive in America, ma se il modello che i paesi europei vogliono adottare è quello, non si pensa a riqualificare i sobborghi malfamati e si ha paura di trattare il tema del razzismo in maniera seria perché non fa prendere voti è sicuro che anche la nostra strada sarà quella. 
Non so se le cose sarebbero andate diversamente se si fosse seguito un approccio diverso. Come ho detto, entrambi sono stati fondamentali per la lotta, ma una cosa è certa: nulla è realmente cambiato e la popolazione afroamericana ha bisogno di nuove guide autorevoli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata in provincia di Bologna l' 11/08/1997. Originaria della Repubblica Democratica del Congo e dello Zambia. Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna. Nel 2018 ho lavorato in Parlamento Europeo a Bruxelles nell'intergruppo ARDI (Anti-Racism and Diversity Intergroup) dedicandomi al tema dell'Afrofobia in Europa. I miei articoli saranno dedicati alla Storia e alla Politica dei paesi africani, i rapporti tra l'Africa e l'Europa nel tempo e tutto ciò che riguarda gli afrodiscendenti nel mondo.

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