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Cultura

“D’ora in poi decido io”, 42 anni dalla 194

“Se gli uomini potessero restare incinti, l’aborto diventerebbe un sacramento.” Flo Kennedy

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Sono passati 42 anni dalla proclamazione della legge sulle “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza ”, conosciuta come Legge 194.

Prima di quel 22 Maggio del 1978, in Italia l’interruzione di gravidanza (indicata brevemente come IVG) era considerata dal codice penale italiano come un reato, secondo gli art. 545 e segg. abrogati proprio in virtù della 194. Dunque, un’IVG, in qualsiasi sua forma, rappresentava per una donna incorrere in un reato penale, costringendola a scegliere tra una procedura d’aborto clandestino, pratica decisamente rischiosa in quegli anni, o l’abbandono successivo del bambino. Immaginate, ad esempio, quello che doveva affrontare una donna vittima di violenza, costretta sostanzialmente a portare avanti l’eventuale gravidanza.

Soprattutto a partire dal 1975, una coscienza culturale e rivoluzionaria si innalza nel panorama politico e sociale: l’arresto, effettuato con l’autodenuncia alle autorità, dell’allora Segretario del Partito Radicale Gianfranco Spadaccia, della segretaria del Centro d’Informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA) Adele Faccio e della militante radicale Emma Bonino (oggi Senatrice di Più Europa) balzò come un fulmine a ciel sereno, portando alla luce una realtà sotterranea che chiedeva di emergere. Ben presto le proteste e le manifestazioni riempirono le piazze, le donne chiedevano a testa alta di vedersi riconoscere un diritto, ad oggi considerato quasi scontato: il diritto di essere donne, senza essere necessariamente madri, di poter dunque essere padrone del proprio corpo e del proprio futuro.

La campagna abortista venne portata avanti inizialmente in solitaria dal Partito Radicale, man mano si unirono alla battaglia di civiltà, perchè anche di questo si trattò, i partiti laici, ovvero il Partito Repubblicano Italiano, il Partito Liberale Italiano, i partiti socialisti come il Partito Socialista Italiano e il Partito Socialista Democratico Italiano, gli aderenti del Movimento de “Il Manifesto”e infine il Partito Comunista Italiano, isolando di fatto i partiti “antiabortisti” della Democrazia Cristiana e del Movimento Sociale Italiano.

Il CISA, lo ricordiamo, era un organismo fondato da Adele Faccio che insieme a molte altre donne combatteva la piaga dell’aborto clandestino, creando i primi consultori in Italia e organizzando al tempo stesso i cosiddetti “viaggi della speranza” verso le cliniche olandesi e inglesi con voli charter, dove era possibile per le donne sottoporsi ad interventi medici a prezzi contenuti e con mezzi tecnologicamente più evoluti.

E’ proprio nel 1975, dopo un incontro con Marco Pannella e con Gianfranco Spadaccia poi, che il CISA si unì al Partito Radicale, portando all’attuazione dell’ambulatorio a Firenze proprio presso la sede del partito. Successivamente una delegazione, comprendente Marco Pannella e Livio Zanetti (diretto de L’Espresso) presentò alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo degli articoli nn. 546, 547, 548, 549 2° Comma, 550, 551, 552, 553, 554 e 555 del codice penale che, come anticipato all’inizio, riguardavano i reati d’aborto su donna consenziente, di istigazione all’aborto, di atti abortivi su donna ritenuta incinta, di sterilizzazione, di incitamento a pratiche contro la procreazione, di contagio da sifilide o da blenorragia.

Cominciò così la raccolta firme, il referendum fu patrocinato dalla Lega XIII maggio e da L’Espresso, che lo promossero unitamente al Partito Radicale e al Movimento di liberazione della donna. Tra le forze aderenti figuravano anche Lotta continua, Avanguardia operaia e PdUP- Manifesto.

Furono raccolte oltre 700.000 firme e il 15 Aprile del 1976 con un Decreto del Presidente della Repubblica venne fissato il giorno per la consultazione referendaria, ma lo stesso Presidente Leone fu costretto a ricorrere per la seconda volta allo scioglimento delle Camere: erano troppo forti i timori dei partiti in quel momento per le divisioni che avrebbe potuto provocare un secondo referendum, dopo quello sul divorzio dell’anno precedente.

Tuttavia, il 18 Febbraio del 1975, in seguito alla sentenza n. 27 della Corte Costituzionale, era necessario adeguare la normativa, infatti la Suprema Corte, pur ritenendo che “la tutela del concepito ha fondamento costituzionale”, consentiva il ricorso alla IVG per motivi molto gravi.

La Legge n. 194 del 22 Maggio del 1978, attualmente in vigore, con la quale sono venuti a cadere i reati previsti dal titolo X del libro II del codice penale, consente alla donna, nei casi previsti dalla legge, di ricorrere alla IVG in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza), nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica.

Tuttavia, a 42 anni dall’approvazione della 194, il pieno accesso all’interruzione volontaria di gravidanza come prevista dalla legge resta ancora da garantire: l’obiezione di coscienza per i professionisti sanitari è prevista dalla legge.

Nel 2014, dietro richiamo della CGIL, il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa ha ripreso gli ospedali di Jesi, Fano e Fermo in cui tutto il personale sanitario, tra medici, anestesisti e paramedici, era obiettore di coscienza, andando di fatto a violare il diritto alla salute delle donne riconosciuto dalla Carta sociale europea.

Secondo quanto riportato dalla “Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194 (Laiga), nel 2017 solo il 59% degli ospedali italiani prevede il servizio di interruzione volontaria di gravidanza, in particolare per quanto riguarda i casi successivi al terzo mese. Dunque il 41% degli ospedali italiani non sarebbe in conformità con quanto previsto dalla legge 194.

In Italia, il numero di obiettori di coscienza all’interno del personale medico è in media del 70%, in Gran Bretagna è del 10%, in Francia del 7%, la Svezia tocca lo zero percentuale. Il totale degli obiettori è aumentato del 12% negli ultimi dieci anni, arrivando a punte di oltre il 90% in Molise, Trentino-Alto Adige e Basilicata.

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Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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