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In gioco c’è il futuro dell’Europa

Lunedì sera la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno annunciato un piano per creare un fondo europeo finanziato da emissioni di debito comune. Per molti commentatori si tratterebbe di un passo storico verso un’Unione Europea sempre più coesa e indipendente.

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La sera del 18 maggio, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno annunciato un piano per creare un fondo europeo da 500 miliardi di euro, finanziato da emissioni di debito comune, con cui aiutare i paesi a uscire dalla crisi economica causata dalla pandemia di COVID-19.

Dopo i mancati accordi delle scorse settimane, il compromesso raggiunto da Francia e Germania è il primo passo concreto per emettere quantità consistenti di debito comune europeo: un passo importante per la creazione degli eurobond e il tentativo più significativo fatto finora per affrontare la crisi economica a livello europeo.

Il piano franco-tedesco è stato accolto da esperti e commentatori in maniera molto positiva. Vitor Constâncio, ex vice presidente della BCE, l’ha definita una “proposta eccellente“, mentre i governi di Italia e Spagna hanno rapidamente dichiarato il loro sostegno, spiegando che la ritengono un buon punto di partenza per un futuro negoziato, che deve tuttavia puntare molto più in alto. Anche i mercati finanziari l’hanno accolta con favore. Subito dopo l’annuncio, lo spread italiano è rapidamente calato di circa 20 punti, mentre l’euro ha guadagnato sul dollaro.

Merkel e Macron hanno chiarito che il fondo sarà finanziato con debito comunitario emesso dall’Unione Europea, e garantito dal bilancio pluriennale in vigore dal 2021 al 2027. Il denaro potrà così essere raccolto ad un tasso di interesse molto basso, persino negativo.

Questi fondi verranno distribuiti ai vari stati membri sulla base delle loro necessità e delle difficoltà economiche che si troveranno ad affrontare. Tecnicamente il debito sarà emesso e ripagato dalla Commissione Europea, che per farlo utilizzerà i contributi al suo budget dei singoli stati membri, che saranno spalmati su molti anni.

Visto che i contributi al bilancio della Commissione sono proporzionali al PIL, mentre la distribuzione del fondo sarà sulla base delle necessità economiche, sarà possibile che stati in difficoltà come l’Italia ricevano più di quanto dovranno versare. Si avrebbe di fatto un trasferimento a fondo perduto che redistribuisce dal nord al sud. Secondo un calcolo di Alberto d’Argenio, corrispondente di Repubblica dalle istituzioni europee, l’Italia potrebbe ricevere dal fondo fra gli 80 e i 100 miliardi di euro.

Il piano franco-tedesco, inoltre, nomina esplicitamente la possibilità di introdurre in futuro una tassa europea sui profitti delle imprese, con cui contribuire al finanziamento del fondo. È una proposta molto ambiziosa, dato che finora non esistono tasse raccolte dall’Unione Europea, e garantire degli introiti stabili all’Unione sarebbe una ulteriore piccola cessione di sovranità da parte degli stati, che andrebbe a rafforzare il progetto europeo.

Se la proposta dovesse ricevere l’approvazione degli altri 25 Stati membri, ciò comporterebbe un significativo spostamento verso un livello di condivisione degli oneri e dei trasferimenti fiscali, fermamente opposti durante le crisi passate. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha ricordato che “quando la Germania e la Francia prendono l’iniziativa, il processo decisionale nell’UE si velocizza. Dovremo agire in Europa per uscire da questa crisi”.

Le prime critiche

Al piano non mancano comunque le critiche, e la sua approvazione potrebbe rimanere problematica. Un punto sollevato da molti è che 500 miliardi di euro, destinati a tutta l’Unione Europea e da distribuire nei prossimi tre anni, non sono una cifra particolarmente significativa, considerato che negli Stati Uniti, che possiedono un’economia di dimensioni paragonabili a quelle dell’UE, gli aiuti economici si misurano in migliaia di miliardi.

Non è chiaro inoltre in che modo, a quali condizioni e con quali meccanismi il denaro sarà trasferito ai vari stati. Se ci saranno forti condizioni oppure una sorveglianza rafforzata da parte della Commissione sui paesi che ne faranno richiesta, l’utilizzo del fondo diventerebbe politicamente molto complicato.

Rimane inoltre da vedere se il piano riuscirà a superare l’obiezione dei paesi più ostili all’unione fiscale e alla condivisione del debito. Subito dopo l’annuncio di Merkel e Macron, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha detto di non essere d’accordo con la proposta e di preferire un sistema in cui il denaro raccolto dalla Commissione venga distribuito agli stati membri sotto forma di prestiti concessi a precise condizioni. Kurz ha detto di aver parlato con diversi colleghi dei governi del Nord Europa che condividono le sue posizioni.

In particolare il governo olandese si è detto preoccupato per qualsiasi iniziativa che potrebbe istituzionalizzare la condivisione del debito e le sovvenzioni incondizionate, sostenendo che esiste un rischio morale nel salvare gli Stati membri che non sono riusciti a prepararsi per le difficoltà economiche.

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz

Un tabù superato

Tuttavia, i commentatori ottimisti rimangono la maggioranza. Una volta infranto il tabù dell’emissione massiccia di debito europeo comune e della sua distribuzione sulla base delle necessità e non di criteri oggettivi, come il PIL, l’Unione Europea si troverebbe di fronte a una svolta storica. Lunedì molti esperti hanno utilizzato l’espressione “Hamilton moment” per descrivere questa proposta. L’espressione fa riferimento al contributo che il segretario al Tesoro americano Alexander Hamilton diede, nel 1790, alla trasformazione del debito dei singoli stati della confederazione in debito pubblico del governo federale, un momento fondamentale per la storia degli Stati Uniti.

Secondo Helen Thomson, insegnante di economia politica all’Università di Cambridge, la proposta franco-tedesca mette le basi per attuare una svolta simile nell’Unione Europea. Se la Commissione Europea inizierà a emettere debito comune, prima o poi un “Hamilton europeo” chiederà che la stessa Commissione venga dotata del potere di imporre tasse, il che a sua volta la renderebbe, per la prima volta, un vero e proprio governo europeo.

Si avvicina così un ennesima battaglia per il sogno europeo, una battaglia che l’UE dovrà vincere per evitare di scomparire nell’anonimato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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