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Politica

Salvini: tra trasformismo e sovranismo

Il fenomeno Matteo Salvini ha fatto breccia nel cuore degli italiani: l’uomo del popolo è ormai un affermato leader popolare.

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A cavallo tra camaleontico esponente del fronte dell’uomo qualunque e integerrimo sovranista, Matteo Salvini è uno dei leader politici più influenti nel panorama europeo e capo del primo partito d’Italia per consensi. La strategia che lo ha portato al successo è ambivalente e spesso contraddittoria, fatta sia di una complessa strategia comunicativa, che di una politica nazionalista e dai tratti sciovinisti, conservatrice e antieuropeista. 

L’uomo del popolo

Il leader della Lega, negli anni, si è sempre mostrato come archetipo e talvolta stereotipo del cittadino medio italiano, quello della birra al pub con gli amici, del calcetto e delle sagre di paese. Sobrio il vestiario, fatto spesso di felpe e jeans, chiaro e semplice il modo di parlare, sempre ben lontano dal vituperato politichese, Salvini è l’uomo che incontri al supermercato, il vicino di casa, il vecchio compagno della scuola elementare. Apparentemente innocuo, affidabile, sempre sorridente e sicuro di sé, è chiaro come abbia fatto breccia nel cuore degli italiani. Trasmette inoltre una sicurezza da figura quasi genitoriale, abilmente costruita anche dal lessico e dalla dialettica utilizzata: “i miei figli sono 60 milioni di italiani”, dice nel 2019 ad un comizio a Foligno.

Ma eccolo pronto a cambiare quando necessario, a partire proprio da quel vestiario che lo caratterizza: nei tempi della pandemia, il leghista ha cambiato il proprio look, sempre più spesso indossando maglioni e camicie, giacche e occhiali da vista. Non più foto dei pranzi e delle cene, dei cocktail e della nutella, ma foto in ufficio, alacremente impegnato nella compilazione di un documento o di un resoconto. Si sa, in tempi difficili la competenza è tutto.

La propaganda

Al contempo, è sempre pronto a cavalcare consensi facili, a piegarsi alla novità del momento, a rincorrere il fluido elettorato italiano: dalle affermazioni sulla dubbia efficacia di alcuni vaccini, quando nel 2018 i no-vax erano la novità da accalappiare, ai continui post sulla terapia al plasma del professor De Donno, che costituiscono un implicito richiamo a tutti coloro che ritengono ci sia una qualche forma di oscurantismo e complotto dietro la cura contro il coronavirus, fino alla propaganda anti-migratoria, cavallo di battaglia che più di ogni altro gli ha permesso l’incredibile ascesa.

Da comunista padano a leader di una destra conservatrice, sembra anche poter essere pronto a cambiare la propria ideologia nel desiderio sempre maggiore di consensi: dalle affermazioni a favore del libero mercato alla necessità di nazionalizzazioni e limiti alle deregolamentazioni, dagli alternati appelli ad aprire e chiudere le attività lavorative durante l’emergenza sanitaria alle continue giravolte sull’Europa e sull’euro, tra rassicurazioni e minacce.

Non uno qualunque

Tuttavia, al di là delle affermazioni propagandistiche, Salvini non è un camaleontico apolitico, ma un convinto assertore di una dottrina precisa e determinata, il nazionalismo conservatore: ne sono un esempio le continue battaglie ideologiche sui temi di diritti civili, come la partecipazione al Family Day oppure la sostituzione dei termini “genitore 1 e genitore 2” con “padre e madre” nella modulistica per la carta d’identità elettronica. I voltafaccia sull’UE sono frutto di precisi calcoli di consensi politici, non una mancanza di idee del leader: il leghista è convintamente antieuro e antieuropeista e l’ultima testimonianza è l’invocazione di un referendum per l’Italexit a inizio marzo, agli albori dell’epidemia, quando l’atteggiamento dell’Europa era stato poco aperto nei confronti del Bel Paese.

Sovranismo e populismo

Il leader del Carroccio è colui che per primo in Italia ha portato i temi di una nuova politica identitaria che già aveva fatto capolino nell’Ungheria di Orban, negli Usa di Trump e nella Turchia di Erdogan, un nuovo fenomeno sociopolitico che è diretta conseguenza di alcune problematiche emerse con la globalizzazione e la stagnazione economica dell’ultimo decennio. Salvini vuole riformare il quadro culturale italiano, costruire una nuova identità nazionale, la cui dignità si fonda sulla religione cattolica, sulla famiglia tradizionale, sull’etnia e sul recupero utopistico del mos maiorum dell’antica gens italica. I valori della democrazia liberale si perdono in questa restaurazione e i principi di libertà e autodeterminazione sono schiacciati dalla coscienza etica della nazione che il leader vorrebbe incarnare.

Anche le esperienze da militante dei comunisti padani non sono andate perdute: la Lega ha una visione economica socialisteggiante, fondata su nazionalizzazioni, interventismo e velato assistenzialismo, più alla Borghi che alla Giorgetti. Non basta inserire in qualche tweet la parola liberale o presentarsi alle elezioni con il progetto di una “flat tax”, parziale e mai realizzata. Sovranismo e liberalismo non sono compatibili: la libertà, intesa sia come autodeterminazione che dal punto di vista economico, e i diritti individuali possono realizzarsi compiutamente solo in una ottica di cooperazione sovranazionale, non ermeticamente rinchiusi negli angusti confini nazionali.

Lo status del fenomeno

Sebbene nell’ultimo periodo abbia perso consensi, arrivando, secondo gli ultimi sondaggi, al 26 percento, l’impronta politica di Salvini non ha perso rilievo e molti voti si sono semplicemente trasferiti a Fratelli d’Italia, la cui politica identitaria, sebbene con le dovute differenze, è molto simile a quella del Carroccio. 

La parabola salviniana non è ancora finita, i progressisti non hanno ancora saputo riconquistare il loro campo d’azione e la creazione di centri di potere alternativi all’interno del Carroccio è un’utopia: la Lega moderata non può esistere. Salvini ha plasmato un nuovo partito, portandolo alla ribalta da Nord a Sud, e ha inaugurato in Italia una nuova ideologia, sempre più radicata tra i cittadini. Per portare una solida alternativa serve riconoscere lo status del fenomeno, comprenderlo e contrastarlo, non bollarlo come semplice paura o fatalità: il sovranismo è destinato a durare ancora a lungo.

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Nato a Brescia il 9 marzo 2001, attualmente vivo a Palazzolo sull'Oglio. Frequento l'ultimo anno di liceo scientifico e Il prossimo anno studierò economia e finanza presso l'Università Bocconi di Milano. Mi interesso di politica fin da piccolo e sono iscritto ad Azione. Spero di poter dare un contributo significativo con i miei articoli. "L'essenziale è rimanere fedeli al proprio scopo"

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