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Cronaca

Il tragico caso di Dario Musso e la dittatura sanitaria

La strategia medievale ne punisco uno per educarne cento, non avrà successo per sempre. Dario Musso, 33 anni, ha violato il DPCM imposto durante la fase 1. Il suo intento era di diffondere le sue idee contro le restrizioni imposte. Ma al posto di pagare una semplice multa ha subito un violento TSO.

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Il problema qui è come trovare giustizia nel mondo ingiusto in cui allude la ruota della fortuna. Il  tragico caso di Dario Musso e la violenza che ha subito, tramite un TSO, ha scatenato paura fra i cittadini. Questo episodio è nettamente paragonabile al caso di Eichmann e la sua mania nel seguire ordini senza ragionare con la propria testa. Sono stati tutti come dei piccoli soldati che hanno favorito l’ingranaggio di questa vicenda.

Il caso Musso non è stato accennato in televisione, nemmeno dai così definiti, o meglio autodefiniti, “professionisti dell’informazione”. Purtroppo, al giorno d’oggi, la censura su questo tipo di eventi è sempre più frequente. Ma veniamo al punto: cosa è successo? Dario Musso è stato ferocemente violentato, perché è andato per tutta la città di Ravanusa in macchina con l’ausilio di un megafono con il fine di diffondere il suo pensiero, riguardo le misure di restrizione che lo stato ha imposto per il coronavirus. Nel video che ha lui stesso girato un attimo prima della deportazione, oggettivamente lo si può vedere lucido, conscio, senza alcun sintomo di stupefacenti. Era in condizioni fisiche e psichiche sane. Stava esprimendo la sua opinione, che condivisibile o meno non era comunque in uno stato turbato, anche se è come è stato dichiarato successivamente.

Premettiamo che secondo le disposizioni della legge, emanate nella fase 1, Dario è uscito di casa andando contro le normative del DPCM, così consumando una violazione del codice penale. Ma nonostante questo non perdona l’aggressione che ha subito, lui esprimeva una opinione politica considerata sbagliata, ma solitamente questa azione costa una semplice multa, ma invece a lui è costata molto di più, un TSO (trattamento sanitario obbligatorio). Anche a Milano è stata fatta una protesta, contro lo stato, ma lì tutti hanno preso una multa di 400 euro. Invece Dario ha subito atti illeciti e molto pesanti.

Quando i carabinieri e i medici si sono avvicinati alla macchina, Dario è sceso senza opporre resistenza, credendo che lo avrebbero portato in questura o che lo avrebbero sanzionato. Invece i carabinieri lo hanno circondato,  immobilizzato ed inoltre un medico ha tentato di avvicinarsi con una siringa per sedarlo. Il tutto è stato ripreso da una ragazza scioccata dall’accaduto. Il video termina con un atto di violenza: un carabiniere si accuccia per farlo cadere per terra e così il medico riesce a sedarlo. È stato trattato come un feroce criminale, un animale, è inimmaginabile la pressione che ha subito la vittima in quel momento. Il messaggio che hanno voluto far percepire alle persone è: “guardate cosa succede a chi si ribella e mette in discussione quello che stiamo facendo”, questa è la strategia: ne colpisco 1 per educarne 100.

Dopo l’istituzionalizzazione, come normale che sia, i genitori e in prima linea il fratello Lillo, avvocato, volevano vedere come stava Dario, ma gli è stata impedita la visita con la scusa delle restrizioni del covid-19. Successivamente è stato quindi chiesto di parlare con il paziente al telefono, ma tra dorme e non abbiamo un cordless, di fatto il diritto che prevede la normativa del TSO: cioè la comunicazione tra pazienti e familiari è stato negato per quattro lunghi giorni. I medici sono stati molto scortesi, le forze dell’ordine alla chiamata di Lillo hanno fatto un lavoro mediocre, dove non si è visto alcun risultato, una vera e propria incompetenza. Nonostante l’avvocato Lillo continuasse a chiamare, persino il responsabile del reparto è stato indifferente sullo stato di sofferenza della famiglia. Tutto questo continuò finché il fratello, per telefono, pretese una prova sulla vitalità del fratello. Magicamente spuntò il corless e Lillo finalmente dopo vari tentativi riuscì a sentire Dario, in una angosciante telefonata dove Dario premette subito stordito, con una voce impastata: “sono chiuso nelle mani e nelle braccia”. Impressionante come si sia arrivati a tanto. Questo spiega chiaramente il motivo per cui non abbiano voluto dare notizie alla famiglia per quattro giorni: lo avevano reso un vegetale.

Come vi sentireste se a una persona a cui volete tanto bene succedesse una cosa del genere?

Dario Musso è stato legato al letto come un salame, è stato riempito di psicofarmaci, di conseguenza deve ancora riprendersi dalla grave intossicazione. Guardiamo l’altro piatto della bilancia: che cura rappresenta riempire di farmaci una persona tanto da farla diventare un vegetale, cosa volevano “curare” facendo così? Questa stessa logica è quella che stiamo vivendo oggi, una retorica di non senso durata tre lunghi mesi. A questo punto viene da chiedere: ce l’hanno con noi o con il virus? Se non ci fossero stati video e telefonate registrate, questo sarebbe sembrato una pazzia.

Ma anche il sindaco Carmelo D’angelo ha voluto metterci del suo, creando una nuova ordinanza dove dichiara che Dario soffrisse di uno scompenso psichico e agitazioni psicomotorie. La dichiarazione si può confutare tramite il video che gira oggi in rete, che evidenzia la falsità dell’ordinanza e con la testimonianza del fratello, il quale dichiara che Dario è sempre stato una persona sana, non ha mai usato psicofarmaci, se non che quelli che gli hanno iniettato violentemente. Ma il sindaco non si arrende e si difende affermando di aver fatto il TSO a Dario per i gravi comportamenti pregressi, cosa non dimostrata tra l’altro. Ma niente paura, il motivo di tutto questo ce lo spiega nell’intervista a byoblu il fratello Lillo, nella quale secondo lui è stato tutto premeditato dal protagonista Carmelo D’angelo per far soffrire la famiglia Musso, alla cui base ci sono delle inimicizie fra loro, viste le varie contrapposizioni in campagna elettorale. La realtà di questo fatto è sempre più chiara: il caso di Musso è stato un sequestro di persona coperto dalla scusa del TSO. 

Sapete qualè stata la diagnosi di Dario, uscito di lì? Disturbo della personalità non specificata e consumo di cannabinoidi episodico. Pazzesco. Ma come hanno fatto a fare una diagnosi del genere se nessun infermiere o medico lo ha mai visitato? Non sanno quanto pesa,  quali malattie ha avuto, se è allergico a qualcosa, ecc. Fra l’altro, la proposta di TSO, non è stata sollecitata né dalla famiglia, né dalla autorità di avvocati, è stata sollecitata unicamente dal sindaco, da un medico di base e un medico dell’ASP di Agrigento, che con incompetenza non hanno mai né visto, né visitato Dario. L’ennesima illegalità è stata con l’ordinanza emessa dal sindaco, non è stata motivata come prevede la legge 833: la motivazione è un elemento essenziale dell’atto amministrativo e in mancanza di ciò scatta la nullità dell’atto con efficacia ex tunc.

Ma non basta: c’è un altro difetto radicale che prevede la nullità dell’atto: l’intervento del giudice tutelare c’è stato come previsto, ma è un’azione anormale perché è atto tutelare compilato da un non magistrato. Andando sempre di più verso il ridicolo, questo documento è stato firmato da un ex bancario, prestato come giudice onorario al tribunale. Fortunatamente questa questione è già davanti ai tavoli delle segreterie delle organizzazioni a tutela dei diritti dell’uomo e davanti ai tavoli di tre ministeri: salute, interni e giustizia. Il 4 giugno questo caso verrà discusso nel tribunale di Agrigento, dove la giustizia avrà il suo peso su queste azioni disumane.

Ad oggi possiamo definire queste azioni come atti medievali, ma la vera giustizia si avrà quando si internerà con una legge contro queste azioni. Questa vicenda ha svegliato le paure delle persone che in modo latente sono state conservate per molto tempo. Avvertiamo che ogni volta che usciamo dal recinto del consentito del ministero della verità, scattano macchine dell’odio e dell’isolamento. Oggi siamo arrivati a questo, oggi l’ignoranza sta diventando fatto di libertà, invece essere istruiti con un senso critico diventa fattore di repressione da parte di uno stato che è lì per tutelarti. Dario avrà sì violato il DPCM, ma queste persone hanno fatto peggio, sono andati contro la legge senza un minimo di compassione, è stato violato l’articolo 21 della costituzione, per non parlare degli articoli 13,32, 33 e delle leggi 328 e 833.

“L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa.”cit. Liliana Segre.

Quindi, la domanda che sorge spontanea è: perché ha ricevuto questo tipo di trattamento, da parte di componenti lavorativi insensibili, piuttosto che un semplice sanzione?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata a Verona, il 7/10/2000. La vita mi ha messo davanti degli ostacoli, ma questo non mi ha di certo fermata a essere il cambiamento che voglio vedere nel mondo. Coltivo scrivendo la mia voglia di abbattere le mura di protezione, che le persone si creano per la paura di conoscere.

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