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Come si calcola la dignità di un uomo?

La I Sezione della Corte di Cassazione con ord. n. 14260/2020 ha rimesso alla decisione delle Sezioni Unite la dibattuta questione sul criterio di calcolo dello spazio all’interno della cella

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di Maria Cristina Frosali

“Nessuno può essere sottoposto a pene o trattamenti inumani o degradanti”

L’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo è una norma di straordinaria importanza da cui discende l’obbligo di ciascuno Stato di assicurare che ogni persona sia detenuta in condizioni compatibili con il rispetto della propria dignità. 

La persona detenuta è infatti un essere umano titolare di diritti quanto lo è una persona libera. Chi è in carcere, pur essendo privato della propria libertà personale, conserva intatti tutti quei diritti che non siano assolutamente incompatibili con lo stato detentivo. E con essi, la sua dignità. 

Ma quanto misura la dignità di un uomo? 

In materia di sovraffollamento carcerario è stata la Corte europea dei diritti dell’Uomo a suggerire agli Stati un criterio per accertare il rispetto della dignità umana, fissando in tre metri quadrati lo spazio minimo di cui ciascun detenuto deve poter disporre all’interno della propria cella. 

Tre metri quadri. È la misura che segna il confine tra una detenzione umana ed una inumana, è la linea che traccia la frontiera ultima della dignità. 

Un concetto così sfuggente, ampio e complesso da meritare le attente riflessioni dei più grandi filosofi e pensatori viene, in ambito carcerario, imprigionato nelle misure di uno sgabuzzino.  I Magistrati di Sorveglianza, organi preposti a garantire il rispetto dei diritti dei detenuti, si spogliano del proprio armamentario teorico per impugnare metri a nastro e calcolatrici, i nuovi attrezzi del mestiere. La dignità è ridotta ad una questione di centimetri. Sorge però un ulteriore problema, che in Italia diviene oggetto di un grande e acceso dibattito. Come si calcolano i tre metri quadrati?

Lo spazio minimo, vitale, quello senza il quale la detenzione diventa un trattamento inumano e degradante, si calcola al lordo o al netto del mobilio? I tre metri quadrati si riferiscono alla superficie calpestabile della cella oppure alla superficie in generale? E ancora, se si ammette di dove calcolare i tre metri quadri al netto dei mobili, bisogna togliere dal conteggio proprio tutti i mobili oppure solo quelli grande e pesanti, che non si possono spostare? E il letto? Come ci comportiamo con il letto? Si detrae solo se è un letto a castello o anche se si tratta di un letto singolo? Il letto a castello – è stato detto – è pesante e non può essere spostato mentre sul letto singolo ci si può scrivere, leggere, mangiare, e volendo si può rovesciare sulla parete quando non si vuole utilizzare…. 

Questi amletici interrogativi, sui quali si è affannata fino ad oggi buona parte della giurisprudenza, pare che possano trovare finalmente soluzione. 

Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (DAP) ha infatti presentato ricorso in cassazione avverso una decisione del Tribunale di Sorveglianza dell’Aquila dell’aprile del 2019. Il Tribunale aveva ritenuto corretta la decisione del Magistrato di sorveglianza il quale, nel valutare la sussistenza di un trattamento inumano e degradante, aveva calcolato lo spazio disponibile al netto di quello occupato dai servizi igienici e dagli arredi fissi, compreso il letto. Sostenendo l’erroneità del criterio di calcolo adottato, il DAP si è dunque rivolto alla Cassazione.

Con ordinanza depositata l’11 maggio scorso, la I Sezione della Corte di Cassazione ha deciso di assegnare il ricorso alle Sezioni Unite, affinché chiariscano, una volta per tutte, quale sia l’orientamento corretto. 

Al di là del responso dei giudici di legittimità, resta il fatto che la questione sarebbestatadisempliceeprontasoluzione,sesoloigiudicisifossero lasciati guidare dall’unico valore che pervade l’intera materia in esame, ovvero quello del rispetto della dignità dell’uomo.Così facendo sarebbero stati sicuramente e naturalmente orientati verso l’interpretazione più favorevole alle persone detenute. 

Fino a che si riterrà di poter valutare il rispetto della dignità dell’uomo sulla base di mere operazioni di calcolo dello spazio nella cella, il senso di umanità sarà destinato a rimanere escluso dai penitenziari italiani. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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