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Politica

Cacciari:”Se continuano a promettere soldi e nessuno li riceve prima o poi ci sarà qualche incazzatura”

Massimo Cacciari su il voto di Italia Viva:”Un’esibizione di garantismo un po’ fine a se stessa” e sulla sinistra in Italia:”Fuori dai palazzi non esiste e questo è drammatico.”

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Questa settimana è stata scossa da molti eventi nazionali e internazionali che hanno mobilitato l’opinione pubblica, come l’uccisione a Minneapolis di George Floyd, l’approvazione dei recovery found a livello europeo… In Italia un dato che emerge dalle parole di Massimo Cacciari, filosofo, politico, accademico e opinionista italiano, ex sindaco di Venezia, è la mancanza di “una linea chiara” durante quest’emergenza. A livello politico, inoltre, da un lato stiamo assistendo a una discesa nei sondaggi della Lega ma dall’altro lato si sente la mancanza di una sinistra forte, capace che possa seriamente sfidarla.

  • Il 25 maggio è stato ucciso senza pietà a Minneapolis da un agente di polizia, George Floyd. Cosa ne pensa dell’accaduto?

E’ una situazione che si ripete spessissimo nel rapporto tra determinati settori della popolazione americana e la polizia. Questa situazione dovrebbe essere presa in considerazione e seriamente affrontato dalle autorità politiche americane. Tra l’altro è fonte di continue tensioni e di continui disordini. E’ chiaro, sono episodi intollerabili.

  • A seguito si sono scatenate diverse proteste e il presidente Trump ha pensato di risolvere il problema con la repressione, liquidando i manifestanti come criminali. Perché secondo lei non si vuole ammettere l’esistenza del problema?

Il presidente Trump li ha affrontati “a modo suo”, particolarmente volgare, ma è una situazione negli Stati Uniti che, come dicevo prima, si ripete di continuo. Non passa mese che non si verifichino episodi analoghi in giro per i quartieri. Non si tratta semplicemente di politica trumpiana ma si tratta di problemi di fondo della società americana che non sono stati risolti.

  • Veniamo dal primo presidente afroamericano, Barack Obama: si ci poteva aspettare un cambiamento culturale e invece…

Anche durante la presidenza di Obama sono successi episodi di questo tipo, la reazione del presidente è stata diversa a parole però questi eventi continuano a succedere. Un presidente dichiara certe cose, un altro altre diverse, ma in quanto problemi strutturali della società americana non sono stati risolti né da Obama né da Trump.

  • Come in America gli afroamericani sono considerati “invisibili”, in Italia i grandi invisibili sono gli immigrati che troppo spesso vengono sfruttati dalla criminalità organizzata. Cosa ne pensa della sanatoria proposta dal ministro Bellanova?

La regolarizzazione di questi migranti è il minimo che si possa fare tenendo presente anche il loro contributo all’economia di questo Paese. Direi che è un provvedimento minimale ma necessario. Soltanto sulla base di pregiudizi si può obiettare qualcosa o polemizzare contro questo provvedimento. E’ veramente incredibile che in un governo come questo, con il Partito Democratico, ci possano essere delle perplessità a proposito di provvedimenti di questo genere. E’ anche vero che non si risolve il problema, per risolverlo non basta una sanatoria che è comunque dettata da ragioni strettamente economiche.

  • Questa settimana inoltre è stata anche molto discussa la mossa fatta da Italia Viva in giunta, astenendosi dal votare l’immunità a Salvini. Anche se il loro voto non era determinante, lei cosa ne pensa?

Credo che sia un’esibizione di garantismo un po’ fine a se stessa. Detto questo, io ritengo che l’istruttoria su Salvini sia stata un’autentica pagliacciata perché non è possibile ritenere gli altri membri del governo, a cui partecipava lo stesso Salvini, innocenti e che una forza politica, la quale aveva un ruolo predominate in quel governo, ora punti per l’incriminazione a Salvini. E’ una manifestazione di assenza di senso del pudore. Se fossi stato lì, io non avrei partecipato a quel voto, denunciando la pagliacciata che si stava consumando.

  • Il contesto di questi mesi, in cui ha agito il governo, è stato e continua a essere la pandemia. Cosa ne pensa dei recovery found? Possiamo dire che l’Unione Europea ha dato un forte segnale di unità ai sovranisti?

Sì, c’è stato un cambio di prospettiva rispetto alla politica europea dell’Unione quando ci fu la crisi 2007/2008 o con la Grecia… Naturalmente questo non è dovuto ad un mutamento di strategia, me lo augurerei ma ne dubito. Secondo me è dovuto essenzialmente al fatto che tutti i Paesi Europei sono oggi sulla stessa barca, in gravi difficoltà e quindi erano necessari provvedimenti di un certo peso. Comunque bene, nella situazione drammatica in cui ci troviamo, l’Europa una mano la dà. Non tanto con i soldi a fondo perduto che sono insufficienti al fabbisogno ma consentendo una sospensione dei parametri, consentendo aiuti di stato etc… Adesso si tratta di usare bene queste risorse e queste concessioni e mi pare che questo non stia accadendo.

  • Perché secondo lei?

Perché sono tutti provvedimenti a pioggia, senza strategia, senza priorità, senza gerarchia. Non si capisce in quale direzione si intendono usare queste possibilità. Non si può pensare, in una situazione così drammatica, di rincorrere tutte le esigenze perché non basterebbero migliaia di miliardi. Quindi il governo dovrebbe stabilire una linea. Io penso sarebbe anche chiaro definirla perché si tratta di un grande piano di opere pubbliche, infrastrutturali, ambientali… E si tratta di comprendere, come la crisi ha dimostrato,che in alcuni servizi fondamentali il nostro Paese è arretratissimo rispetto a Francia, Germania e altri.

Bisognerebbe investire massicciamente in interventi pubblici, nelle infrastrutture, nella difesa dell’ambiente, nella green economy e in servizi sociali. Invece i provvedimenti che stanno uscendo sono puramente assistenziali e falsamente universalistici, al di là del fatto incredibile che ancora queste risorse devono arrivare agli interessati, per cui tra un po’ ci sarà la rivolta io penso: se continuano a promettere soldi, a sbandierare miliardi e nessuno li riceve prima o dopo ci sarà qualche incazzatura.

  • Non crede sia mancata in questa emergenza un’organizzazione centralizzata ?

Ma certo, è venuto alla luce quello che tutti coloro che ragionano sanno da anni, cioè che c’è un assetto istituzionale nel nostro Paese tra amministrazione centrale e regioni che non funziona assolutamente, e inoltre c’è una struttura amministrativo-burocratico obsoleta, lenta, pachidermica che impedisce ogni rapida attuazione anche delle decisioni prese. Quindi o si mette mano alla macchina amministrativa, riformandola seriamente con semplificazioni, testi unici etc e al rapporto tra i diversi livelli dello stato oppure per ogni emergenza ci troveremo nelle stesse drammatiche situazioni.

  • Abbiamo anche assistito a una “movida incontrollata“, cosa ne pensa di questi comportamenti sconsiderati?

Sconsiderati fino ad un certo punto, non ho visto alcuna movida sconsiderata. Sono retoriche di gente che non avendo affrontato in termini adeguati questa crisi, scarica la responsabilità su qualche giovane che magari dopo due mesi a casa, in condizioni spesso di enorme disagio, si fa una passeggiata. Tutti sanno benissimo che mantenendo determinate distanze non si prende questo covid all’aperto. E’ chiaro però che bisogna essere responsabili e capire che il virus è ancora in giro. Bisogna stare attenti ma senza scaricare su qualche semi-movida le responsabilità di un’organizzazione piena di provvedimenti senza capo né coda come quelli che ha preso il governo.

  • Al momento i contagi stanno scendendo e gli infermieri, gli operatori sanitari stanno tornando ad essere dimenticati, lei cosa ne pensa?

Temo che succederà: gli italiani hanno la memoria corta e i governi ancora di più. Detto questo, anche qui c’è stata una grande retorica: medici e infermieri hanno fatto bene il loro dovere, si sono dimostrati una categoria di gente responsabile, hanno affrontato quello che è loro dovere fare in base al loro giuramento, hanno affrontato questa situazione drammatica molte volte disarmati perché la politica italiana non li aveva messi nelle condizioni di affrontare il virus con tutti i mezzi necessari. Detto questo smettiamola con la retorica degli eroi, delle guerre etc etc…

  • In queste settimane arrivano sempre nuovi sondaggi e vediamo un dato comune: la discesa della Lega. Secondo lei questo dato è dovuto all’assenza delle piazze, delle manifestazioni o a qualcos’altro?

Non è dovuto all’assenza delle piazze, era cominciato anche prima dell’epidemia. E’ dovuto anche al semplice fatto che: il potere logora chi non ce l’ha. Salvini si è politicamente ucciso, quando ha aperto la crisi nel governo di cui faceva parte pensando di poterselo prendere tutto ma ha fatto male i calcoli e da lì è cominciata la sua discesa. Nulla di irreparabile per lui, temo, perché: se questo governo a settembre/ottobre non dà l’immagine di grande forza, di grande compattezza e di grande decisione operativa Salvini può ritornare in auge. La mobilità del voto in Italia è estrema.

  • In questo momento vede una sinistra forte che è in grado di opporsi a Matteo Salvini o più una sinistra piena di retorica?

Non la vedo semplicemente, ma non è che sia l’effetto dell’epidemia, non c’era neanche prima. In questo momento è una sinistra che è diventata puramente governativa. Fuori dal governo non vive quindi deve essere al governo per vivere. Ma la necessità di stare al governo per una forza politica è essenziale. Fuori dai palazzi non esiste e questo è drammatico, completamente contraria alla storia della sinistra italiana anche se ormai è da un ventennio che è così.

La ricostruzione sarà lenta, faticosa, e può essere utile ripartire da un’autocritica serrata di tutto questo ventennio che abbiamo alle spalle. Nessuno la fa, nessuno neanche tenta di farla se non voci disperse qua e là, nell’ambito del Partito Democratico, direi che le uniche persone che qualche volta tentano un’analisi fondata, approfondita sono Gianni Cuperlo, Fabrizio Barca ma sono voci che chiamano nel deserto.

  • Quale messaggio vorrebbe lanciare ai giovani che fin da ora stanno iniziando a interessarsi ai fatti di attualità e politica: è la strada giusta per un futuro migliore?

E’ l’unica: dovrebbe emergere una generazione di giovani che facendo il loro mestiere, svolgendo la loro professione si interessano davvero anche di politica e vogliono partecipare a un dibattito politico fondato su programmi, strategie, idee e non su slogan, promesse e chiacchiere in quanto le precedenti hanno fatto evidente e definitivo fallimento e non è pensabile a resurrezioni dei loro esponenti.

Bisogna essere chiari, disincantati o emerge appunto questa nuova generazione non di politici, ma anche di persone che fanno seriamente e responsabilmente il medico, l’ingegnere… e che nello stesso tempo intendano partecipare al dibattito politico che si svolge non in termini dilettanteschi e improvvisati oppure è finita perché il vecchio ceto politico il suo tempo l’ha fatto e direi che ha fatto anche il suo fallimento.

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Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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