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Cronaca

Elon Musk arriva nello spazio

Per la prima volta nella storia un razzo privato viene lanciato nello spazio ed è tutta opera di Elon Musk.

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Ieri, 30 maggio 2020, (dopo un rinvio di tre giorni a causa del maltempo) un razzo privato viene lanciato verso la stazione spaziale internazionale. Falcon 9 (questo il nome del razzo) costruito dalla compagnia Space X di Elon Mask alle 21:22 ha scritto una nuova pagina di storia spaziale.

Il lancio di ieri si costituisce, come tutti i lanci, da tre fasi:

  • La prima fase è stata realizzata dal Falcon 9, la parte riutilizzabile del vettore Space X, ha spinto la capsula per 2 minuti e 33 secondi. Poi si è staccato ed è rientrato, atterrando sulla piattaforma nell’oceano Atlantico, un centro perfetto.
  • Nella seconda fase la Crew Dragon è salita, spinta dal secondo stadio, per altri sei minuti. Concluso il suo “burn”, il tachimetro segnava 27.000 chilometri all’ora e la quota era circa 200 chilometri. 
  • Dopo 12 minuti, si stacca anche il secondo stadio e finalmente la capsula Dragon entra nell’orbita giusta che la porterà alla ISS, dove i due astronauti resteranno per un tempo ancora non chiaro, ma di sicuro non inferiore a 30 giorni. Inoltre, le 19 ore di viaggio verranno utilizzate tutte, anche per provare in tanti modi la capsula Dragon nuova di zecca e verranno fatte addirittura prove di volo pilotato a mano.

La novità, che poi è esattamente ciò che ha permesso a Musk di ottenere il primato tra le compagnie private, è il riutilizzo del Falcon 9 che permette a Space X un notevole risparmio di fatica e denaro. Basti pensare che il Falcon 9 è riutilizzabile in tutta sicurezza dopo pochi giorni da un lancio.

Dopo il distacco ed il rientro in atmosfera, infatti, il Falcon scende in caduta libera controllata attraverso 4 alette aerodinamiche in titanio, accende nuovamente i motori frenando bruscamente la caduta ed atterrando in piedi, estendendo a pochi metri dalla superficie quattro zampe retrattili, su di una zattera predisposta nell’Oceano Atlantico (Autonomous spaceport drone ship), o in una piazzola di atterraggio nella terraferma (Landing Zone 1 e Landing Zone 2 alla Cape Canaveral Air Force Station, Landing Zone 3 alla Vandenberg Air Force Base). In caso di atterraggio sulle piattaforme galleggianti al largo della costa oceanica, il primo stadio deve seguire una semplice traiettoria parabolica; per atterrare sulla terraferma, invece, il vettore, una volta separato dal secondo stadio, deve eseguire una rotazione di 180° ed accendere i motori un’ulteriore volta per poter rallentare invertendo la rotta e tornare sulla costa. (Fonte wikipedia)

Insomma, il jolly che permette agli Usa di avere, finalmente, la propria indipendenza dopo nove anni in cui hanno dovuto servirsi dei passaggi delle vecchie, ma affidabili, Soyuz russe in partenza da Baikonur, Kazakistan, pagando prezzi molto salati, Questo jolly consentirà a Musk prima e agli Usa dopo di poter effettuare, volendo, continui lanci senza dover aspettare la costruzione di un nuovo razzo che porterebbe via molti soldi e tantissimo tempo.

Il lancio, quindi, non solo risolve il problema di portare astronauti in orbita bassa, 400 chilometri sono proprio pochi, ma apre di fatto una nuova era, quella in cui la storia della corsa allo spazio la scriveranno le imprese private, oltre alle agenzie statali. Oltre a Space X, che ha intascato un contratto di 2,6 miliardi di dollari per sei di questi trasporti di uomini, in agosto sarà la volta Boeing con quattro astronauti a tentar la fortuna.

I fortunati di questa impresa sono stati due astronauti americani (9 anni fa l’ultima volta) Doug Hurley e Bob Behnken. Essi sono due esperti astronauti con alle spalle due viaggi, ognuno con lo Space Shuttle, che è appunto l’ultimo mezzo Usa che ha portato astronauti nello spazio nel 2011. Il loro attracco alla Stazione è avvenuto attorno alle 16.30 ora italiana di oggi, 31 maggio.

Ad assistere al lift off non potevano mancare il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo vice, Mike Pence. Niente pubblico per evitare assembramenti in tempo di coronavirus, ma è tutto il mondo ad assistere col fiato sospeso alla diretta della Nasa e di SpaceX. Dopo l’impresa “The Donald” non ha esitato ad esternare la sua felicità.

Cosi come grande soddisfazione ha espresso Giorgio Saccoccia ( presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana) che ha dichiarato:

Una giornata storica per gli Stati Uniti, un passo significativo che segna  l’inizio di una nuova era commerciale per i voli spaziali umani c’è anche il  contributo dell’Italia a questo lancio, grazie  al supporto fornito dalla base dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) Broglio Space Center (Bsc) di Malindi in Kenya, che fa parte delle stazioni di tracking che hanno seguito il volo della Crew Dragon verso la Stazione Spaziale. Un ringraziamento particolare a tutto lo staff dell’Asi, che ha garantito l’apertura e l’operatività della base durante questo periodo di emergenza Covid. Voglio, soprattutto, fare le congratulazioni alla Nasa, nostro partner storico da più di 50 anni, per questo nuovo traguardo!”.

I complimenti sono arrivati anche dalla Roscosmos. L’agenzia spaziale russa (finora l’unica in grado di portare gli astronauti sulla Stazione spaziale internazionale) si è congratulata con la compagnia spaziale americana SpaceX per il successo del lancio di un razzo con equipaggio.
“Vorrei felicitare i nostri colleghi americani”, ha dichiarato il cosmonauta Sergei Krikalev, direttore esecutivo di Roscosmos per i programmi spaziali con equipaggio, in un breve messaggio video sulla pagina Twitter dell’agenzia. “Il successo della missione ci fornirà ulteriori opportunità a beneficio dell’intero programma internazionale”.

Progetti futuri di Elon Musk

Due sono i progetti futuri che vorrebbe realizzare Musk, ovviamente uno più difficile dell’altro:

Starship

SpaceX, che già ora vive di lanci spaziali, sta sviluppando anche la Starship, la navicella cha fa parte di un nuovo ambizioso progetto di lanciatore riutilizzabile. E’ una nave spaziale in acciaio lucido, che potrebbe sostituire tutti i veicoli della compagnia. Nelle intenzioni di Musk, sarà la base per i voli sulla Luna e per stabilire le prime colonie su Marte. La Starship, completamente riutilizzabile, è destinata a rendere celebre il paesino di Boca Chica, in Texas. Qui Musk svilupperà il progetto ed è proprio da qui che dovrebbe partire il primo lancio con equipaggio della nave spaziale previsto per il 2023. Yūsaku Maezawa, un miliardario giapponese, ha comprato tutti i nove posti del primo viaggio verso la Luna e ne ha regalati otto ad una serie di artisti.

Starlink

L’altro sogno è il progetto Starlink. Una rete di 12 mila satelliti, ad orbita bassa, per quello che viene definito “internet spaziale”. Musk infatti vorrebbe che più della metà del traffico su Internet passasse attraverso la sua rete satellitare, che potrebbe garantire connessioni veloci, si stima che i messaggi viaggeranno a una velocità doppia rispetto all’attuale fibra ottica, anche in zone remote del pianeta. Un sistema simile, oltre ad aumentare il numero di persone raggiunte dalla tecnologia, potrebbe rappresentare un’enorme vantaggio per le operazioni di trading finanziario, in cui una frazione di secondo può significare un guadagno di milioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver conseguito la triennale mi sono spostato a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso la Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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