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I pensieri di una bionda rumorosa

2 giugno: la storia nelle mani delle donne

Festa della Repubblica: ecco perché ringraziare quei 12.717.923 italiani che il 2 giugno 1946 decisero di farci il regalo più bello del mondo.

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Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis.

La storia italiana parla chiaramente. Era una bella giornata di sole in tutta la penisola, quella domenica. Tutto si svolse con estrema tranquillità, nonostante le file immense. Gli italiani, il 2 giugno 1946 avevano fretta di recarsi alle urne, avevano fretta di divenire, finalmente, protagonisti, di poter finalmente usufruire del suffragio universale. 12.717.923 italiani, tra il 2 e il 3 giugno 1946, espressero il proprio voto a favore della Repubblica. 12.717.923 cittadini italiani decisero di lasciarsi alle spalle il buio, decisero di ricostruire l’Italia, di ricostruirla dalle basi, cambiando totalmente le radici di ciò che, fino a quel momento, li aveva cullati e distrutti.
I voti validi, quel giorno, furono 23.437.143 e, tra loro, per la prima volta, le donne furono chiamate ad esprimere una preferenza, furono chiamate a diventare cittadine italiane, protagoniste della società e non più figure in secondo piano, figure capaci solo di procreare. Immaginate il fermento nei loro occhi, immaginate il fervore sulla loro pelle: quel giorno le donne italiane scelsero, quel giorno poterono esercitare gli stessi diritti di tutti gli uomini.

Donne che hanno vissuto, fino a quel momento, all’ombra del Fascio Littorio, donne obbligate ad abbandonare gli studi già in terza elementare per poter collaborare nei campi o in casa. Donne, donne sofferenti, donne che vissero il Secondo conflitto mondiale in maniera drammatica, nascoste nelle grotte di campagna per sfuggire ai bombardamenti, donne che non potevano permettersi di piangere per la perdita dei propri cari. Quelle stesse donne che scavarono tra le macerie per poter recuperare e pulire i mattoni utili alla riedificazione delle città, quelle stesse donne che hanno resistito e ricostruito la nazione a fianco degli uomini quel giorno, finalmente, il 2 giugno 1946 ebbero un peso nella società.

Quel voto, però, non fu una semplice e galante concessione maschile: già dalla fine del 1944 le donne diedero vita ad un comitato per rivendicare l’immediato diritto di voto. Tutto ciò non fu accolto nel modo migliore dagli uomini più retrogradi, motivo per cui quelle stesse donne dalla forza straordinaria si ritrovarono, purtroppo, intimorite di fronte all’idea di sbagliare e alle conseguenze del loro voto. Quella X era una grande responsabilità che richiese educazione, riunioni, assemblee, informazione continua e senso di responsabilità: quel voto rappresentava una nuova via, un nuovo mondo che stava per nascere, che stava per emergere, un mondo in cui le donne non potevano più permettersi di esser rilegate a ruoli di secondo ordine, un mondo in cui le donne, oltre a conquistare quel diritto al voto, conquistavano anche il potere.

Ci si affacciava su un lato oscuro del mondo, un lato mai visto, dove tutto era sconosciuto, soprattutto per la maggior parte delle donne di campagna, spesso analfabete, dedite alla fatica dei campi e alla famiglia. Sapevano, però, distinguere tra fascismo ed antifascismo. A piedi e in bicicletta, tutti i giorni, battevano le campagne e insistevano sull’importanza del voto: parlavano di democrazia e di diritti nonostante gli uomini fossero poco propensi a sentir parlare le donne di cambiamenti e di politica.

Così, con gli occhi emozionati, adornate dai più eleganti vestiti come se fossero state invitate ad un matrimonio, con i figli in braccio, quelle mamme elettriche italiane, con quella penna, presero una decisione: le più conservative decisero di porre la propria X sulla monarchia, poiché sinonimo di sicurezza e tradizione, mentre le più coraggiose decisero di voltare pagina, decisero di non dare più fiducia a quella Corona che favorì l’ascesa al potere del regime fascista che aveva portato l’intero Paese alla rovina. Fu un evento capace di generare una trasformazione epocale che spalanca la porta a provvedimenti di garanzia della parità di genere, almeno sul piano formale.

Maria Federici, Lina Merlin, Teresa Noce e Nilde Iotti entrano a far parte della Commissione di 75 membri incaricata di elaborare e stendere il testo della nuova Costituzione repubblicana. All’intervento della socialista Lina Merlin si deve la specifica sulla parità di genere inserita nell’articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di SESSO, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Quello fu il giorno in cui le donne italiane hanno segnato la storia ed hanno conquistato, con le loro stesse forze, diritti che nessuno voleva concedere loro poiché considerate inferiori ed incapaci.
Ecco perché il 2 giugno è una festa di conquista, di lotta e di sacrificio. Ecco perché è una data simbolo di libertà, di conquiste civili e politiche. Ci si arrivò subendo oppressioni, violenze, due guerre mondiali.

Ecco perché, questo giorno di festa, nonostante quest’anno lo viviamo in un’atmosfera incerta che il Covid-19 ci ha donato, non dovrebbe esser strumentalizzato: è la festa della Repubblica, non quella della passerella politica. E’ la festa di tutte le donne italiane, è la festa della libertà, della conquista e della lotta di cittadino italiano. Trovo sterili ed inutili le polemiche che, negli ultimi giorni, si sono imperversate nei vari giornali: oggi dovremmo abbandonare ogni bandiera di partito ed urlare, a squarciagola, ringraziando quei 12.717.923 italiani che il 2 giugno 1946 decisero di farci il regalo più bello del mondo!

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovane imprenditrice trapanese e studentessa di scienze politiche animata da un entusiasmo senza confini. Nata in Sicilia, in una terra ricca di storia e di bellezza che, purtroppo, continua a non permettere ad una giovane ragazza dai tratti normanni di potersi esprimere, di poter lottare, di poter migliorare quell'angolo di paradiso in cui vive. Vivo una realtà che ha provato, più volte, a tapparmi le ali, a scoraggiarmi, ad ammutolirmi senza, però, alcun risultato: il verbo arrendersi non fa parte del mio dizionario. Caparbietà e costanza sono i tratti che più amo di me.

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