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Lì dove tutto ebbe inizio- I parte

Dalla scuola di Mileto alla fisica moderna: come Talete, Anassimandro e Anassimene diedero vita alla prima filosofia. Si riparte da dove tutto ebbe inizio.

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Cari amici, buonasera e bentornati al nostro momento di riflessione, a contatto con l’unica cosa in grado di far levitare le nostre menti al di fuori di questo mondo inevitabilmente sensibile: la filosofia.

Dovete sapere che questo incessante desiderio di scoprire il mondo in ogni sua sfaccettatura, sia attraverso la filosofia, la fisica o qualunque altra disciplina (che, come vedremo, sono tutte direttamente riconducibili alla filosofia), è parte dell’uomo sin dall’alba delle civiltà occidentali, da quella magnifica terra che ancora oggi conosciamo come Grecia.

Per avventurarci in questo viaggio alla ricerca delle origini del nostro sapere (quindi della filosofia), dobbiamo ricordare che la Grecia, tra il VII e il VI secolo avanti Cristo era considerata una delle potenze più forti, specialmente grazie all’egemonia marittima che aveva sulle colonie in Italia (la cosiddetta “Magna Grecia”) e in Asia minore. I continui scambi culturali dovuti ai commerci, specialmente sulla costa, la struttura politica organizzata per poleis, il clima di democrazia e la fiorente economia spinsero alcuni commercianti di Mileto, una delle colonie ioniche, ad interrogarsi su quale fosse il senso della propria esistenza: solo uno scambio culturale così frequente come quello di un ambiente al centro del commercio internazionale avrebbe potuto fornire degli spunti adatti ad iniziare una discussione intorno alla filosofia, dove le certezze sono importanti quanto più vengono smontate e riformulate. Perché solo in quel momento le persone si resero conto di star vivendo in un mondo che non conoscevano. E in quel momento si fece strada nel cuore degli uomini la consapevolezza dell’ignoto. E scelsero di volerne uscire.

Il principio di tutte le cose

Come in questo articolo siamo partiti da dove tutto ebbe inizio, così anche i primi filosofi scelsero di partire proprio da lì: se noi oggi cominciassimo ad interrogarci sulle origini del cosmo, probabilmente ci domanderemmo: “Chi ha creato tutto questo? E quella causa prima da cosa è scaturita? Chi l’ha creata? E perché? Come ha fatto?”

Ebbene, i primi filosofi non si posero questo problema. Scelsero piuttosto di approcciarsi ad un altro interrogativo, lasciando il dilemma del creazionismo alla filosofia medievale. Per loro la vera domanda era: “Qual è il principio di tutte le cose?” Non si chiedevano come fosse nato, avevano supposto che esistesse e basta. Come a voler trovare tra gli elementi conosciuti un ordine logico, una sequenza.

Questo principio, giù in Grecia, veniva chiamatoἀρχή (archè), appunto principio, origine.

E i primi ad interrogarsi su questo dilemma furono i tre principali componenti della scuola di Mileto: Talete, Anassimandro, Anassimene.

Talete

Considerato il primo filosofo occidentale, fu il primo a riconoscere nel principio di tutte le cose un elemento naturale che ancora oggi è ritenuto alla base della vita: l’acqua. Dove c’è acqua, c’è vita. E aveva ragione a dire così: per questo motivo il ritrovamento dell’acqua su Marte ha fatto tanto scalpore, sappiamo tutti quanto l’acqua e la vita siano elementi strettamente collegati. Talete lo pensava già qualche migliaio di anni fa.

Anassimandro

Così come Talete, la materia di cui si occupò Anassimandro fu sempre la natura. Proprio per questo motivo i tre compagni di Mileto vengono anche chiamati “filosofi della φύσις ”, letto physis, che significa appunto natura. Tuttavia, a differenza di Talete e Anassimene, come vedremo poi, il principio di tutte le cose non è uno dei noti quattro elementi fondamentali, bensì il tutto, un’unica materia data dall’unione dei contrari, la fusione degli opposti. Questa materia unica e indistinta prende il nome di ápeiron, che può essere reso bene con infinito.

Conseguente a questo assioma è la colpa che gli uomini hanno avuto nella rottura di questa perfetta infinità, costretta a scindersi negli opposti che vediamo nel mondo: caldo e freddo, luce e oscurità, alto e basso, l’unità di tutti gli opposti forma l’ápeiron .

In particolare, vorrei soffermarmi sulla questione degli opposti, ponendo l’accento sulla definizione stessa: può esistere una determinata caratteristica senza presupporre l’esistenza di un suo contrario? Non può per il semplice fatto che non si può definire qualcosa che è senza distinguerla da qualcosa che non è. E nel momento in cui non vi è distinzione, quella determinata qualità non esiste.

Questo è il motivo della diversità, ma ne parleremo meglio in un altro articolo, parlando di Eraclito. Per ora, è importante capire le diversità generano conflitti, e i conflitti danno vita a nuove realtà: il fine ultimo è lo stesso da cui siamo partiti, il raggiungimento dell’infinito, una mescolanza di materia perfetta e immutabile, poco conciliabile con il metodo stesso con cui si ambisce ad esso: in accordo con i fisici, che nel XIX secolo introdussero il concetto di entropia, anche Anassimandro credeva che non si potesse riottenere, se non idealmente, il tanto bramato ordine primordiale, a cui tutte le cose tendono per necessità.

Anassimene

Come l’anima nostra, che è aria, ci sostiene, così il soffio e l’aria circondano il mondo interno”

Più vicino a Talete che ad Anassimandro, suo maestro, è il pensiero del terzo filosofo della scuola di Mileto, Anassimene.

L’archè di Anassimene era l’aria, intesa come soffio vitale (pneuma) alla base addirittura degli altri elementi. Oltre ad essere indispensabile per la nostra vita, l’aria può assumere varie forme: condensata produce il vento, rarefatta le fiamme del fuoco, può divenire acqua o ancora terra e pietra. Altri filosofi, in seguito, attribuirono un ulteriore significato allo pneuma di Anassimene: il concetto di nous, che come vedremo poi rappresenta lo spirito dell’uomo.

In attesa di martedì prossimo, vi lascio con una riflessione su un filosofo che verrà trattato la prossima settimana: “Possiamo distinguere gli oggetti ideali da quelli sensibili? E possiamo considerare i primi immutabili?”

La prossima settimana Giulio vi spiegherà come e perché.

Gaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata nel 2001, ho frequentato il liceo scientifico a Viterbo e ora studio Lettere moderne a Bologna. Ho iniziato a lavorare per La Politica del Popolo come correttrice di bozze e ora gestisco la rubrica di filosofia del martedì.

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