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#IMSTILLALIVE: Non solo negli Stati Uniti

La morte di George Floyd genera violente proteste, ma impone anche di ripensare al razzismo in Europa e nel nostro paese.

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di Abril K. Muvumbi

Neanche tre settimane fa vi scrivevo della situazione degli afroamericani e di come il razzismo istituzionale li opprima. Il 25 Maggio 2020 abbiamo assistito ad una tragedia che ci ha profondamente scossi, l’omicidio di George Floyd. Dieci minuti di video in cui io, da afrodiscendente, mi sono sentita inutile. Ero paralizzata di fronte ad uno schermo a guardare un uomo che poteva essere mio padre, venir ucciso lentamente mentre urla di non riuscire a respirare. Floyd è stato ucciso da quattro agenti di polizia, che sono stati individuati e ora andranno a processo. Mi preme puntualizzarlo, perché non capita a tutti, molti non vengono puniti per i crimini che commettono.


Quel video non l’ho guardato solo una volta, perché la prima volta credo di essere stata così tanto sopraffatta da non aver nemmeno capito che cosa fosse successo. L’ho guardato tre volte e l’ho fatto vedere a mio padre che era ancora sveglio. E’  stato veramente doloroso. Le emozioni provate erano di impotenza, rabbia e stanchezza. Stanchezza perché George Floyd non è il primo e non sarà l’ultimo. Perché quel ginocchio che premeva sul suo collo è esattamente come si sente ogni afrodiscendente nel mondo: soffocato.
Non riusciamo a respirare.

I GIORNI A SEGUIRE

I giorni a seguire sono stati di fuoco, letteralmente. La comunità afroamericana ha deciso che non era più tempo per fare proteste pacifiche. Molti attivisti si sono alzati, celebrità, aziende come Nike e Adidas. Insomma, il mondo ha deciso che “enough is enough”. Ciò che abbiamo visto, non può continuare ad accadere nel 2020. Sono state organizzate grandi proteste in tutti gli Stati Uniti d’America, represse con la forza da parte delle forze dell’ordine. Il Presidente Trump ha inizialmente tweettato che la morte di Floyd era orribile e che si sarebbe fatto qualcosa, ora però ha dato indicazione di fare tutto ciò che è necessario per reprimere le proteste. Ma non tutti ci stanno. Alcuni agenti hanno deciso di stare dalla parte di chi protesta, perché ciò che hanno visto non rappresenta il ruolo. Le forze dell’ordine in uno Stato democratico hanno il compito di proteggere i propri cittadini.

Alcuni governatori, come Gavin Newsom, Governatore della California, hanno espresso il proprio dissenso nei confronti degli ordini del Presidente del sistema americano nato razzista e che non si è mai realmente evoluto. Gli Stati Uniti d’America, baluardo della democrazia Occidentale, hanno ora il grande compito di capire se realmente vogliono cambiare sistema. Questo, guarda caso, coincide anche con le elezioni presidenziali che vedono il Repubblicano Donald Trump contro il Democratico Joe Biden, che ha alle sue spalle l’essere stato Vice-Presidente di Barack Obama.

discorso dell’ attivista tamika mallory – nowthis news

IN EUROPA

Questa vicenda, però, ci ha costretti anche a ripensare alla nostra società europea e infine italiana. Moltissime persone si sono indignate e hanno dato contro al sistema statunitense. Ma da noi? L’indignazione nei confronti di quello che capita da noi non è mai stata così tanta. Anche da noi le persone muoiono per mano del razzismo: ricordiamoci di Idy Diene e Emmanuel Chidi Hamdi. In Italia il tema dell’immigrazione non vuole ancora essere affrontato in seria e oggettiva, perché bisogna pensare “prima agli italiani”. Ma non bisogna pensare ai “nuovi italiani”, perché potrebbero minare l’italianità del paese.

Continuiamo a lasciare invisibili chi riesce ad arrivare coi barconi, li costringiamo a vivere in dei campi profughi senza dare loro alcuna dignità e possibilità di crearsi una nuova vita. Senza dimenticarci in ultimo delle persone che continuiamo a lasciar morire in mare. Insomma, anche da noi, il razzismo uccide. Non pensiamo che il nostro paese sia assolto dai suoi peccati, perché ne ha tanti. L’Italia ha la grande possibilità di non trasformarsi in paesi come la Francia e le sue banlieues, ma deve volerlo. La modernizzazione e l’innovazione del paese deve andare di pari passo con l’inclusione sociale e serie politiche migratorie che inizino dall’entrata nel paese di un individuo, al suo inserimento nella società e conseguente cittadinanza. 

LA PAROLA AGLI AFROITALIANI

Molti influencer e attivisti afroitaliani hanno alzato la voce e si sono mossi in solidarietà alla comunità afroamericana, ma anche per far emergere i problemi che abbiamo qui.
Afroitalian Souls, Bellamy, Oiza Q. Obasuyi, Esperance Hakuzwimana Ripanti, Tia Taylor, Macy, Ada Ugo Abara, Tommy Kuti, Louis Pisano, Andi Nganso e tanti altri.
Tra questi, Victoria Oluboyo, Anass Hanafi ed io abbiamo deciso di fare la nostra parte creando la pagine di #ImStillAlive. La pagina nasce per ridare voce e ricordare le vittime morte per mano del sistema razzista, sia negli Stati Uniti che in Europa. Ricordarli significa renderli immortali, è una maniera per non far vincere chi li ha uccisi. Ricordarli è per ricordare a noi in che mondo siamo e che dobbiamo fare meglio. Ricordarli significa ridargli vita. La pagina ha però anche l’obiettivo più alto di essere veramente efficace, facendo realmente conoscere la situazione degli afrodiscendenti e pensare a cosa si possa fare. Abbiamo ottenuto il supporto dell’ Intergruppo Anti-Racism and Diversity del Parlamento Europeo, dello European Forum Of Muslim Women e tante altre personalità illustri sia americane che europee.
Lavoreremo per mandare avanti questo progetto e cambiare il nostro paese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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