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Ambiente

Luca Talotta:”Cerchiamo di comprendere che ci sono strade alternative, prima arriviamo e prima staremo bene”

Cosa si intende per mobilità sostenibile? A che punto è l’Italia e soprattutto quali sono i piccoli suggerimenti che nel quotidiano ognuno di noi può mettere in pratica?

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Oggi non si può non parlare di ambiente, non farlo sarebbe davvero da ipocriti. Per troppo tempo questa tematica è stata trascurata o usata per soli fini di propaganda. Bisogna considerare, quando si parla di ambiente, che la tematica ambientale è davvero molto complessa in quanto comprende diversi settori con differenti conseguenze. Per parlare di ognuno di questi settori alla base vi deve essere una caratteristica comune: la competenza.

Proprio per questo abbiamo parlato di mobilità sostenibile con Luca Talotta, giornalista e blogger, un comunicatore di spicco per i temi della sostenibilità ambientale specie applicata al mondo Automotive.

  • Nel 2019 è stato premiato da Greenstyle e inserito nella Top Italian Green Influencers per quanto riguarda la categoria “mobilità sostenibile”. Secondo lei quali importanti passi avanti ha fatto l’Italia nella mobilità sostenibile?

L’Italia ha fatto molti passi avanti: come molti altri stati, l’Italia partiva da zero essendo uno dei tanti Paesi che comunque si è affacciata su questo settore abbastanza in ritardo. Le politiche governative di incentivi nel corso degli anni hanno avvicinato un po’ le persone a questa tematica e quest’ultime hanno portato alla creazione di una mentalità un po’ più green.

  • Come ci posizioniamo rispetto al resto del mondo?

Siamo ancora nelle retrovie, però è un percorso lungo di crescita che di certo non si fa dall’oggi al domani. Come dicevo è una questione soprattutto di mentalità perché noi siamo abituati per esempio ad avere un auto di proprietà, siamo molto legati al diesel… Nel nostro Paese, per diverse motivazioni, appena vediamo un auto elettrica o anche semplicemente ibrida storciamo un po’ il naso. La nuova generazione diciamo è molto affine a queste tematiche anche per le discussioni sui cambiamenti climatici che sono all’ordine del giorno.

  • Per quanto riguarda le auto elettriche: non crede che i costi siano un po’ troppo elevati e di conseguenza rendano impossibile una diffusione di massa?

Al momento sono ancora elevati anche se comunque presentano notevoli vantaggi su un lungo periodo: una macchina elettrica ha bisogno di poca manutenzione, il bollo non si paga, pensiamo già a quanto si risparmia solo per quanto riguarda il rifornimento. I vantaggi ci sono sul lungo periodo, per ora non ci sono al momento dell’acquisto perché le auto sono ancora un po’ costose. Ma quando ci sarà una produzione di massa e queste andranno a sostituire le auto a benzina o diesel vedrete che cambierà anche il costo.

  • Per far abbassare i costi secondo lei, bisognerebbe fare degli accordi a livello globale oppure incentivare maggiormente la produzione in modo da abbassare i costi per la competitività tra le varie aziende?

No, serve semplicemente un passo avanti da parte delle case automobilistiche. Cosa che di fatto aveva iniziato ad avvenire in questo 2020 che poi si è dovuto ovviamente interrompere a causa della pandemia. Le maggiori case avevano avviato un investimento massiccio nella vendita e nella distribuzione delle auto ad alimentazione sostenibile. Quando ci sarà questa svolta, ormai penso dovremo aspettare almeno il 2021, allora lì ci saranno dei grossi cambiamenti.

  • Secondo l’ICity Rank 2019, la classifica delle città italiane con la mobilità più sostenibile, in testa vi sono per esempio Milano, Venezia, Firenze… Molto meno sostenibile è invece la mobilità al Sud Italia. La città che si piazza meglio nella classifica è Cagliari al 26esimo posto. Questo perché secondo lei?

Per due motivi fondamentalmente: in primo luogo è una questione di mentalità, non ce ne vogliano le persone del Sud, ma ragionamenti riguardo a investimenti anche in ricerca e sviluppo o comunque nella voglia di provare qualcosa di diverso e più sostenibile per l’ambiente si fanno soprattutto al Nord. E quando parlo di Nord mi riferisco soprattutto a Milano. L’altra motivazione riguarda la situazione economica del Paese: come dicevamo prima le auto ad alimentazione differente sono molto più costose: è assai più probabile che una persona di Milano, Torino o Bologna possa permettersela piuttosto che una persona di Taranto.

  • Quando si parla di mobilità sostenibile di solito si pensa ai trasporti pubblici, alle auto elettriche però anche le biciclette sono molto importanti. Secondo una classifica recente, la città più bikefriendly d’Italia è Ferrara con 1,14 m di piste ciclabili per abitante, seguita da altre città del Nord. Anche qui vediamo che le città del Sud Italia si posizionano nelle retrovie: cosa si potrebbe fare per incentivare l’uso delle biciclette su tutto il territorio nazionale?

Per prima cosa magari provare a incentivare l’utilizzo del car sharing, in questo caso sostenibile, anche nelle città del Sud. Il vero problema è che in questo momento non ci sono alternative all’auto privata nel Sud Italia. Io direi che ci sono i servizi di pubblica utilità ma non hanno “la potenza di fuoco” che hanno al Nord. Questo potrebbe essere un primo tassello sul quale lavorare. Seconda cosa: è assai difficile dire quale possa essere una chiave di volta perché molto dipende dall’operato del singolo.

Ci deve essere una voglia da parte delle persone di informarsi e di scoprire che cosa il mondo di oggi ci può offrire. Questo è anche quello che dico sempre anche quando faccio corsi di formazione:

“Ragazzi, non fermiamoci a guardare semplicemente quello che il mondo ci sta offrendo, ma cerchiamo di comprendere che ci possono essere delle strade alternative che magari qualcun altro non ha ancora battuto, perché prima arriviamo e prima staremo bene”

  • Secondo lei quali misure sono prioritarie nel campo della mobilità sostenibile da attuare a livello europeo?

Quando si parla di Europa c’è sempre uno scontro, perlomeno tra chi deve decidere, chi deve finanziare gli interventi e così via… Io penso che sarebbe bello avere un piano interconnesso tra i diversi Paesi. Per esempio io potrei non avere un auto di proprietà ma fare del car sharing per andare da Milano a Stoccolma solo ed esclusivamente con un servizio che mi offra mobilità sostenibile. In questo momento mi sembra però, oltre ad avere dei problemi più stringenti, in Europa non ci sia una grande visione collettiva ed uniforme su questo problema.

  • Quanto è importante la mobilità sostenibile per cercare di ridurre l’inquinamento?

E’ molto importante, non è ovviamente la soluzione a tutti i mali perché, inutile negarlo, l’inquinamento da mobilità c’è, ma è soltanto una parte di un programma molto più complesso. Sarebbe bello vedere le città che partono dal creare sostenibilità già dai mezzi pubblici: per esempio degli autobus completamente elettrici girare nelle nostre città e lì vedremmo già un abbassamento notevole delle emissioni inquinanti.

  • Quale città secondo lei a livello europeo può essere presa da modello?

Ce ne sono diverse nonostante non se ne parli spesso: io per esempio sono stato diverse volte ad Amsterdam, ma anche Lione ha un buon sistema di mobilità urbana sostenibile. E’ molto più difficile creare una mobilità sostenibile in metropoli come Parigi, Milano, Londra . Però chiaramente più si va a Nord, dove vi sono delle politiche sociali differenti, più ci sono città virtuose oltre ad Amsterdam, per esempio anche Stoccolma ha una mobilità alternativa molto molto sviluppata.

  • Di solito vengono prese come punto di riferimento sempre le grandi città, non crede che in questo caso a dare l’esempio possano essere i piccoli Paesi, dove però, anche se l’estensione è abbastanza esigua, certe volte vi sono più mezzi dei singoli abitanti…

Si, è vero. Qui si potrebbe creare qualcosa di molto bello anche perché più lo spazio è piccolo, più è facilmente gestibile, è inutile negarlo. Nonostante questo in questo momento non mi sembra di vedere nemmeno la volontà da parte degli enti locali per provare a fare questo sforzo. Ci sono però anche grosse aziende che stanno portando avanti dei progetti molto interessanti come il sistema di E-Vai di ferrovie Nord. Un sistema molto interessante che in questo momento non ha grande diffusione ma comunque è un progetto per creare sostenibilità anche al di fuori della cerchia delle grandi città decisamente all’avanguardia.

  • In quest’importante transizione qual è il ruolo dei giovani?

Il ruolo dei giovani deve essere trainante. Io vedo che ci sono molte associazioni create da millennials che affrontano questo tema quotidianamente con grande impegno e di questo sono molto contento perché il mondo di oggi è soprattutto il mondo di domani che noi lasceremo ai nostri figli, ai nostri nipoti… Quindi ben vengano questi giovani. Il loro problema è che sono pochi e sono spesso dei gruppi sparuti senza un coordinamento nazionale. Sarebbe bello avere questi gruppi in tutte le città o comunque all’interno di una ragnatela molto ramificata su tutto il territorio nazionale.

  • Lei che è un esperto di mobilità sostenibile: quali piccoli consigli può dare ai nostri lettori da attuare giornalmente?

Io per esempio cerco di utilizzare la macchina il meno possibile e quando devo fare degli spostamenti medi, magari da una parte all’altra della stessa città, cerco di utilizzare dei mezzi comunque sostenibili. Abito a Milano, quindi sono un po’ più fortunato rispetto ad altre persone, utilizzo il car sharing elettrico, utilizzo lo scooter sharing elettrico, cerco comunque di dare il mio contributo. Fare questo vuol dire ovviamente essere dei granelli di sabbia all’interno di una spiaggia grandissima, ma è chiaro che la spiaggia si costruisce con i granelli di sabbia.

Quindi tutti noi dobbiamo portare avanti queste politiche oltre a quelle legate al consumo dell’acqua, di altri materiali, raccolta differenziata… Dobbiamo impegnarsi seriamente e soprattutto non perdere mai di vista il nostro obbiettivo che è quello di cercare di convincere anche le persone con una visione diversa della nostra, che quella che noi stiamo portando avanti potrebbe essere la via del futuro.

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Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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