Connect with us

L'Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna

Mal comune senza gaudio: le terapie di conversione

Le terapie di conversione sono un male che affligge il popolo arcobaleno a livello mondiale, ma alcune nazioni stanno modificando le cose.

Published

on

C’è una famiglia unita e felice, prima. Un ragazzo in lacrime che confessa di essere omosessuale. Il rifiuto e la costrizione a frequentare una terapia di conversione in un gruppo cattolico, dopo. È Boy Erased, film americano del 2018, basato sulle memorie di Garrard Conley, attivista omosessuale americano, riuscito a sopravvivere all’inferno del lavaggio del cervello a cui era stato sottoposto dalla famiglia cattolica. 

È una storia vera. È una storia di tanti e tante persone lgbtq. È una storia che si ripete ovunque. Un mal comune senza gaudio che investe il popolo arcobaleno. 

La Francia

Mercoledì la deputata francese Laurence Vanceunebrock, ha depositato una proposizione di legge per interdire queste terapie riparative, prive di fondamento scientifico, che vogliono trasformare l’identità di genere o l’orientamento sessuale di una persona. Laurence Vanceunebrock ha anche denunciato la presenza di terapie riparative che si utilizzavano durante la Seconda Guerra Mondiale nella Resistenza: come l’elettroshock, con successiva iniezione di valium dopo un quarto d’ora, che causava gravi perdite di memoria o depressione.

Ma ci sono anche gli esorcismi, i matrimoni forzati, l’ipnosi, e chi più ne ha più ne metta. Un quadro allarmante, considerando anche che in Francia – così come in Italia – non esiste un report approfondito sulla quantità e varietà di terapie di conversione. In America, uno studio del 2018, ha stimato che ci siano ben 700.000 vittime lgbtq

L’India

In India il 12 maggio, una ragazza bisessuale di appena 21 anni, Chinnu Sulfikar, si è suicidata dopo aver subito una terapia di conversione, a base di farmaci pesanti. 

Nonostante la perentoria condanna mondiale dell’Ordine degli psicologi e psichiatri, e dell’OMS, queste aberranti pratiche continuano, giustificate da un’omofobia planetaria che investe persone di qualunque cultura, religione, strato sociale. Come affermò nel 2000 l’Assemblea Generale della Norwegian Psychiatric Association:

“L’omosessualità non è né un disordine né una malattia, e perciò non può essere sottoposta a nessun trattamento. Un “trattamento” con l’unico scopo di cambiare l’orientamento sessuale da omosessuale ad eterosessuale dev’essere considerato una negligenza etica, e non ha nessuno spazio nel sistema sanitario”.

A Maggio la Germania e l’Albania si sono adeguate a questa linea, approvando leggi che vietino la possibilità di praticare simili violenze. 

In Italia che succede? 

Possibile LGBTI+, insieme a tanti altri attivist* italian*, ha inviato un appello al Governo Italiano affinché provveda quanto prima a legiferare in tal senso.

“Se lo Stato punta a tutelare tutte le persone, compresa la comunità LGBTI+, – si legge nel testo – con l’idea che vi si identifica meriti gli stessi diritti garantiti a ogni persona, deve vietare delle pratiche che si fondano sul presupposto che l’orientamento sessuale o l’identità di genere siano patologie. Un presupposto che non trova alcun fondamento scientifico visto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha eliminato dalle malattie mentali l’orientamento sessuale e ha depatologizzato la transessualità”.

In questo momento si sta ancora discutendo su una legge contro l’omofobia, chissà che magari riescano a farci rientrare anche un bel divieto contro queste pratiche, fin troppo comuni pure in Italia, come dimostra una recente indagine di Neg Zone

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Una nuova collaborazione a tinte arcobaleno della Politica Del Popolo, direttamente dal suo blog omonimo: l’Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna. Una rubrica lgbtq sulla realtà contemporanea.

Trending