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Il Brasile e un Presidente senza speranza

“Mi dispiace per i decessi, ma moriremo tutti, è la fine di tutti noi” queste le parole del Presidente Bolsonaro che hanno sconvolto il Brasile e l’intera comunità internazionale.

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Mi dispiace per i decessi, ma moriremo tutti, è la fine di tutti noi” queste le parole del Presidente Bolsonaro che hanno sconvolto il Brasile e l’intera comunità internazionale.

Questa la risposta del Presidente, come riporta l’agenzia ANSA, alle domande di alcuni sostenitori che si erano radunati davanti al palazzo presidenziale di Brasilia, cercando conforto. Così il messaggio “Abbi fede che cambieremo il Brasile“, rivolto ad uno dei presenti, è passato immediatamente in secondo piano.

Ma qual è attualmente la situazione in Brasile? Come si sta affrontando l’emergenza sanitaria?

Il Brasile, con 210 milioni di abitanti, è il secondo Paese al mondo per numero di casi, dopo gli Stati Uniti, e il quarto per decessi, dopo Stati Uniti, Regno Unito e Italia. Gli ultimi dati del Ministero della Sanità parlano di 590.000 contagi dall’inizio dell’emergenza e 32.688 decessi. Lo stato più colpito è quello di San Paolo con 123.483 casi e 8.276 morti, seguito – secondo i dati della Johns Hopkins University – da Rio de Janeiro con 59.240 contagi e 6.010 decessi. Dopo un mese senza nuovi contagi, anche nell’arcipelago di Fernando de Noronha, uno dei paradisi turistici del Brasile nell’Oceano atlantico, tornano nuovi casi asintomatici, come riporta il Segretario alla Salute dello stato di Pernambuco, Andrè Longo. Tuttavia, nonostante i numeri allarmanti, Bolsonaro continua a preferire una strategia morbida, se non superficiale, al contenimento del virus. Sono vietate sia le norme di distanziamento fisico che i dispositivi di protezione, ritenuti inutili e dannosi per la tenuta del sistema economico.

Sono i rumori degli scavatori ad interrompere il silenzio straziante nelle nuove aree cimiteriali di Vila Formosa, a San Paolo, e Parque Tarumã a Manaus, delle vere e proprie fosse comuni divenute simbolo della pandemia. A fine Aprile, lo stesso Bolsonaro rispondeva “Non sono certo un becchino” (…) “il 70% della popolazione sarà contagiata e non c’è modo di fuggire da questa realtà” ad un giornalista che cercava chiarimenti sul numero reale dei morti.

A preoccupare la comunità internazionale è soprattutto la situazione nelle favelas, dove la mancanza di acqua corrente e servizi essenziali nella maggior parte delle realtà abitative rende ancora più difficile la gestione dell’emergenza. Tra criminalità organizzata e rappresaglie cruente della polizia, c’è un Brasile abbandonato a se stesso.

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Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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