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Maxiprocesso: le persone e le storie. Cosa Nostra e la sua organizzazione interna

Per lo più ignota fino alle rivelazioni di Tommaso Buscetta a Giovanni Falcone, la potente mafia siciliana aveva una struttura piramidale molto rigida. Al vertice, la famosa Cupola.

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In realtà non si chiamava Cupola, ma Commissione. Lo disse Tommaso Buscetta a Giovanni Falcone nei due mesi di confidenze-fiume che il collaboratore di giustizia fece al magistrato. Nella segretezza più totale, per colpire di sorpresa la più potente mafia siciliana una volta ricostruita la sua struttura interna. Poi la narrazione giornalistica ha fatto la sua parte ed il vertice di Cosa Nostra è diventato la Cupola; il processo che sarebbe iniziato nell’aula bunker dell’Ucciardone da lì a qualche anno è passato alla storia come il Maxiprocesso

Cosa Nostra organizzazione interna
L’aula bunker del carcere dell’Ucciardone a Palermo

Ed in effetti le dichiarazioni di Buscetta (e successivamente quelle di Salvatore Contorno, un altro collaboratore di giustizia che si era visto assassinare 35 persone tra parenti ed amici) permisero al Pool antimafia di Palermo coordinato da Antonino Caponnetto di imbastire un processo imponente, come mai si era visto prima. Di certo proporzionato all’imponenza del fenomeno mafioso, modello che nel frattempo era stato esportato all’estero e che, come sappiamo, resta solido ancora oggi. Incrociando le parole dei pentiti-ma-non-pentiti con i report della Polizia ed i risultati delle indagini bancarie (Follow The Money, lo spesso dimenticato Metodo Falcone), tra il settembre e l’ottobre 1984 il Tribunale di Palermo emise prima 366 ordini di custodia cautelare, poi 127 mandati di cattura (tipologia procedurale oggi abrogata) e 56 ordini di arresto. Il blitz di San Michele, anticipato al 29 settembre per paura di un’eventuale fuga di notizie, permise di catturare più di due terzi dei ricercati e dimostrò alla mafia ed alle istituzioni italiane e straniere che i magistrati di Palermo facevano sul serio. 

Ma com’era l’organizzazione interna di Cosa Nostra, rivelata a Falcone dai collaboratori di giustizia? Era una struttura rigidamente piramidale, gerarchica, organizzatissima. Ed il Pool antimafia lo aveva capito già nel 1984. Così si legge nella Relazione semestrale della Direzione Nazionale Antimafia del 1992, a pochi mesi dalla strage di Capaci: “Le dichiarazioni dei maggiori collaboratori della giustizia provenienti dai ranghi della magia siciliana – Tommaso Buscetta, Salvatore Contorno, Antonino Calderone e Marino Mannoia – e le indagini citate del pool antimafia si sono dimostrate assolutamente concordi nell’individuare l’esistenza di una associazione formale e segreta tra esponenti della criminalità mafiosa siciliana, dotata di norme di condotta, organismi decisionali, ruoli funzionali, piani di azione e procedure di ammissione nettamente definiti.” E ancora: “(…) scopo di Cosa Nostra è la protezione e la promozione degli interessi, leciti ma soprattutto illeciti, dei suoi affiliati in campo economico, politico e sociale, nonché la regolazione dei conflitti interni. Caratteristica fondamentale di Cosa Nostra è la sua tendenza al confronto da pari a pari con lo Stato e i suoi rappresentanti, nonché all’infiltrazione in esso, tramite relazioni occulte con esponenti dei suoi apparati e degli organismi elettivi, fino alla neutralizzazione, tramite corruzione o violenza, di chiunque si opponga al suo strapotere.”. 

Cosa Nostra organizzazione interna

Alla base della piramide di Cosa Nostra c’era la famiglia, solitamente composta dagli abitanti di un paese o di una borgata. Famiglia intesa in senso ampio, in senso mafioso. Tre o più famiglie costituivano un mandamento (ad esempio Tommaso Buscetta faceva parte di quello palermitano di Porta Nuova), ed ogni mandamento sceglieva un suo capo. I capi-mandamento, che geograficamente rappresentavano le province in cui Cosa Nostra aveva il comando, erano quelli incaricati di ritrovarsi in Commissione interprovinciale, il luogo in cui veniva presa ogni decisione, si decretavano la vita e la morte. La Regione, la Commissione regionale. Insomma, la Cupola

La storia della Cupola veniva da lontano, dagli anni ’50: creata da Andrea Fazio, boss di Trapani, non resistette alla prima guerra di mafia. Fu poi ricostituita nel 1975 da Giuseppe Calderone, capo della famiglia di Catania, ucciso qualche tempo dopo dai Corleonesi, che ne presero il comando accordandosi con Michele Greco e contrapponendosi alla fazione dei palermitani: così diedero avvio al loro strapotere. La piramide, che da una parte garantì controllo e precisione di movimento, punti di forza di Cosa Nostra che la resero così difficile da colpire, costò la vita a tantissimi uomini di mafia. Nel 1984, quando il Pool antimafia scoprì la natura della Cupola grazie ai collaboratori di giustizia, ne aveva assunto il comando Salvatore Riina detto Totò, il capo dei capi della famiglia dei Corleonesi, il più sanguinario di tutti. Della sua vita e degli innocenti che ha condannato a morte parleremo il prossimo mercoledì. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Laureata in Giurisprudenza all'Università di Bologna, alunna della Scuola di Politiche, attualmente vivo a Roma, dove ho frequentato un master in Istituzioni parlamentari che mi ha portato a lavorare per qualche tempo alla Camera dei deputati. Appassionata di cinema e politica, le mie radici sono a Rimini, città di Federico Fellini.

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