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Ambiente

Tessa Gelisio: “Oggi, rispetto a prima, per essere green non c’è bisogno di fare rinunce”

Durante la pandemia si è parlato delle conseguenze del lockdown sulla natura. Ma ora cosa comporteranno le nostre azioni? Ne parla Tessa Gelisio.

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L’ambiente è una delle cose più preziose che abbiamo, perché ci fornisce ciò di cui viviamo. Durante la pandemia si è spesso parlato di impatto ambientale e delle conseguenze che il lockdown ha avuto sulla natura. Ma ora che tutto sembra essere tornato alla normalità, quali sono le conseguenze delle nostre azioni? Che impatto avrà la nostra condotta sull’ambiente? Ne parliamo con Tessa Gelisio, conduttrice televisiva del programma culinario “Cotto e mangiato” e proprietaria del blog “Ecocentrica”.

  • Lei conduce la rubrica “Cotto e Mangiato”, in cui utilizza e valorizza prodotti tipici italiani provenienti da territori diversi. Come è nata l’idea e qual è lo scopo di questo programma?

Il programma è nato con Benedetta Parodi 12 anni fa, ma la rubrica Cotto e mangiato” nasce in un momento in cui non c’era tutta questa attenzione alla cucina e da lì è diventata una rubrica di enorme successo. Ora contiene tutta una serie di ricette che possono aiutare ad organizzare pranzi in famiglia, semplici idee per gestire la quotidianità.

  • So anche che gestisce un blog chiamato Ecocentrica, in cui parla di ambiente ed ecologia, spiegando come scegliere uno stile di vita ecologico che possa avere benefici anche per se stessi. Quest’idea com’è nata? Qual è la sua missione?

È nata con l’idea di aiutare le persone a capire quali sono le abitudini quotidiane che possono avere un grande impatto positivo per l’ambiente, perché le problematiche ambientali sono date dal comportamento di quasi 8 miliardi di persone: infatti se tutti ci comportassimo bene il risultato si vedrebbe. Quindi dovremmo tutti cambiare le nostre abitudini, perché solo così si può risolvere il problema ambientale, che – non dimentichiamoci- riguarda ognuno di noi.

  • Leggendo alcuni articoli sul sito, mi ha colpito in particolare uno, “La fase 2 non è amica dell’ambiente”. Come da lei scritto, è vero che l’Italia, dopo questo periodo, dovrà gestire un massiccio quantitativo di rifiuti provenienti dall’utilizzo di mascherine e guanti stimato tra le 150.000 e le 450.000 tonnellate. Esiste un piano adottato dal Ministero dell’Ambiente? Secondo lei la direttiva europea per l’ecologia circolare verrà adottata entro il 2021 come previsto oppure slitterà a causa di questa emergenza che sta producendo rifiuti inaspettati e non facilmente riciclabili?

Mi auguro di sì, i segnali sul fronte ambientale da parte dell’UE sono estremamente positivi, infatti sta continuando a dire che l’emergenza covid-19 può rappresentare anche un’opportunità per ripartire con il piede giusto. L’unica scelta che abbiamo è quella di una strada verso una maggiore sostenibilità. Si presume quindi che, essendo queste le indicazioni, si investa ancora di più in tutti quei meccanismi, tra cui anche l’economia circolare.

  • Un altro tema inerente alla questione dell’usa e getta, come le mascherine, è quello degli assorbenti. Crede che lo stato possa contribuire in questo senso, fornendo delle agevolazioni per quanto riguarda l’acquisto di assorbenti biodegradabili, riutilizzabili o delle coppette mestruali?

Sicuramente dovrebbe, perché lo Stato ha in mano un arma potente: quella della fiscalità. Ha il potere di tassare e detassare, e aumentando le tasse su prodotti non sostenibili diminuirebbero le tasse su prodotti sostenibili. Questo è un esempio concreto di come si dovrebbe incentivare l’utilizzo di prodotti più green. Anche se secondo me, seppur senza l’intervento Statale, le persone dovrebbero comunque fare questa scelta più sostenibile, che spesso, ma non sempre, ha un costo iniziale maggiore, ma che poi si ammortizza nel tempo.

  • Un altro tema è quello degli sprechi alimentari, in particolare ha pubblicato un articolo che parla degli sprechi durante la pandemia. Può dirci qualcosa di più in merito all’argomento?

Quello dello spreco alimentare è un tema ancora da risolvere; purtroppo molte persone sono cresciute in un’epoca storica in cui era consuetudine lasciare il cibo avanzato nel piatto perché si arrivava da secoli di fame e il benessere aveva portato anche a questa ostentazione del fatto che uno si possa permettere di lasciare del cibo nel piatto perché non c’è più un problema di rifornimento. È una questione culturale che deve cambiare. Per me è impensabile lasciare nel piatto qualcosa. Ma è un cambiamento che deve iniziare.

  • Un altro campo dove sicuramente si può fare di più è quello della moda eco-friendly, che può sicuramente avere un grande impatto. Può spiegarci cos’è?

La moda è un settore ad alto impatto ambientale perché per produrre i materiali si inquina molto, siano essi sintetici, quindi derivanti dal petrolio, sia che siano fibre naturali. Quelle naturali hanno sicuramente un impatto minore, anche considerando che ad ogni lavaggio le fibre sintetiche rilasciano delle microfibre che vanno poi a disperdersi in mare e a inquinare. Un’altra cosa fondamentale è scegliere prodotti che in fase di produzione hanno un minore impatto ambientale, che sono quelli ottenuti da cotone e altre fibre naturali coltivati in maniera biologica, utilizzanti delle tecniche di colorazione sostenibili e da processi produttivi che non sfruttano i lavoratori.

Detto questo, il prezzo inevitabilmente sale, ma dobbiamo essere capaci di scegliere capi che inevitabilmente costano di più, al netto delle marche, evitando il fast fashion: invece di comprare diversi capi ogni stagione destinati a durare pochi mesi perché di bassa qualità, è preferibile comprarne di meno, ma che durano anni perché di qualità più alta. Anche questo è un approccio culturale che deve cambiare: comprare meno, ma comprare meglio. Questo sarà più difficile specialmente per i giovani: i ragazzi devono trovare la forza di essere diversi, di non omologarsi e avere un proprio stile che sia coerente con valori etici e morali.

  • A proposito dei giovani, sappiamo quanto sia importante il nostro coinvolgimento. Per questo volevo chiederle: è possibile coinvolgere ancora di più i giovani in queste tematiche?

Per me non è facilissimo interfacciarmi con una generazione che non conosco minimamente, non avendo figli né altri conoscenti, quello che posso dire è che c’è una sensibilità nella vostra generazione che per me è meravigliosa e che quando io avevo la vostra età non c’era. Da giovane ero una delle pochissime persone che si occupava di questi temi. Tra l’altro perché figli di genitori ambientalisti. Il fatto che ora così tanti giovani siano attenti all’ambiente è una cosa meravigliosa. Quello che più persone dovrebbero capire è che l’ambiente è una delle cose più importanti della loro vita: è l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo e il cibo che mangiamo. Queste tre priorità del benessere ce le fornisce un ambiente sano.

L’uomo non è in grado di ottenere aria, acqua e cibo puliti se l’ambiente non è sano. Il vostro e nostro futuro dipende dal benessere del pianeta. L’importante è avere uno stile di vita coerente con la consapevolezza che siamo artefici del nostro futuro. Oggi, rispetto a prima, per essere green non c’è bisogno di fare rinunce, perché grazie alle innovazioni tecnologiche oggi è possibile esserlo solo migliorando la qualità della nostra vita. Quindi quello che la vostra generazione deve fare è un salto in avanti a livello di stile di vita. Bisogna essere coerenti con questa idea.

  • Può dare qualche consiglio per unire benessere personale ed ecologia? Come possiamo fare qualcosa per noi stessi aiutando il pianeta al tempo stesso?

Innanzitutto, prediligere una dieta mediterranea nel vero senso del termine: frutta, verdura e cereali integrali alla base; ridurre alcune proteine che hanno un alto impatto ambientale: gli allevamenti intensivi sono molto più dannosi di quelli biologici! Per quanto riguarda l’origine, sicuramente vanno prediletti prodotti locali o in alternativa provenienti dall’Italia; per i prodotti tropicali meglio se acquistati dal commercio equo-solidale. Poi sicuramente il riciclo di rifiuti, anche se non basta: occorre evitare la produzione di rifiuti, perché non tutto può essere riciclato e non tutto viene riciclato. Altra cosa da fare è cambiare il proprio fornitore energetico: non tutti hanno la possibilità di avere dei pannelli solari, ma c’è un modo molto semplice per ovviare al problema, cioè cambiare il proprio operatore.

Ci sono dei gestori che non costano di più, il prezzo è paragonabile, ma forniscono solo energia da fonte rinnovabile, quindi a bassissimo se non nullo impatto ambientale. Un’altra cosa da fare è cambiare prodotti per pulire la propria casa e la propria persona: utilizziamo tantissimi prodotti chimici che più che pulirci ci inquinano; molti studi dimostrano che le strade trafficate sono addirittura più salubri delle nostre case. La soluzione è adottare prodotti fai-da-te, con aceto o bicarbonato, e sapone di Marsiglia, oppure prodotti eco-bio eccezionali che si possono trovare anche in commercio. Stesso discorso per i trucchi, per le creme e per gli shampoo. Se tutti seguissero questi consigli probabilmente il mondo cambierebbe davvero.

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Classe '01, frequento l'ultimo anno di liceo scientifico a Viterbo, ma coltivo da anni la passione per la scrittura. Nell'ultimo periodo mi sono resa conto di quanto sia bello poter conoscere gli altri attraverso le parole, così ho iniziato a lavorare per "La Politica del Popolo" come editor e correttrice di bozze. Inoltre gestisco la rubrica di filosofia del martedì.

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