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Election Day Italy

Si avvicina l’election day: in cosa consiste? Quali sono le speranze e le aspirazioni dei partiti della maggioranza e dell’opposizione?

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L’Autonomia è un fondamento della democrazia, ma conflitti fra istituzioni aprono fratture nella società. Non vincerà, da solo, un territorio contro l’altro”. Così dice il Presidente della Repubblica mentre celebra l’anniversario dei 50 anni dall’istituzione delle Regioni, lanciando un messaggio di unità e solidarietà al Paese perché “bisogna evitare conflitti fra istituzioni”. Il capo dello Stato ricorda che il principio di autonomia delle Regioni e degli enti locali è alla base della costruzione democratica, perché appartiene al campo delle libertà e costituisce un regolatore dell’equilibrio costituzionale.  “Non vincerà da solo un territorio contro un altro, non prevarrà un’istituzione a scapito di un’altra, ma solo la Repubblica”, conclude.

Il 20 settembre è una data baricentrica

I rischi per la tenuta del nostro sistema politico e sociale non consentono di mettere a repentaglio, con sanificazioni continue, il corso dell’anno scolastico per i nostri poveri ragazzi che mancano da scuola ormai da molto tempo. Il comitato tecnico-scientifico spiega: “a ottobre rischiamo una seconda ondata di Coronavirus”. Ecco il perché, dunque, della data ‘baricentrica’ del 20 settembre.

Election Day “Titanico”

Un election day di queste proporzioni non si era mai visto nel nostro Paese. Ciò consiste nell’accorpare le sei elezioni regionali (Liguria, Veneto, Marche, Toscana, Campania, Puglia) e il primo turno di elezioni amministrative in più di mille comuni. Il governo vuole abbinare all’election day anche il referendum costituzionale che si doveva tenere il 29 marzo. Il referendum si propone di operare un taglio di 345 poltrone (-115 senatori e -230 deputati) per ridurre i componenti del Parlamento italiano, fissati in numero di 315 senatori e di 630 deputati dal 1948.

Tattica pentastellata

Evidente il tentativo dei 5 Stelle di far passare non solo l’accorpamento delle regionali con le comunali, ma anche quello del referendum. L’obiettivo politico dei grillini è “annacquare” il quorum del referendum, assicurandosi quindi la vittoria del SÌ e credere che questo porti l’elettore a scegliere alle regionali e alle comunali (dove la lista dei 5 Stelle soffre sempre) verso il proprio simbolo. È anche un modo per allungarsi la vita da parte della maggioranza di governo: per una lunga serie di motivi (espletamento della proclamazione del referendum, validazione dei suoi effetti, obbligatorio ridisegno dei collegi elettorali per adeguarli al ‘taglio’, forse anche la nuova legge elettorale), l’ultima finestra che restava aperta per un voto anticipato va a chiudersi, perché con la vittoria del SÌ non si può votare per almeno altri sei mesi. Ad agosto 2021 inizia il semestre bianco in cui il Capo dello Stato non può sciogliere le Camere e si arriva al 2022. Quindi, per votare se ne riparla nel 2023, fine naturale della XVIII legislatura repubblicana.

Emendamento Baldelli

I frontisti del NO, cioè singoli parlamentari che hanno deciso fregandosene delle convenienze di partiti (Nannicini nel Pd, Cangini e Pagano, Baldelli di FI, il radicale Magi di +Europa e pochi altri), hanno in serbo un piccolo colpo che potrebbe risultare doloroso per il governo e per la maggioranza. Infatti il governo scoprirà che è stato ammesso un emendamento, a prima firma dell’azzurro Simone Baldelli, che chiede una cosa sensata e, all’apparenza, innocua: l’obbligo di far rispettare la par condicio nell’informazione radio-televisiva di stato e non, tra il fronte dei comitati del NO e quelli dei comitati del SÌ. Se è vero che un pezzo di maggioranza (tra dem, LeU, centristi vari del Misto e persino grillini) è disponibile a votare questo emendamento, il governo rischia di andare sotto, quindi di creare un vero strappo il che vorrebbe dire che la maggioranza è debole.

E l’opposizione?

Il centro-destra, dopo aver fatto fuoco e fiamme sul decreto legge scuola, non sembra particolarmente in vena di replicare, cioè di mettersi a fare ostruzionismo sul decreto elettorale. Fratelli d’Italia lo minaccia, la Lega lo prepara e Forza Italia lo ha preannunciato, ma si dubita che ci sarà. Da un lato la Lega di Salvini, pur di fare un torto al governatore veneto Zaia, che voleva votare molto prima, si girerà dall’altra parte (senza dire che Salvini si prepara a rompere con FI e FdI in vista delle regionali e quindi di far perdere la coalizione). Dall’altro, anche Fratelli d’Italia ha bisogno di più tempo, sempre perché Lega e FdI ormai sono in ostilità. Infine c’è FI che aveva minacciato fortemente perché contraria all’abbinamento con il referendum, ma Berlusconi ha fatto sapere ai suoi che “ora non è il caso, ma proprio per niente, di creare noie e grattacapi al governo”.

Berlusconi, la chiave di volta

Ormai è tornato al centro della scena politica e in veste di statista. Frequenti sono i dialoghi con Zingaretti e Franceschini, con cui discute di governo e legge elettorale. La strategia tende alla collaborazione con il governo, quindi col Pd, e con Conte, per gestire un momento critico come quello della ripartenza dopo il Coronavirus. Uno dei passaggi più interessanti è proprio quello relativo a Roberto Speranza, ministro della Salute e il terzo degli esponenti Pd citati con i quali Berlusconi avrebbe sempre mantenuto un dialogo aperto. Il Cavaliere ha avuto verso di lui parole di conforto quando ha saputo che Speranza stava vivendo un periodo molto stressante: “Non attaccatelo perché è una persona seria e ha una buona scuola politica”, avrebbe suggerito ai dirigenti azzurri. Parole che evidenziano il Berlusconi d’oggi. Un leader anziano che è diventato responsabile, in particolare per la sua posizione sul Mes e sulla necessità di saldare il rapporto Italia-Ue. Berlusconi è impegnato nel tentativo di costruire un dialogo con il governo e con i leader che combatte da una vita, questo ed altro per il bene dell’Italia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ho 20 anni, nato a Como, vivo a Cantù. Diplomato presso Liceo delle Scienze Umane e studio Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Milano. Mi interesso di politica da anni ma sono pienamente attivo da più di un anno. Credo nella forza giovanile, necessaria per far ripartire la nostra Italia!

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