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La libertà: tu, non gli altri

Accorgiti di te come la pioggia quando scende, è scomoda, ma da vita alla natura. Solo così troverai l’oro che c’è dentro i tuoi forzieri.

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Un mendicante se ne stava seduto sul ciglio di una strada da più di trent’anni. Un giorno passò uno sconosciuto. “Hai qualche spicciolo?” mormorò il mendicante, tendendo il vecchio berretto da baseball. “Non ho niente da darti” disse lo sconosciuto, che poi domandò: “Su che cosa sei seduto?”. “È solo un vecchio scatolone. Ci sto seduto sopra da sempre” rispose il mendicante. “Ci hai mai guardato dentro?” Chiese lo sconosciuto. “No”, disse il mendicante, “a che scopo? Non c’è niente dentro”. “Dacci un’occhiata”, insistette lo sconosciuto. Il mendicante riuscì  ad aprire lo scatolone. Con meraviglia, incredulità ed euforia vide che lo scatolone era colmo d’oro.

Questo non è un qualsiasi scatolone, spiega Eckhart Tolle, nel libro “Il potere di adesso”.  Ma è un qualcosa di ancora più vicino: dentro di noi. Molti si chiedono, perché dovrei essere io quel mendicante? Perché coloro che non hanno trovato la vera ricchezza, che è la gioia radiosa dell’essere, sono mendicanti. I mendicanti cercano sempre scapoli esterni di piacere e appagamento, conferme, sicurezza o amore, mentre hanno dentro di sé un tesoro che non soltanto include tutte queste cose, ma è infinitamente più grande di tutto ciò che il mondo possa offrire.

Che senso può avere chiedersi il senso della vita, se non si sa nemmeno le montagne d’oro che abbiamo dentro di noi? Prendiamo come esempio il meraviglioso film, tratto da una storia vera: “Into the wild”. Christopher Mccandless ( il protagonista) è riuscito a trovare se stesso grazie a un viaggio di introspezione. È riuscito ad assaporare la vita vera, prima offrendo e ricevendo da altre persone, per poi donare a se stesso,  c’era una connessione tra lui e la vera natura e la libertà estrema. Si è staccato da tutti gli attaccamenti imposti dalla società per vivere veramente, nonostante la sua voglia di scappare dalle sue radici (i suoi genitori, che non sopportava), la quale si è poi evoluta in perdono, che lo ha liberato completamente.

I passi per la libertà:

  • La prima cosa da fare per la libertà è perdonarsi e amarsi, automaticamente riceverai amore e lo saprai dare senza paure.
  • Un’ altro passo da fare è contare su di se senza dipendere da nessuno, sentirsi belli, forti, bravi, senza che qualcun’altro te lo dica. La felicità non la trovi nelle persone, ma vivendo esperienze, che aumenteranno l’oro che c’è dentro di te. Dobbiamo solo cambiare la visione del mondo, le persone le avrai sempre intorno, in tutto ciò in cui potrai fare esperienza. Abbiamo tutti assaporato la droga dell’approvazione, della stima, del successo, dell’accettazione, della popolarità e una volta ingerite quelle pillole, la società ci può pilotare come robot, premi il tasto stima e il robot si gonfia di “finito amore per sé”, premi il tasto critica e il robot lo distruggi. Per questo è importante non dipendere da nessuno, quante volte è capitato ciò?  Noi non dobbiamo essere dei mendicanti, dobbiamo essere degli eroi, per noi stessi. Facciamo morire il bisogno degli altri. Come diceva Tiziano Terziani, “non siamo mai stati così prigionieri come oggi”.
  • L’altro gradino da fare è  il non raccontarsela. “Io sono già me stesso”, “ io sono libero”, “io mi conosco”, queste sono le frasi più diffuse di una ipnosi collettiva, i parassiti della nostra mente. Il nostro bel raccontino che ci facciamo è un telo per coprire cosa c’è sotto, perché noi siamo vittime delle nostre stesse convinzioni. Quante volte è successo di non sentirsi all’altezza per esempio? “non valgo niente”, “non troverò lavoro”, “non mi amerà mai nessuno”, “tanto non c’è niente da fare”…  Questi copioni interni sono immagini che ci abitano inconsapevolmente e ogni volta che proviamo a cambiare sentiamo un fastidio, la rabbia e la sofferenza più potenti di noi. Quindi quello che ci viene automatico è scappare da ciò, ma la vera libertà sta nel vedere e avere consapevolezza delle nostre insicurezze. Usciamo dalla nostra zona comfort. Come diceva FREUD: “al di là del  principio del piacere” .
  • Ma infine il passo più importante è la consapevolezza di ogni cosa che proviamo, essere centrati nel hic et nunc (qui e ora). Noi non siamo vittime di noi stessi, se abbiamo la forza della consapevolezza.
La cosa importante è vederla, ma decidi tu se stare dentro o fuori.

Nessuno è qui per regalarti felicità, né per provocarti dolore, dipende tutto da noi e dalle nostre ferite; loro lanciano la granata, ma siamo noi ad innescarla e farla scoppiare. Per questo le persone per noi sono uno specchio, per farci guarire. Ci possono solo aiutare a vedere le cose, come lo sconosciuto col mendicante, ma spetta a noi agire. Vi siete mai chiesti perché ti da così fastidio per esempio, un’atteggiamento di una determina persona. Scommettiamo che quella azione che ha fatto, o quel comportamento, è una cosa che fai anche tu? E il motivo è sempre quello, le altre persone ci fanno da specchio, inconsciamente.  

Voi vi chiederete: ma allora nelle relazioni di coppia, dove c’è molta più intimità, che compito hanno per noi? Nelle relazioni di coppia scatta un compito evolutivo più profondo, fa sempre parte delle nostre nuove esperienze. Conosci te stesso, conoscendo l’altro, ancora più intensamente; se hai un certo tipo di consapevolezza, con l’altro diventa un valore aggiunto, e non una dipendenza come succede spesso, altrimenti ci si auto-chiude in una gabbia.  Una relazione di coppia può diventare un’opera d’arte se abbandoniamo gli schemi genitoriali, col quale abbiamo sempre convissuto. Due uccelli liberi possono solo che volare in cielo d’altronde, senza il pericolo che uno strappo le ali all’altro.

In primis dobbiamo imparare che siamo sempre noi, non gli altri, abbiamo noi la responsabilità della nostra vita e non potremo mai trovare libertà e benessere in altri. Inizia a cambiare tu, senza aspettarti che il mondo lo faccia prima di te, eliminando il copione vittimista inconscio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono una ventenne autrice di emozioni. Mi sono fatta trasportare dalla passione per la scrittura, che di conseguenza mi ha portata a frequentare la facoltà di lettere. Per continuare in un futuro a coltivare scrivendo, la mia voglia di abbattere le mura di protezione che le persone si creano per la paura di conoscere.

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